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Federalismo

La Camera di Commercio come esempio di federalismo

di Roberto Crosta  [*]
Segretario generale della Camera di Commercio di Venezia.
    
Pubblicato nell'edizione n. 4-5 del 2011



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Le Camere di Commercio rappresentano senza dubbio un esempio di federalismo riuscito a cominciare dalla loro composizione e dai mezzi del loro sostentamento, ossia dalle risorse con le quali mantengono il funzionamento della “macchina” amministrativa e, soprattutto, supportano lo sviluppo dell’economia provinciale.
 
Gli Enti camerali sono delle autonomie funzionali e di fatto costituiscono il parlamento economico della rispettiva provincia di riferimento, essendovi rappresentate tutte le varie categorie economiche, a cui vengono assegnati i seggi nel Consiglio camerale a seconda della loro consistenza, calcolata sulla scorta di tre criteri precisi e obiettivi: il numero di imprese, il numero di occupati e il valore aggiunto prodotto. Vi rientrano anche i sindacati e la cooperazione, che di diritto possono contare su un consigliere ciascuna, e l’ultima legge di riforma ha introdotto una ulteriore rappresentanza, quella degli ordini professionali.
 
Contrariamente alla maggior parte degli altri Enti Pubblici, inoltre, le Camere di Commercio non ricevono alcun contributo economico dallo Stato ma si sostengono attraverso il Diritto Annuale che sono tenute a versare le imprese iscritte nel Registro Imprese della rispettiva Camera di Commercio.
 
Si tratta di un meccanismo perfettamente federalista, in quanto queste risorse vengono poi riversate, nel nostro caso con percentuali molto alte che superano il 70 per cento, proprio per interventi economici a favore dello stesso sistema imprenditoriale locale.
 
Ma vi è un ulteriore aspetto che va sottolineato e che va nella direzione di quello che io ritengo un felice e responsabile federalismo: le Camere che “stanno meglio” sono tenute a destinare una quota del diritto annuo per il Fondo perequativo delle Camere di Commercio, in modo tale da aiutare gli Enti camerali che, trovandosi in aree meno sviluppate del Paese o avendo una dimensione piccola, non riuscirebbero altresì a sostenersi con le loro sole risorse.
 
D’altra parte, poi, è la stessa strutturazione del sistema camerale ad andare spiccatamente verso una dimensione federalista. In tal senso un ruolo cruciale è rivestito dalle Unioni regionali delle Camere di Commercio, nel nostro caso Unioncamere del Veneto, che espletano una inderogabile funzione di coordinamento rispetto agli Enti camerali della stessa regione evitando così di disperdere forze e risorse: un’azione di messa in rete che si espleta su filoni di intervento importantissimi come l’internazionalizzazione o la partecipazione a fiere, perché è chiaro che un conto è presentarsi ad un salone internazionale, penso ad esempio al Vinitaly, come provincia, un altro è farlo come sistema Veneto unito e compatto.
 
La stessa evoluzione normativa riguardante le Camere di Commercio, si veda il Decreto Legislativo 15/2010, prevede la necessità da parte degli Enti camerali di esercitare sempre più funzioni in forma associata, con il chiaro intento di razionalizzare le risorse economiche e professionali. Un’indicazione, questa, che il nostro Ente ha già recepito da tempo con numerosi progetti e servizi attuati assieme ad altre Camere – penso ad esempio al servizio di consulenza per la brevettazione e l’innovazione tecnologica attivato in collaborazione con l’Ente camerale patavino – e alla quale siamo da sempre particolarmente sensibili, anche per il fatto di essere una realtà un po’ “speciale” rispetto alle altre “consorelle” del Veneto: in quanto Camera di Commercio del capoluogo di regione, Venezia, ci competono funzioni che espletiamo per tutte le imprese venete, con particolare riferimento all’ambiente e alla tenuta dell’Albo Gestori Ambientali il quale, in virtù delle sempre maggiori competenze assegnate dallo Stato, assorbe ormai una certa fetta del nostro personale.
 
Vorrei quindi entrare, dato anche l’illustre contesto di questo convegno e le finalità della Istituzione che lo promuove, sul tema della legalità, che sta a cuore a tutti noi.
 
Lo faccio a maggior ragione in quanto sovente passa in secondo piano il fatto che una delle funzioni più delicate e rilevanti che vengono assegnate alle Camere di Commercio è proprio quella inerente alla tutela (e alla trasparenza) del mercato e dei consumatori, il che significa azioni di contrasto alla concorrenza sleale, alla contraffazione e vendita abusiva dei prodotti e molto altro ancora.
 
Abbiamo stipulato numerosi protocolli di intesa in tal senso, con la Guardia di Finanza, la Polizia municipale di Venezia, per arrivare all’ultimo, grande accordo quadro siglato di recente in Prefettura e che ha messo “in rete” tutti i soggetti preposti. La nostra Unità Operativa di Vigilanza sui prodotti negli ultimi anni ha moltiplicato gli sforzi e aumentato sensibilmente la propria operatività, sia sul piano della sensibilizzazione e della informazione, sia proprio sul piano delle ispezioni e dei controlli nei punti vendita, che hanno portato a sequestri di ingenti quantitativi di prodotti contraffatti o pericolosi, alcuni dei quali sono stati poi ritirati dal mercato, e ad elevare salate sanzioni per centinaia di migliaia di euro. Una attività fondamentale per la salvaguardia della stessa salute e sicurezza dei consumatori, tanto più quando si tratta di minori – uno degli articoli più a rischio è rappresentato dai giocattoli –, ma anche per la stessa tutela di quelle imprese, e sono la maggior parte, che operano correttamente rispettando tutte le indicazioni di legge e le buone regole del mercato.
 
