Venerdì 24 Novembre 2017
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La città metropolitana tra proclami normativi e paralisi istituzionali

Dopo aver ripercorso il cammino che ha portato alla genesi dell’istituto della Città metropolitana, nel quadro della normativa comunale e provinciale prima e della sua costituzionalizzazione poi – con il successivo intervento dell’art. 23 della legge 5 maggio 2009, n. 42 – nel suo editoriale Gaetano Trotta illustra dapprima i contenuti dell’articolo 18 del d. l n. 95 del 2012, che introduce una nuova disciplina e ne fissa l’operatività a partire da una data certa. Trotta analizza poi i profili problematici della normativa vigente, la quale ha suscitato non poche polemiche, sfociate in una serie di ricorsi alla Corte Costituzionale da parte di numerose regioni. Nel rilevare la portata innovativa dell’istituto della città metropolitana, assolutamente necessario per una strategica programmazione dello sviluppo economico di aree urbane ad alta intensità abitativa, Trotta conclude che «una declaratoria di incostituzionalità, anche giuridicamente ineccepibile, metterebbe necessariamente la parola fine a un tentativo sacrosanto di modernizzazione del paese in un momento di grande confusione istituzionale».

di Gaetano Trotta
Già Presidente Della IV Sezione Del Consiglio Di Stato.

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Il finanziamento delle città metropolitane: profili critici

In questo saggio, Luca Antonini evidenzia un aspetto critico dell’istituzione delle Città metropolitane: il sistema di finanziamento. L’articolo 18, comma 8, del d.l. n. 95/2012, infatti, si è limitato a importare il sistema di finanziamento definito dal d. lgs n. 68 del 2011: nonostante l’introduzione di una nuova disciplina rispetto all’art. 23 della legge delega n. 42 del 2009, non si è poi compiuto lo sforzo di strutturare anche una specifica normativa per la parte finanziaria. Ciò rappresenta una criticità di non poco conto, dal momento che l’autonomia finanziaria è «la pietra angolare del sistema delle autonomie». Questo sistema potrebbe anche portare a delle discrasie, dal punto di vista costituzionale, nel caso in cui la governance della città metropolitana si strutturi attraverso un Consiglio metropolitano di secondo grado, a cui potrebbe combinarsi un sindaco della città metropolitana non eletto dai cittadini. In queste fattispecie, non è facile ritenere rispettato quel principio no taxation without representation che costituisce un cardine universale dell’imposizione fiscale. «Appare del tutto inappropriato», conclude Antonini, «un sistema di finanziamento definito in termini tanto trascurati quanto quelli che è dato ritrovare nel d. l. n. 95 del 2012».

di Luca Antonini
Direttore Scientifico Della Rivista Giuridica Della Regione Del Veneto "Il Diritto Della Regione", Luca Antonini è Avvocato E Professore Ordinario Di Diritto Costituzionale All’Università Di Padova. Presiede La Commissione Per L'attuazione Del Federalismo Fiscale Ed è Capo Dipartimento Per Le Riforme Costituzionali.

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Autonomia e modernità come condizioni. Città metropolitane, nuove province, unioni di comuni: il sistema istituzionale locale si rinnova per cambiare l’Italia

