Giovedì 21 Settembre 2017
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Editoriale. L’albero storto è ormai quello della finanza statale: sugli enti territoriali “uno sforzo di risanamento non proporzionato all’entità delle loro risorse”.

Questo numero unico 2013 della rivista Il diritto della Regione è principalmente dedicato al modo con cui lo Stato gestisce, ormai da qualche anno, la funzione costituzionale di coordinamento della finanza pubblica. L’occasione per questo approfondimento è offerta dalla pubblicazione del Rapporto Copaff (Commissione tecnica paritetica per l’attuazione del federalismo fiscale) sulla distribuzione delle misure di finanza pubblica (visibile in calce all’articolo del prof. Longobardi), che certifica per la prima volta e in modo condiviso tra tutti i livelli di governo, la distribuzione dei tagli delle ultime manovre di finanza pubblica.

di Luca Antonini
Direttore Scientifico Della Rivista Giuridica Della Regione Del Veneto "Il Diritto Della Regione", Luca Antonini è Avvocato E Professore Ordinario Di Diritto Costituzionale All’Università Di Padova. Presiede La Commissione Per L'attuazione Del Federalismo Fiscale Ed è Capo Dipartimento Per Le Riforme Costituzionali.

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Enti Locali
Giurisprudenza Costituzionale
Regione
La giurisprudenza costituzionale impone un percorso di superamento dei tagli lineari, ma il Governo non perde il vizio

1.1. La giurisprudenza costituzionale “inascoltata” 2.1. Il Governo insiste con i tagli lineari: le manovre “alla napoletana”. 2.2. Dal taglio lineare al taglio demenziale: premiata la Sicilia e punito il Veneto. 3. Una via di uscita per il ritorno alla razionalità nelle politiche di spendig review.

di Luca Antonini
Direttore Scientifico Della Rivista Giuridica Della Regione Del Veneto "Il Diritto Della Regione", Luca Antonini è Avvocato E Professore Ordinario Di Diritto Costituzionale All’Università Di Padova. Presiede La Commissione Per L'attuazione Del Federalismo Fiscale Ed è Capo Dipartimento Per Le Riforme Costituzionali.

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Federalismo
Le manovre di consolidamento fiscale: note in margine a un documento della Copaff

Su invito della Conferenza permanente per il coordinamento della finanza pubblica, la Copaff ha quantificato l’effetto complessivo cumulato sull’indebitamento netto delle misure di finanza pubblica attuate dal 2008 al 2013 . Il documento risale a circa un anno fa, ma mantiene a tutt’oggi un notevole interesse e sarebbe auspicabile un suo aggiornamento. L’analisi della Copaff, svolta con il supporto tecnico della RGS, ha considerato tutti i provvedimenti, inclusi quelli relativi al patto di stabilità interno, destinati a produrre effetti finanziari sulle amministrazioni pubbliche, sia dal lato delle spese sia da quello delle entrate, trascurando solo gli interventi con effetti finanziari di modesta entità (al di sotto di 400 milioni di euro). Nel complesso sono stati presi in esame 20 interventi legislativi. Gli effetti delle misure sono stati disaggregati per i tre sotto-settori delle amministrazioni centrali, delle amministrazioni locali e degli enti di previdenza. Per le amministrazioni locali, si è operata un’ulteriore ripartizione tra Regioni, Province, Comuni, Enti sanitari locali e, a residuo, altri enti compresi nel sotto-settore.

di Ernesto Longobardi
Professore Ordinario Di Scienza Delle Finanze Presso L'Università Di Bari. Membro Del COPAFF.

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Giurisprudenza Contabile
Note a margine del giudizio di parificazione sul rendiconto generale della regione

Dopo il secondo giudizio di parificazione del rendiconto generale delle Regioni a statuto ordinario è possibile tracciare qualche riflessione sulle relative disposizioni del decreto legge 10 ottobre 2012, n. 174, convertito in legge 7 dicembre 2012, n. 213, che tale giudizio hanno previsto. La prima esperienza applicativa era intervenuta, per così dire, “in corsa”, senza che fosse trascorso nemmeno un anno dall'entrata in vigore delle norme e, dunque, fatalmente, in assenza di un completo processo di attuazione. Tutto ciò rendeva difficile dare una seria valutazione dei possibili esiti della riforma. Oggi, invece, in modo forse più realistico e ponderato, si può svolgere un'analisi critica della parifica regionale, nelle sue potenzialità e nella sua applicazione concreta.

