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Temi dello Statuto

Responsabilità, partecipazione, autonomia: un nuovo statuto per il Veneto e per i veneti

di Carlo Alberto Tesserin  [*]
Presidente della Commissione statuto e regolamento
    
Pubblicato nell'edizione n. 3 del 2011



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Abstract:
 
La “migliore sintesi possibile di un lungo sforzo collettivo”: così il presidente della Commissione Statuto del Consiglio regionale, Carlo Alberto Tesserin, definisce il nuovo Statuto del Veneto. Una carta che si inserisce nel contesto del dibattito nazionale, in termini di contenimento della spesa, efficienza, ruolo dell’opposizione e snellezza dell’apparato, offrendo un esempio da cui poter trarre spunto. Tesserin individua i pilastri dello Statuto nei principi di responsabilità, lealtà costituzionale, buona fede, partecipazione, efficienza ed autonomia.
 
 
Quando nacquero le regioni a statuto ordinario, il Veneto elaborò una bozza di Statuto in un breve periodo, e lo varò nel giro di pochi mesi. Dopo la riforma del Titolo V della Parte II della Costituzione, il Veneto ha avviato celermente la nuova stagione riformatrice con due interessanti proposte di Statuto, presentate una dal Presidente Galan il 31 ottobre 2000, l’altra, poche settimane dopo, da Massimo Cacciari. Non si è però riusciti a portare a termine, né nella settima né nella ottava legislatura, l’approvazione del nuovo Statuto. Nel frattempo gli scenari internazionali, nazionali ed anche regionali sono molto cambiati.
La nuova proposta di statuto inevitabilmente reca traccia dei mutamenti intervenuti. In molti punti è riconoscibile l'esito della riflessione intervenuta in seguito ad essi. Penso all'attenzione alla spesa, all’aspetto finanziario delle leggi, al risultato dell’azione amministrativa, al ruolo dell'opposizione, alla snellezza dell’apparato.
Il nuovo statuto è il frutto di un confronto che ha coinvolto tutti i gruppi politici rappresentati nel Consiglio regionale. Nella nona legislatura sono state infatti presentate quattro proposte di revisione statutaria: una d'iniziativa dei rappresentanti dei gruppi consiliari di maggioranza (proposta n. 2, presentata dai consiglieri Bond, Caner e Cortelazzo) e tre d'iniziativa di gruppi consiliari appartenenti alla minoranza (proposta n. 1, presentata dai consiglieri del gruppo UDC; proposta n. 3, presentata dai consiglieri del gruppo PD; proposta n. 4, presentata dai consiglieri del gruppo IDV). A partire dalla fine di maggio del 2010, la Commissione per lo statuto e per il regolamento ha esaminato le varie proposte presentate, fino ad arrivare alla redazione di un unico testo. Sono state effettuate trentotto sedute ufficiali ed almeno altrettante riunioni di gruppi di lavoro per elaborare la presente proposta di modifica statutaria. Sono state inoltre effettuate ampie consultazioni presso le sette province del Veneto di tutti i soggetti rappresentativi, nonché dei sindaci dei capoluoghi di provincia.
L'esito di questo lavoro è un nuovo Statuto per il Veneto, per i veneti e non solo per l’ente Regione. Lo Statuto s’ispira ai principi di responsabilità, lealtà costituzionale, buona fede, efficienza ed autonomia. Autonomia che, lo si dice in apertura, ha profonde radici nei valori di libertà e autogoverno, sui quali si fonda la Repubblica italiana, nel quadro dei principi costituzionali ed europei.
La proposta di nuovo Statuto riassume in due articoli il quadro valoriale che costituisce il comune denominatore nel quale tutte le forze politiche si riconoscono. Con alcune specifiche disposizioni è data particolare evidenza ad alcuni principi generali, in prospettiva volti ad improntare i rapporti tra il sistema amministrativo regionale ed i cittadini. Ha dunque rilievo il principio di responsabilità, declinato in vario modo in successive norme, anche con specifico riferimento al patrimonio culturale ed ambientale, che deve essere conservato integro per le generazioni future, o al dovere di ogni generazione di risolvere la propria condizione senza ipotecare le successive e dunque facendo fronte ad ogni nuova spesa con una riduzione di altra spesa o con nuova entrata attuale ed effettiva. Questo principio è ritenuto fondamentale perché mira a garantire stabilità di risorse e tutela del patrimonio collettivo: ai futuri veneti debbono essere assicurate prospettive non minori di quelle di cui ha goduto chi ha già tratto benefici e vita da questa terra. Grande rilievo ha inoltre la partecipazione da parte dei cittadini, delle formazioni sociali, degli utenti, delle associazioni che perseguono la tutela di interessi generali, delle organizzazioni maggiormente rappresentative ed in generale dei soggetti significativi della realtà veneta.