In questo contributo, tratto da un intervento all’assemblea dell’ANCI riunitasi a Bologna il 18 ottobre 2012, il sindaco Orsoni mette in rilievo gli aspetti positivi dell’istituzione della città metropolitana. La dimensione territoriale nasce, afferma il sindaco, «a geografia variabile»: il legislatore ha inteso attribuire alla città metropolitana uno spazio territoriale ‘minimo’, passibile tuttavia di implementazioni grazie all’autonomia di scelta garantita ai comuni. Proprio grazie alla «geografia variabile» si configura una forma di aggregazione che prescinde dai criteri che hanno fin qui caratterizzato la divisione in comuni e province, per disegnare nuove forme di governo locale ispirate alla logica del soddisfacimento dei concreti bisogni della collettività. Vi è dunque lo spazio perché ciascuna città metropolitana si doti anche di una disciplina statutaria differenziata. Nel rimettere in capo alla conferenza metropolitana la facoltà di optare per l’elezione degli organi con il suffragio universale e diretto o, invece, secondo un sistema di secondo grado, il legislatore ha inteso modulare la disciplina regolamentare secondo i bisogni e le esigenze delle diverse realtà comunali. Non è dunque esatto ritenere la città metropolitana un ente di secondo grado: si tratta invece di uno strumento del governo locale volto a «rappresentare un centro di aggregazione dei plurimi interessi della collettività, ed è la stessa formazione della compagine consiliare a consentire la rappresentatività di ciascuna realtà territoriale, indirizzandone al contempo il governo verso forme di coordinamento sinergico». Stesso discorso per il patrimonio e le risorse: alla città metropolitana è devoluto il patrimonio della provincia soppressa, ma essa riceve anche le risorse e il patrimonio trasferiti dai comuni. Essa, dunque, non sottrae risorse ai comuni ma ne accresce le disponibilità finanziarie, garantendo l’erogazione dei servizi alla collettività e apprestando livelli omogenei per l’intera realtà territoriale.

di Giorgio Orsoni
Sindaco Di Venezia

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Il progetto di istituzione della città metropolitana di Venezia. Tre modifiche essenziali per farlo partire

Il Presidente della Provincia di Venezia Francesca Zaccariotto, pur riconoscendo alle previsioni della Spending review il merito di aver restituito attualità al tema del governo delle «concentrazioni urbane» di cui si discute sin dal 1990, evidenzia però alcuni punti di debolezza del progetto di istituzione delle Città metropolitane, sottolineando la necessità di correggere l’impianto normativo per renderlo veramente efficace. Alla luce di queste criticità, Zaccariotto avanza tre correzioni essenziali da apportare alla disciplina attuale. La prima riguarda la dimensione territoriale: essa deve essere flessibile e modellata sulle diverse esigenze e specificità di ciascuna area geografica. La seconda correzione ha a che fare con le funzioni: è riduttivo pensare che la peculiarità di una città metropolitana discenda dall’esercizio delle funzioni «di area vasta». Per essere realmente utile, la città metropolitana dovrebbe essere dotata di specifiche competenze, sottratte a Stato e Regioni o, in alcuni casi, in concorso con esse, finalizzate allo sviluppo economico. L’ultima modifica riguarda il sistema di scelta della governance del nuovo ente e le modalità di elezione degli organi di governo: una disciplina elettorale di tipo indiretto sarebbe «in palese contrasto con l’art. 5 della Costituzione». Bisogna dunque bisogna puntare su un sistema di elezione che garantisca l’effettiva rappresentanza degli interessi del territorio con l’investitura diretta della comunità metropolitana. Oltre a tutto questo, secondo Zaccariotto è fondamentale evitare il pericolo che la Città metropolitana divenga il luogo di rappresentanze lobbistiche che possano determinare scelte importanti in materia di economia, trasporti, rifiuti, sviluppo strategico dell’area, dal momento che, «in fondo, l’argomento Città metropolitana prima che giuridico, è un tema di valenza politico-economica e sociale».

di Francesca Zaccariotto
Presidente Della Provincia Di Venezia

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La ‘questione metropolitana’. Il caso del Veneto nel contesto europeo e globale

Nel contesto della globalizzazione e di un’economia della conoscenza, le città metropolitane costituiscono il motore per lo sviluppo. L’Unione europea, con la prossima programmazione 2014-2020, punterà molto sulle città per rilanciare lo sviluppo dell’Unione in un’ottica di sostenibilità e di sviluppo territoriale, destinando il 5% del Fesr a questo obiettivo. Tuttavia, le aree metropolitane in senso funzionale spesso non coincidono con le città metropolitane di diritto. In questa prospettiva, il saggio discute della ‘questione metropolitana’ nel contesto della riforma di riordino territoriale italiano (L.135/2012), con particolare riferimento al caso della Città metropolitana di Venezia. Questo costituisce un caso esemplare di non coincidenza della città metropolitana, definita a partire dalla provincia di Venezia, con l’area metropolitana policentrica (city region), che riguarda invece la regione del Veneto centrale, a partire dalle città di Padova, Treviso e Venezia (PaTreVe).