di Carola Pagliarin
Professore Associato Confermato Di Contabilità Pubblica Presso Il Dipartimento Di Diritto Pubblico, Internazionale E Comunitario Dell'Università Degli Studi Di Padova

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Federalismo
I fabbisogni standard dei comuni

L’esigenza di calcolare i fabbisogni standard di spesa dei comuni nasce concretamente nel 2001 con la modifica del Titolo V della Costituzione. La nuova formulazione dell’articolo 119 prevede infatti che le risorse derivanti da tributi ed entrate proprie, compartecipazioni e trasferimenti perequativi consentano ai Comuni, alle Province, alle Città metropolitane e alle Regioni di finanziare integralmente le funzioni pubbliche loro attribuite. Ciò che la Costituzione vuole garantire non è, ovviamente, il finanziamento della spesa effettivamente sostenuta dai comuni, e cioè la spesa storica, quanto la spesa “standard” che essi dovrebbero sostenere per fornire ai cittadini i servizi fondamentali. Il superamento del criterio della spesa storica a favore di quella standard, snodo cruciale nel processo di realizzazione del federalismo fiscale, ha trovato concreta attuazione con la legge delega n.42 del 2009 e con il successivo decreto legislativo n. 216 del 2010.

di Dino Rizzi - Michele Zanette
Dino Rizzi: Professore Ordinario Di Scienza Delle Finanze Presso Il Dipartimento Di Economia Dell’Università Ca’ Foscari Venezia. Michele Zanette: Docente A Contratto Di Politica Economica I (Dipartimento Di Management) E Di Politica Economica II (Dipartimento Di Economia) Presso L’Università Ca’ Foscari Venezia.

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Federalismo
I costi standard tra federalismo fiscale, equilibrio istituzionale e sostenibilità della spesa sanitaria

L’introduzione del costo standard nel nostro ordinamento va ricondotta essenzialmente alle normative di inquadramento e di attuazione del federalismo fiscale nello sforzo di riequilibrare la spesa sanitaria, adeguandola a parametri di riferimento per i sistemi sanitari regionali. Il contributo, traendo spunto dall’evoluzione del federalismo fiscale e del concomitante decentramento istituzionale, focalizza dunque l’attenzione sulla nozione di costo standard agganciandola alle prerogative di perseguimento di un equilibrio istituzionale e all’idea stessa di sostenibilità economico-finanziaria del sistemi regionali.

di Salvatore Russo
Docente Presso Il Dipartimento Di Management, Università Ca' Foscari Venezia.

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Regione
Commento alla Legge regionale 14 giugno 2013, n. 11 “Sviluppo e sostenibilità del turismo veneto”

La legge in commento nasce dall’iniziativa di alcuni consiglieri regionali e della Giunta regionale che hanno presentato, rispettivamente, tre proposte di legge (due d’iniziativa del consigliere Teso, una d’iniziativa dei consiglieri Reolon, Puppato, Causin, Fasoli, Sinigaglia, Azzalin, Berlato Sella, Bonfante, Bortoli, Bottacin, Fracasso, Pigozzo, Ruzzante e Tiozzo) e un disegno di legge della Giunta regionale. Interviene nel settore del turismo ed è diretta a promuoverne lo sviluppo economico sostenibile. Si compone di 52 articoli, recando norme sostitutive della legge regionale 4 novembre 2002, n. 33, con la peculiare finalità di riconoscere il ruolo strategico del turismo per lo sviluppo economico ed occupazionale del Veneto nel quadro nazionale e internazionale.

di Orsola Russo
Funzionario Dell’Ufficio Legislativo Della Giunta Regionale Del Veneto. Svolge Consulenza Legislativa Nei Settori Degli Affari Istituzionali, Del Turismo, Dell’artigianato, Del Personale, Della Sanità, Del Sociale, Della Prevenzione, Della Cultura, Del Diritto Di Accesso E Della Privacy.

