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Editoriale. L’albero storto è ormai quello della finanza statale: sugli enti territoriali “uno sforzo di risanamento non proporzionato all’entità delle loro risorse”.

di Luca Antonini  [*]
Direttore scientifico della rivista giuridica della Regione del Veneto "Il Diritto della Regione", Luca Antonini è avvocato e professore ordinario di Diritto Costituzionale all’Università di Padova. Presiede la Commissione per l'attuazione del federalismo fiscale ed è Capo Dipartimento per le riforme costituzionali.
    
Pubblicato nell'edizione n. unico del 2013 pubblicato a marzo 2015



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Questo numero unico 2013 della rivista Il diritto della Regione è principalmente dedicato al modo con cui lo Stato gestisce, ormai da qualche anno, la funzione costituzionale di coordinamento della finanza pubblica.
L’occasione per questo approfondimento è offerta dalla pubblicazione del Rapporto Copaff (Commissione tecnica paritetica per l’attuazione del federalismo fiscale) sulla distribuzione delle misure di finanza pubblica (visibile in calce all’articolo del prof. Longobardi), che certifica per la prima volta e in modo condiviso tra tutti i livelli di governo, la distribuzione dei tagli delle ultime manovre di finanza pubblica.
Si tratta di un dato estremamente importante per capire come sono andate veramente le cose e che dà riscontro a quanto ormai in più occasioni affermato dalla Corte dei Conti e da ultimo nella delibera del 29 dicembre 2014, Relazione sulla gestione finanziaria degli enti territoriali, dove la Corte ha chiaramente precisato che al comparto degli enti territoriali è stato richiesto, nelle manovre degli ultimi anni, “uno sforzo di risanamento non proporzionato all'entità delle loro risorse”, in base a scelte andate “a vantaggio degli altri comparti che compongono il conto economico consolidato delle amministrazioni pubbliche.” Ed ha quindi auspicato (ma evidentemente non è avvenuto) che “futuri interventi di contenimento della spesa assicurino mezzi di copertura finanziaria in grado di salvaguardare il corretto adempimento dei livelli essenziali delle prestazioni nonché delle funzioni fondamentali inerenti ai diritti civili e sociali”.
In effetti, nello sviluppo normativo della legislazione statale degli ultimi anni è evidente un fenomeno di abnorme deresponsabilizzazione dello Stato, che, chiamato ad assumersi la responsabilità di una riduzione dei Lea a seguito del venir meno delle risorse disponibili, ha scelto invece la strada di lasciare, da un lato, invariati i Livelli essenziali delle prestazioni dei diritti sociali (Lea e Lep), o peggio ancora di nemmeno definirli in molte materie come l’assistenza sociale, e dall’altro di perpetrare un sistema di tagli lineari, in ciò venendo meno ad un corretto esercizio di quella funzione di coordinamento della finanza pubblica che è invece richiesto dall’art.117, III, comma (e la Corte costituzionale, come si evidenzia in questo numero, non ha mancato, rimanendo tuttavia inascoltata, di rilevarlo).
Se quindi  a metà del 2010 un rapporto al Parlamento italiano della Copaff si poteva intitolare L’albero storto, con riferimento alle disfunzioni e alla deresponsabilizzazione di molti enti territoriali, oggi, proprio grazie al nuovo intervento della Copaff, è possibile rovesciare la considerazione e parlare dell’albero storto per definire la situazione della finanza statale, che è rimasta in gran parte esente dal processo di spending review: i lavori di Cottarelli riguardo alla spesa statale sono stati insabbiati e nemmeno pubblicati, né sono stati elaborati meccanismi di definizione della spesa giustificata analoghi ai costi e fabbisogni standard introdotti invece per gli enti territoriali – di cui pure si occupa questo numero.
Da questo punto di vista, la deresponsabilizzazione maggiore è oggi ravvisabile nel modo con cui il governo centrale gestisce la finanza pubblica: oltre a quanto già detto sulla mancata definizione o aggiornamento di Lea e Lep, basti pensare a casi emblematici di riduzione delle imposte statali finanziati in gran parte con tagli draconiani agli enti territoriali. Il governo centrale si assume il merito e la popolarità di aver ridotto le imposte, mentre sugli enti territoriali scarica la responsabilità (in tutti quei casi in cui non vi sono sprechi commisurati all’entità del taglio subito) di ridurre i servizi sociali o di aumentare la pressione fiscale locale.

In questa dinamica quello che ne va di mezzo sono i valori del pluralismo istituzionale e dell’autonomia territoriale, che per quanto – a volte anche giustamente – denigrati, rimangono pur sempre principi costituzionali cui sono connessi valori di democrazia e anche di efficienza: non buttiamo con l’acqua sporca anche il bambino, dimenticando che quando la competenza era dei Ministeri per l’approvazione di un piano regolatore occorrevano anche dieci anni.


Chi è Luca Antonini:
Direttore scientifico della rivista giuridica della Regione del Veneto “Il Diritto della Regione”, Luca Antonini è avvocato e professore ordinario di Diritto Costituzionale all’Università di Padova. Presiede la Commissione per l'attuazione del federalismo fiscale.

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