di Patrizia Messina
Professore Associato Di Scienza Politica Dell’Università Di Padova

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La città metropolitana: luci e ombre nella storia e nell’attualità di un ente da decenni atteso

Dopo aver ripercorso il tormentato itinerario della disciplina normativa della città metropolitana, l’articolo analizza le caratteristiche principali della normativa attuale, mettendo in evidenza le luci e le molte ombre dell’art. 18 del decreto legge n. 95/2012 e in particolare il suo vizio di fondo: quello di prevedere e disciplinare in modo uniforme la città metropolitana. In particolare, l’articolo si sofferma sugli organi della città metropolitana e sul potere statutario, muovendo dagli aspetti che caratterizzano la nuova istituzione dal punto di vista della definizione del territorio, ritenuta eccessivamente rigida, per poi sviluppare le riflessioni in ordine sia alle funzioni assegnate alle città metropolitane sia alle strutture umane e strumentali ad esse attribuite. Si mettono quindi in evidenza i punti di forza e di debolezza nel modello di governo della città metropolitana e si sviluppano considerazioni relative ai rapporti tra la città metropolitana e i comuni interni ed esterni all’area. L’ultimo punto di riflessione riguarda una visione complessiva del nuovo ente, ipotizzando alcune linee di prospettiva.

di Franco Pizzetti
Già Presidente Dell'Autorità Garante Per La Protezione Dei Dati Personali, Franco Pizzetti è Professore Ordinario Di Diritto Costituzionale A Torino, Docente Alla LUISS Di Roma E Direttore Del Digital Administration Innovation Centre (Dasic) Presso La Link University Di Roma

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La Legge n. 190/2012. Aspetti generali e tutela del denunciante

Il presente contributo è il testo dell’intervento del Procuratore regionale Carmine Scarano in occasione dell’inaugurazione dell’Anno Giudiziario della Corte dei conti del Veneto 2013. In esso il Procuratore prende in esame la Legge 190 del 6 novembre 2012, recante disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità nella pubblica amministrazione, denominata «legge anticorruzione». La mancanza di trasparenza ed ‘eticità’ nella governance, afferma Scarano, ha «un grave ritorno negativo sulla credibilità dell’intero sistema paese». Questa riforma si inserisce dunque nell’ottica di trasparenza e risanamento sostanziale del sistema Italia, «compromesso da una sistematica e diffusa attitudine corruttiva». Essa ha il fine primario di dare esecuzione agli obblighi derivanti dalla Convenzione ONU, detta Convenzione di Merida del 31 ottobre 2003, e dalla Convenzione di Strasburgo del 27 gennaio 1999, alle quali non è stata data attuazione nonostante siano state ratificate. La legge 190 del 2012, in effetti, più che essere un provvedimento specifico sulla corruzione e sui conseguenti reati penali, «è in realtà una legge sulla pubblicità dell’azione amministrativa, sulla disciplina degli incarichi, sui conflitti d’interesse e sulle incompatibilità dei pubblici dipendenti. Solo l’ultima parte prevede la riformulazione dei reati esistenti, l’introduzione di nuove fattispecie di illeciti penali e l’inasprimento delle sanzioni esistenti». Principi cardine sono dunque innanzitutto la responsabilizzazione (ad esempio con l’obbligo di denuncia, con la tutela del dipendente pubblico che denunci illeciti e con l’istituzione di «responsabili della prevenzione della corruzione» nell’ambito dei dirigenti di prima fascia), la prevenzione, il monitoraggio costante e la trasparenza, per garantire il buon andamento e l’imparzialità dell’Amministrazione previsti dall’art. 97 della nostra Costituzione.