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Commento alla Legge regionale 19 marzo 2013, n. 2 - “Norme di semplificazione in materia di igiene, medicina del lavoro, sicurezza del lavoro, sanità pubblica e altre disposizioni per il settore sanitario” (BUR 22 marzo 2013, n. 27)

La legge in questione, di iniziativa giuntale, è composta da tredici articoli. Essa si pone come obbiettivo quello di semplificare le certificazioni sanitarie e le autorizzazioni in materia di igiene, medicina del lavoro e sanità pubblica riconosciute prive di documentata efficacia per la tutela della salute pubblica. In tale prospettiva si colloca la legge regionale in commento che cerca di dettare delle misure finalizzate a garantire l’efficienza del Servizio sanitario regionale, eliminando in modo significativo le procedure amministrative, ormai ritenute obsolete, al solo fine di contenere i costi sostenuti dallo stesso Servizio e di ridurre gli obblighi posti a carico degli operatori sanitari e dei cittadini.

di Luca Rosa Bian
Funzionario Dell’Ufficio Legislativo Della Giunta Regionale Del Veneto

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Enti Locali
Regione
Commento alla Legge regionale 29 novembre 2013, n. 29 “Soppressione delle Società Ferrovie Venete s.r.l., Immobiliare Marco Polo s.r.l., Società Veneziana Canalgrande s.p.a., Terme di Recoaro s.p.a. e recesso dalla partecipazione alla Società per l’Autostrada di Alemagna s.p.a.” (B.U.R. 30 novembre 2013, n. 103) e alla Legge regionale 24 dicembre 2013, n. 39 “Norme in materia di società regionali” (B.U.R. 27 dicembre 2013, n. 115).

Il Consiglio regionale con due differenti proposte normative, in due mesi, ha disciplinato le società regionali, rivendicando la propria competenza programmatoria che diversamente dall’articolo 61 dello Statuto del Veneto riferito alla costituzione e partecipazione di nuove società, trova la sua fonte giuridica nell’articolo generale dei poteri consiliari di cui all’articolo 33 dello Statuto. Ed invero trattasi del potere di verifica dei risultati gestionali, anche avvalendosi degli esiti dei controlli di cui agli articoli 60 – per quanto concerne gli enti strumentali- e 61 – appunto riferito alle società. Potere peraltro esercitato, anche alla luce del combinato disposto dell’articolo 56, sempre dello Statuto, che prevede la redazione del bilancio consolidato e quindi comprensivo dei bilanci degli enti strumentali e delle società partecipate.

di Stefania Del Negro
Funzionario Della Direzione Affari Legislativi Della Giunta Regionale Del Veneto.

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Regione
Temi dello Statuto
Commento al Regolamento regionale 3 dicembre 2013, n. 4 Regolamento di attuazione della legge regionale 31 dicembre 2012, n. 54 “Legge regionale per l’ordinamento e le attribuzioni delle strutture della Giunta regionale in attuazione della legge regionale statutaria 17 aprile 2012, n. 1 Statuto del Veneto”, ai sensi dell’art. 30 della legge regionale n. 54 del 31 dicembre 2012 (BUR del 3 dicembre 2013, n. 104)

Con il Regolamento 4/2013 vengono definite le direttive generali per la disciplina delle funzioni dirigenziali (Capo II) e la modalità di conferimento e revoca degli incarichi dirigenziali (Capo III). Il Regolamento contiene disposizioni di attuazione della legge regionale 54 del 2012, la quale ha riorganizzato la struttura organizzativa della Giunta regionale, disciplinandone, in particolare, l’articolazione in Segreteria generale della Programmazione, direzioni di area, dipartimenti, sezioni, settori, strutture temporanee e di progetto, posizioni organizzative. Inoltre, ha previsto la Segreteria della Giunta regionale e la Direzione del Presidente della Giunta regionale quali strutture di supporto della Giunta regionale. La medesima legge, inoltre, indica i compiti dei direttori e dirigenti preposti alle menzionate strutture, detta disposizioni sul conferimento degli incarichi dirigenziali, sulla valutazione dell’attività di gestione dei dirigenti, demandando, infine, al regolamento attuativo di cui trattasi la disciplina della funzioni dirigenziali e l’attuazione della legge stessa.

di Lorenza Bardin
Funzionario Dell'Ufficio Legislativo Della Giunta Regionale Del Veneto Presso Il Quale Svolge Attività Di Consulenza Legale E Legislativa.