Ma regolazione del mercato significa anche mediazione. La Camera di Commercio di Venezia, attraverso la Camera Arbitrale, si è spesa fin da tempi non sospetti per diffondere gli strumenti di risoluzione stragiudiziale delle controversie, tra imprese e tra imprese e consumatori, la conciliazione e l’arbitrato, nella consapevolezza che potevano rappresentare una delle ricette per sgravare le aule dei tribunali, per ridurre i tempi biblici della giustizia ordinaria e i suoi costi elevatissimi e penalizzanti per il sistema imprenditoriale e gli investimenti, per dare risposte celeri e a costi molto contenuti e, in ultima analisi, per ridare ai cittadini un po’ più di fiducia nel sistema Giustizia. Adesso che la mediazione è diventata obbligatoria per determinati tipi di contenzioso stiamo raccogliendo i frutti di tutto questo lavoro, che ci ha fatto accumulare anche molta esperienza e competenza, e stiamo ricevendo e gestendo davvero un elevato numero di domande.
 
Infine, la trasparenza del mercato viene assicurata dalla Camera di Commercio anche mediante la sua funzione forse più conosciuta, la tenuta del Registro Imprese. Le nostre banche dati, oramai tutte informatizzate e accessibili con un clic dal proprio computer, e da cui si può sapere tutto di qualsiasi impresa italiana, dalla compagine sociale ai bilanci, costituiscono una forma imprescindibile di democrazia economica, e non è un caso che rappresentino ormai uno strumento insostituibile anche per le forze dell’ordine e le loro indagini, comprese quelle inerenti a una delle piaghe del nostro Paese, quella dell’evasione fiscale.
 
Vorrei tuttavia concludere questo mio breve intervento – e ringrazio per l’opportunità che mi è stata data – illustrando per sommi capi una ricerca a cui teniamo e crediamo tantissimo, su cui abbiamo investito molto assieme ad Unioncamere Veneto e che affronta con un approccio innovativo i grandi tempi del benessere, della competitività e del federalismo.
 
Partendo dal presupposto che il Pil non basta per raccontare integralmente la realtà di un territorio, soprattutto in una fase di crisi economica come quella attuale, anche noi in Veneto abbiamo raccolto la sfida lanciata a livello internazionale dalla Commissione dell’Unione Europea e dalla Commissione Stiglitz. Nell’ottobre 2009 Unioncamere Veneto e Camera di Venezia hanno promosso e avviato, in collaborazione con l’Università Ca’ Foscari, un gruppo di lavoro denominato, appunto, “Oltre il Pil”, con l’obiettivo di revisionare la misurazione del benessere, puntando a descrivere e inquadrare la qualità e l’eccellenza di un territorio oltre il dato del Pil.
 
In altri termini, lo scopo era quello di individuare misure alternative in grado di supportare l’azione nelle scelte strategiche e negli interventi per le imprese del territorio, nonché di formulare politiche che raggiungano in modo sostenibile gli obiettivi sociali, economici e ambientali. Il gruppo di lavoro, composto da esperti in statistica, matematica, economia, scienze sociali e diritto, non si è posto come scopo di demolire o sostituire il Pil né di costruire un indicatore unico, ma di elaborare un vettore di indicatori, rappresentativi delle otto aree tematiche individuate dalla Commissione Stiglitz, che a livello territoriale (provincia) consenta di valutare l’integrazione tra sistemi locali, di individuare nuovi fattori di competitività e di identificare policy per generare un circolo virtuoso di crescita.
 
Tale vettore di indicatori, che comprende anche il Pil, intende dare una lettura più esaustiva della realtà in cui viviamo, ponendo in evidenza le eventuali correlazioni dei fenomeni esistenti tra le variabili prese in considerazione. Si è così puntato in particolare su indicatori che sono correlati con il capitale economico, quali valore aggiunto per abitante; tasso di mortalità infantile; indice di sportività; indice di affluenza alle urne; livello di istruzione secondaria superiore; tonnellate di CO2 per abitante; minorenni denunciati ogni diecimila abitanti; donatori di sangue ogni mille abitanti. Numeri che, dai primi risultati del lavoro, rappresentano un indicatore espressivo del bene comune e del senso civico.
 
L’attenzione è stata rivolta in particolare alla correlazione che emerge tra sviluppo del capitale economico di un territorio e sviluppo del capitale sociale. In altri termini, laddove mancano senso civico, rispetto delle regole, altruismo e attenzione alle persone, è emerso come sia carente anche il capitale economico. Stando a quest’ipotesi, un sistema di governance funziona se esiste un tessuto di relazioni sociali che valorizza l’interesse collettivo e prevale sui comportamenti opportunistici e individualistici. Se si vogliono dunque risollevare le aree depresse di un territorio si deve lavorare alla ricostruzione del sistema delle relazioni sociali favorendo lo sviluppo di condizioni di concorrenza collaborativa.
 
La sfida che il gruppo di lavoro si è posta non è tanto una moda ma una necessità che impone il periodo storico che stiamo vivendo: oggi gli affari quotidiani riguardano anche un nuovo ordine dell’economia che non può non passare per un criterio di equità intergenerazionale e di sostenibilità anche a favore delle generazioni future, e che ci impone di “guardare oltre” e di misurare l’effettivo benessere qualitativo sociale per produrre anche politiche che mirino allo sviluppo armonico dei sistemi economici. Che poi è il grande obiettivo a cui deve puntare il federalismo.
 

Chi è Roberto Crosta:

Segretario Generale della Camera di Commercio di Venezia.

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