Domenica 23 Luglio 2017
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Il difficile cammino della Città metropolitana

La cosiddetta legge Delrio (n. 56 del 2014), che attua finalmente la previsione costituzionale delle Città metropolitane disattesa da quindici anni, non ha avuto un percorso facile, come del resto tutta la serie di interventi legislativi che si sono susseguiti sugli enti di area vasta, che hanno dimostrato tutta la difficoltà e il pressapochismo che spesso caratterizza la gestione statale del cd. “federalismo all’italiana”. Basti pensare all’annosa questione dell’abolizione/riordino delle province, disposta con il decreto legge n. 201/2011, il cd. Salva Italia, a cui ne sono seguiti altri due (i decreti n. 95 e n. 188 del 2012), per poi vedere tutta la sequenza clamorosamente bloccata dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 220 del 2013.

di Luca Antonini
Direttore Scientifico Della Rivista Giuridica Della Regione Del Veneto "Il Diritto Della Regione", Luca Antonini è Avvocato E Professore Ordinario Di Diritto Costituzionale All’Università Di Padova. Presiede La Commissione Per L'attuazione Del Federalismo Fiscale Ed è Capo Dipartimento Per Le Riforme Costituzionali.

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Riforme istituzionali e governo dell’area vasta come strategia di sviluppo del territorio: tra deficit democratico e percorsi partecipativi

Il processo di globalizzazione ha radicalmente trasformato le condizioni che incidono sulla competitività, ponendo sotto una luce nuova la dimensione territoriale. Come sottolineano infatti diversi autori a questo riguardo (Bassetti 2007; Bonomi e Masiero 2014), la globalizzazione non è un fenomeno che attiene solo all’economia e ai mercati finanziari, ma riguarda l’intero sistema delle relazioni e delle interconnessioni che incidono sulla costruzione sociale del territorio: «Oggi, la nostra dimensione di riferimento è quella della mobilità estrema che riduce notevolmente il nostro tempo e spazio di percorrimento e fruizione, e in una logica siffatta il concetto del territorio cambia pure radicalmente. Infatti, un conto è considerare il territorio da un punto di vista di spazio limitato e di sostanziale stanzialità, e tutto un altro conto è guardare allo stesso territorio a partire da un’ipotesi di mobilità generale»

di Patrizia Messina
Professore Associato Di Scienza Politica Dell’Università Di Padova

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Per un auto-governo dello spazio metropolitano. Processi di cooperazione territoriale in Italia, Francia e Stati Uniti

L’articolo prende in considerazione il processo di istituzione delle città metropolitane in Italia impostato dalla Legge Delrio, mettendolo a confrontando con altri modelli di governo metropolitano, in particolare in Francia e Stati Uniti. L’assunto da cui parte l’articolo è che la legge Delrio è un’occasione importante per avviare anche nel nostro Paese una politica per le aree urbane che tenga conto sia dell’esigenza di rilanciare la competitività dell’economia, sia della nuova natura dei processi di integrazione territoriale, non più compatibile con i vecchi confini amministrativi. Tuttavia, l’efficacia di tale politica dipende anche dalla capacità di promuovere dal basso la partecipazione attiva delle istituzioni locali e della società civile, tanto più in contesti, come in Veneto, caratterizzati da uno sviluppo di tipo policentrico.

di Giancarlo Coro' (Universita' Ca' Foscari Di Venezia) E Riccardo Dalla Torre (Fondazione Think Tank Nord Est)

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Città metropolitana e piano strategico

L’esperienza dei piani strategici di alcune grandi città inciderà sulla conformazione del piano strategico della città metropolitana? Ci si augura di sì, per il metodo di partecipazione qualificata che ha contraddistinto quell’esperienza. Per il resto, il piano strategico è un atto di piano con valore di vincolo giuridico nei confronti dell’azione amministrativa della stessa città metropolitana, ma anche dei comuni e unioni di comuni che ne fanno parte. E’ lo Statuto che dovrà regolare il procedimento di formazione del piano strategico, lì si vedrà se valorizzerà le forze economiche e sociali dell’intera metropoli, e che ruolo assegnerà alla conferenza metropolitana che è composta da tutti i sindaci. Parimenti è lo Statuto che dovrà evidenziare il vincolo esistente tra il piano strategico e gli altri piani di cui sarà intessuta la vita della città metropolitana. Il problema della durata del piano strategico, e dei suoi rapporti con il DUP, che già contiene un piano strategico di mandato, resta da risolvere.

di Adriana Vigneri
E’ Stata Professore Associato Di Istituzioni Di Diritto Pubblico Dell’Università Ca’ Foscari Di Venezia. E’ Stata Deputato E Sottosegretario Agli Interni E Alla Funzione Pubblica. Fa Parte Del Comitato Scientifico Della Fondazione ASTRID - Roma. Fa Parte Del Comitato Direttivo Dell’Associazione Di Politica Dei Trasporti - SIPOTRA.