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Giurisprudenza Costituzionale
La giurisprudenza della Corte costituzionale nelle materie di interesse delle Regioni; novembre – dicembre 2012

Nell’anno 2012, su un totale di 316 provvedimenti (tra sentenze ed ordinanze), depositati dalla Corte costituzionale, senza considerare quelle che hanno riguardato le Regioni speciali per questioni esclusivamente attinenti ai propri Statuti di autonomia, sono 100 le sentenze d’interesse per le Regioni a statuto ordinario. Nel complesso 59 sono state le decisioni rese dalla Consulta a seguito di ricorsi statali nei confronti di leggi regionali, 32 le decisioni conseguenti a ricorsi promossi dalle Regioni e Province autonome, 9 le pronunce emesse a seguito di rinvio, in via incidentale, da parte di autorità giurisdizionali. Per quanto riguarda il periodo novembre – dicembre 2012 le pronunce che hanno riguardato normativa regionale sono state 14, delle quali 12 a seguito di impugnazioni in via principale da parte dello Stato e 2 in conseguenza di rinvio in via incidentale da parte di giudici amministrativi. Nello stesso periodo sono state invece 8 le decisioni riguardanti normativa statale a seguito di ricorsi promossi da alcune Regioni. Di particolare interesse la sentenza n. 299 del 2012, che ha dichiarato non fondate le censure sollevate da alcune Regioni nei confronti di una disposizione statale che ha eliminato l’obbligo di chiusura domenicale e festiva ed il rispetto degli orari di chiusura e di apertura degli esercizi commerciali, ritenendo prevalente la competenza esclusiva statale in materia di “tutela della concorrenza” anziché quella residuale delle Regioni in materia di “commercio”. Si segnala anche la sentenza n. 311 del 2012, con la quale sono state dichiarate non fondate le questioni di legittimità costituzionale sollevate da alcune Regioni nei confronti delle disposizioni statali che hanno sospeso, sino al 31 dicembre 2014, il sistema di tesoreria unica c.d. “mista”.

di Gilberto Ferro
Funzionario Dell’Ufficio Legislativo Della Giunta Regionale Del Veneto

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Giurisprudenza Costituzionale
La giurisprudenza della Corte costituzionale nelle materie di interesse delle Regioni; gennaio – febbraio 2014

Nel primo bimestre del 2014, su un totale di 34 provvedimenti depositati dalla Corte costituzionale, sono 10 le sentenze d’interesse per le Regioni. Due sentenze riguardano ricorsi promossi dalle Regioni e Province autonome avverso normativa statale, in particolare la sentenza n. 22, dell’11 febbraio, nei confronti del decreto legge n. 95 del 2012 che, modificando il decreto legge n. 78 del 2010, è intervenuto in materia di disciplina delle funzioni fondamentali di Comuni, Province e Città metropolitane, e la sentenza n. 28 del 25 febbraio con la quale sono state dichiarate non fondate alcune questioni di legittimità costituzionale sollevate nei confronti del decreto legge n. 83 del 2012 (cosiddetto decreto sviluppo). Solo una sentenza, la n. 13 del 30 gennaio, è stata pronunciata a seguito di ricorso promosso in via incidentale dal TAR della Campania, mentre le restanti 7 decisioni riguardano ricorsi promossi in via principale dal Presidente del Consiglio dei ministri avverso leggi regionali, in particolare delle Regioni Toscana, con 2 sentenze, Friuli-Venezia Giulia, Puglia, Abruzzo, Molise e una legge della Provincia autonoma di Bolzano. Le materie interessate dalle pronunce hanno riguardato: la tutela della concorrenza, l’ordinamento tributario, la formazione professionale, la tutela della salute, l’energia, l’ordinamento civile, le funzioni fondamentali degli enti locali, nonché la violazione lei principi di buon andamento ed efficacia dell’azione amministrativa garantiti dall’art. 97 della Costituzione e la violazione del principio della previa copertura delle leggi di spesa che trova fondamento nell’articolo 81 della Carta fondamentale.

di Gilberto Ferro
Funzionario Dell’Ufficio Legislativo Della Giunta Regionale Del Veneto

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