Lo Statuto delinea con chiarezza il sistema istituzionale veneto. Attuando gli articoli costituzionali 117, 118 e 119, prevede l’attribuzione ai Comuni delle generalità delle funzioni amministrative ed un forte incentivo per il loro esercizio in forma associata. Il ruolo delle Province è limitato alle funzioni che necessitano di esercizio unitario a livello provinciale. La Regione, infine, avrà soltanto le funzioni riservate ad essa con legge. L’assetto è inoltre segnato dalle particolari forme di esercizio delle funzioni metropolitane e soprattutto dal riconoscimento delle peculiarità di alcune aree della nostra Regione.
In apposito articolo viene tracciato il tema delle specificità del territorio veneto. Alla Provincia di Belluno, territorio interamente montano e abitato da significative minoranze linguistiche che confina con un altro Stato e con due Regioni autonome, sono attribuite forme e condizioni particolari di autonomia in varie materie. Parimenti, peculiari politiche di intervento e risorse aggiuntive sono destinate ad aree del territorio veneto che appaiono svantaggiate o che presentano caratteri di specificità, quali quelle rurali, le isole lagunari o le aree deltizie. Con speciale riferimento agli enti locali, singoli o associati, il cui territorio sia in tutto o in parte montano, si prevede l’attribuzione di particolari forme di autonomia amministrativa e finanziaria. Oltre alle fattispecie sopra indicate, si prevede che alle Province o agli enti locali associati possano essere conferite competenze amministrative speciali, trasferendo contestualmente le risorse necessarie.
Per quanto riguarda la funzione legislativa, la novità più significativa consiste nella previsione di una forma peculiare di funzione redigente delle commissioni consiliari. Al principio di responsabilità fa capo anche la norma che stabilisce la copertura finanziaria delle leggi che comportano nuove o maggiori spese, ovvero minori entrate, in conformità all’articolo 81 della Costituzione.
Per quanto riguarda la funzione amministrativa, particolarmente indicativa appare l’espressa previsione dei principi dilegalità, imparzialità, partecipazione, semplicità, efficienza e, non ultimo, orientamento al risultato. Lo Statuto punta sull’alta qualità delle prestazioni amministrative, per la quale il Veneto si è sempre contraddistinto. Tali funzioni devono essere svolte da tutte le Amministrazioni con livelli di efficienza non inferiori a quelli individuati sulla base dei criteri stabiliti con legge regionale. La possibilità d’istituire enti regionali per l’esercizio di funzioni tecniche e specialistiche è condizionata dai criteri di contenimento dei costi, di efficienza, di divieto di duplicazioni o sovrapposizioni di compiti.
L’autonomia finanziaria è fortemente rivendicata in un’ottica di responsabilità. In esplicazione della sua autonomia, la Regione adatta i vincoli statali alle specificità del Veneto. Vi è la consapevolezza che un’autentica autonomia finanziaria può essere garantita soltanto grazie al corretto adempimento dei doveri del contribuente, obiettivo prefigurato dalla proposta, da perseguire anche in concorso con lo Stato, le altre Regioni e gli enti.
La proposta sceglie l’elezione diretta del Presidente che rappresenta i veneti, dirige la politica della Giunta e ne è responsabile. La Giunta, composta dal Presidente e da un numero di membri non superiore a un quinto dei componenti del Consiglio, è scelta fra i Consiglieri regionali o, per una percentuale non superiore al cinquanta per cento, tra cittadini esterni al Consiglio.