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La cd. legge “Del Rio” tra opting out dei Comuni, giurisprudenza costituzionale e art. 133 della Costituzione

La legge 7 aprile 1014, n. 56, cd. “Del Rio”, finalmente attuando la previsione costituzionale disattesa da quasi quindici anni e relativa all’istituzione delle Città metropolitane, non ha avuto un percorso pacifico. Le sue vicende tumultuose non si sono limitate solo alla fase di produzione, né sono terminate con l’ampio avallo che la Corte costituzionale le ha riservato con la sentenza n. 50 del 2015. Anzi, sotto un certo profilo, la sentenza ha offerto un destro importante per gli enti locali, che ora potrebbero avvalersene proprio per temperare gli effetti dell’intervento legislativo.

di Andrea Pin
Ricercatore Di Diritto Costituzionale E Docente Di Diritto Pubblico Comparato All’Università Di Padova

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Il decalogo del buon amministratore

L’art. 131bis, introdotto dal D. Lgs. 16 marzo 2015, n. 28 emanato in attuazione della delega conferita al Governo dalla legge 28 aprile 2014, n. 67, prevede che: «Nei reati per i quali è prevista la pena detentiva non superiore nel massimo a cinque anni, ovvero la pena pecuniaria, sola o congiunta alla predetta pena, la punibilità è esclusa quando, per le modalità della condotta e per l'esiguità del danno o del pericolo, valutate ai sensi dell'articolo 133, primo comma, l'offesa è di particolare tenuità e il comportamento risulta non abituale. L'offesa non può essere ritenuta di particolare tenuità, ai sensi del primo comma, quando l'autore ha agito per motivi abietti o futili, o con crudeltà, anche in danno di animali, o ha adoperato sevizie o, ancora, ha profittato delle condizioni di minorata difesa della vittima, anche in riferimento all'età della stessa ovvero quando la condotta ha cagionato o da essa sono derivate, quali conseguenze non volute, la morte o le lesioni gravissime di una persona.

di Luigi Delpino
Procuratore Presso Il Tribunale Ordinario Di Venezia

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Sentenza Corte Costituzionale n. 50/2015

Le Regioni Lombardia, Veneto, Campania e Puglia, con i ricorsi in epigrafe, hanno proposto varie questioni di legittimità costituzionale della legge 7 aprile 2014, n. 56 Disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di comuni) che, complessivamente, investono cinquantotto commi del suo articolo 1.

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Ricorso Regione Veneto Corte Costituzionale Legge n.56/2014

Illegittimità costituzionale dell'art. 1, commi 5, 6, 12, e 16 per violazione degli articoli 3, 5, 114, 117, IV comma e 133, I comma, nonché di quelle degli Enti locali che la Regione può legittimamente prospettare, ai sensi dell’articolo 127 della Costituzione.

di Redazione

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Memoria Aggiuntiva Ricorso Veneto L. n.56/2014

Illegittimità costituzionale dell'art. 1, commi 5, 6, 12, e 16 per violazione degli articoli 3, 5, 114, 117, IV comma e 133, I comma, nonché di quelle degli Enti locali che la Regione può legittimamente prospettare, ai sensi dell’articolo 127 della Costituzione.

di Redazione

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Armonizzazione dei bilanci e dei sistemi contabili nelle amministrazioni pubbliche: prime valutazioni

Il saggio vuole offrire alcuni spunti di riflessione su una delle tematiche maggiormente attuali nel panorama dell’evoluzione dei sistemi contabili pubblici, che trova la sua più ampia espressione nelle norme relative al ponderoso processo di armonizzazione in atto. Si tratta di una riforma indiscutibilmente epocale, la cui articolata complessità coinvolge un’ampia platea di soggetti (Regioni, Enti locali, enti ed organismi strumentali) chiamati ad attuarla, in un’ottica di generale coordinamento, a cui sovraintende la Corte dei Conti. Il momento di avvio della riforma è delicato. Una sorta di “atto primo” che trova massima espressione nelle cosiddette operazioni di riaccertamento straordinario dei residui attivi e passivi. Proprio dall’impostazione e dagli esiti di questo atto primo molto dipenderanno i successivi passi e gli effettivi risultati in termini di concreta riuscita e successo della riforma.

di Caterina De Pietro
Funzionario Del Dipartimento Sviluppo Economico Della Regione Del Veneto, Già Direttore Della Direzione Bilancio Nella Stessa Regione, Studiosa Della Materia, Si è Occupata Della Precedente Riforma Contabile, Partecipando Al Gruppo Di Lavoro Delle Regioni Per La Predisposizione Della Proposta Di Legge Quadro Sull’ordinamento Contabile Regionale (D. Lgs. N. 76/2000) E Curando La Redazione Del Testo Di Legge Sull’ordinamento Del Bilancio E Della Contabilità Della Regione Del Veneto (L.R. N. 39/2001). In Questa Rivista Ha Pubblicato, Tra L’altro, "Il Patto Di Stabilità Per Le Regioni E Gli Enti Locali A Dieci Anni Dalla Sua Applicazione" (n. ¾ Del 2008) E "La Riforma Del Bilancio E Della Contabilità Delle Regioni. Il Decreto Legislativo N. 76/2000 E Le Soluzioni Accolte Dalla Regione Del Veneto" (n. 5/2001).