Il ruolo del Consiglio è ridefinito. Il Consiglio, che gode di autonomia, determina l’indirizzo politico ed amministrativo della Regione e ne controlla l’attuazione. Nel rinnovato rapporto tra esecutivo e legislativo, la proposta ha particolare cura nel ridefinirne le funzioni, descritte analiticamente, con particolare riferimento al ruolo di proposta, di critica e di controllo che è chiamato a svolgere. Particolare attenzione è dedicata alle funzioni di opposizione, cui la proposta riconosce espressamente tutta una serie di prerogative.
Senza sottostare ad impropri diktat del governo nazionale, la composizione del Consiglio è stata fissata secondo il criterio di un consigliere ogni centomila abitanti (comunque con una soglia massima), criterio che colloca il Veneto tra le regioni più virtuose (solo la Lombardia ha un coefficiente più elevato), ancor più se si fa un confronto con le realtà estere. Si consideri, poi, che un criterio analogo era sancito fino al 1963 dalla Costituzione italiana, che determinava il numero dei parlamentari in rapporto alla popolazione (un deputato ogni 80.000 abitanti e un senatore ogni 200.000 abitanti), ed è tuttora presente in Francia, dove la Costituzione pone un limite massimo al numero di deputati e senatori, rinviando ad una legge organica l’esatta identificazione del numero.
L’organizzazione degli uffici e delle strutture regionali dovrà ispirarsi a criteri di flessibilità, coordinamento e programmazione, introducendo meccanismi di controllo interno e, in un’ottica di amministrazione di risultato, di valutazione degli effetti prodotti.
Il testo di questa proposta di nuovo Statuto tiene dunque conto del dibattito intercorso in questi ultimi anni, anche in seguito all’approvazione di altri Statuti.
La storia di questa Regione avrebbe portato la Commissione ad osare di più, a rivendicare con voce chiara un’autonomia che essa si è conquistata con decenni di buon governo e di lavoro. Essa, tuttavia, non ha potuto non tenere conto delle esperienze statutarie maturate in questi anni e soprattutto della giurisprudenza costituzionale che, sentenza dopo sentenza, non ha particolarmente valorizzato l’autonomia regionale.
Ecco allora che la Commissione ha scelto una via forse meno ardimentosa, ma senz’altro più pragmatica: rivendicare ed occupare gli spazi di autonomia che l’ordinamento, così come interpretato dalla giurisprudenza costituzionale, oggi le consente di occupare. Il lavoro, in questo modo, presenta alcuni tratti originali, rispetto ad esperienze precedenti. Partendo dalla riaffermazione dell’autonomia della Regione, rivendica la possibilità, anzi, la necessità per la Regione di disegnare certi tratti fondamentali, certi elementi di primaria importanza per i cittadini veneti, la cui individuazione non può essere delegata ad altre istituzioni.
Spetta ora a tutti noi farci carico della difficile situazione in cui la Regione, il Paese e la comunità internazionale versano. Spetta a tutti: cittadini ed istituzioni. Ma di che cosa possiamo e dobbiamo realmente farci carico? Ritengo che dobbiamo lavorare per una miglior organizzazione del sistema pubblico regionale e per una maggiore efficienza del suo apparato amministrativo.
Con grande umiltà, ma altrettanto orgoglio, ritengo che questo Statuto rappresenti la migliore sintesi possibile di un lungo sforzo collettivo, che ha impegnato tutte le forze politiche a dare una risposta onesta a questi problemi, rifiutando la troppo facile logica dello scontro, sostituendola con quella, molto più difficile, della ricerca di una soluzione condivisa.
Non ci facciamo illusioni. Il cittadino medio non si sente toccato dal nuovo Statuto. Forse nemmeno sa di che si tratta. Eppure col passare del tempo lo Statuto inciderà, eccome, sulla vita dei veneti.
Viviamo in una società complessa, e il nuovo Statuto è esso stesso traccia di questa complessità. Vorrei tanto che nei prossimi mesi si aprisse un dibattito sereno su questo testo così ricco, in modo da aiutare le diverse forze politiche ad attuarlo velocemente e nel modo migliore.

 

Chi è Carlo Alberto Tesserin:

Carlo Alberto Tesserin, in Consiglio regionale dal 1990, è stato assessore regionale veneto alla cultura e formazione professionale Vicepresidente della Giunta regionale, Presidente della Commissione cultura e turismo (1994 – 1995). Attualmente ricopre la carica di Presidente della Commissione statuto e regolamento.

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