di Carmine Scarano
Procuratore Regionale Della Corte Dei Conti Per Il Veneto

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I servizi sociosanitari tra funzione fondamentale dei Comuni e ruolo delle organizzazioni non profit

Il contributo intende evidenziare il ruolo degli enti locali nella definizione degli assetti istituzionali territoriali attraverso cui gestire le funzioni associate, nonché nella programmazione, organizzazione ed erogazione dei servizi sociali e nella realizzazione dell’integrazione socio-sanitaria. In questo senso, l’articolo analizza gli strumenti giuridico-organizzativi a disposizione dei comuni per attivare progettualità e percorsi di integrazione socio-sanitaria in raccordo con le ULSS e il ruolo delle organizzazioni non profit.

di Alceste Santuari
Docente Di Diritto Amministrativo (dei Servizi Sociali) Presso La Laurea Magistrale In Organizzazione, Metodologia E Valutazione Dei Servizi Sociali Della Facoltà Di Sociologia Dell’Università Di Trento

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Il decalogo del buon amministratore

Florilegio della giurisprudenza della Cassazione Penale sui pubblici amministratori Ventitreesimo aggiornamento In questo saggio, il Procuratore della Repubblica di Venezia Luigi Delpino presenta un nuovo aggiornamento delle decisioni della Cassazione Penale in materia di Pubblica Amministrazione.

di Luigi Delpino
Procuratore Presso Il Tribunale Ordinario Di Venezia

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Il decalogo del buon amministratore

Florilegio della giurisprudenza della Cassazione Penale sui pubblici amministratori Ventiquattresimo aggiornamento In questo saggio, il Procuratore della Repubblica di Venezia Luigi Delpino presenta un nuovo aggiornamento delle decisioni della Cassazione Penale in materia di Pubblica Amministrazione.

di Luigi Delpino
Procuratore Presso Il Tribunale Ordinario Di Venezia

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Guida alla legge n. 228 del 2012 "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato" (Legge di stabilità 2013)

Analisi delle principali disposizioni di interesse per la finanza regionale A cura della Segreteria per il Bilancio - Direzione Risorse finanziarie della Giunta regionale del Veneto Premessa La legge di stabilità per il 2013 (legge 24 dicembre 2012, n. 228) si inserisce in un quadro di finanza pubblica per gli anni 2013-2015 che risente delle numerose manovre correttive che si sono susseguite a partire dalla metà del 2011. Il margine positivo tra la previsione tendenziale e l’obiettivo programmatico per l’indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche, emerso nella nota di aggiornamento del Documento di Economia e Finanza (DEF) del settembre 2012, è stato impiegato dalla manovra finanziaria per circa 2,3 miliardi. L’intervento che pesa maggiormente sul saldo di finanza pubblica è la neutralizzazione delle misure sull’aumento delle aliquote IVA (circa 4,4 miliardi nel 2013). Sul fronte del contributo alla manovra, invece, non è stato ridotto bensì aumentato lo sforzo richiesto alle amministrazioni locali in termini di patto di stabilità e di riduzione del finanziamento per la sanità. Se si considerano gli effetti sul 2013 delle manovre degli ultimi anni, dal decreto legge 78/2010 fino alla legge 228/2013, notevole è il contributo al risanamento richiesto agli enti territoriali soprattutto in termini di riduzione delle spese (58% dell’aggiustamento totale realizzato sulle spese nel 2013). La correzione conseguita mediante un aumento delle entrate è stata invece quasi totale appannaggio delle Amministrazioni dello Stato (il 92% dell’aggiustamento totale realizzato sulle entrate nel 2013). Se si considerano le sole Regioni, su di esse nel triennio 2013-2015 ricade quasi la metà della correzione sulle spese, mentre sul lato delle entrate registrano una variazione pari in media all’8% di quella complessiva. Il lavoro intende tracciare un quadro delle principali disposizioni di interesse per la finanza regionale, e per il Veneto in particolare, contenute nella legge di stabilità per il 2013 che, assieme a quelle introdotte dai provvedimenti emanati nel 2011 e dal decreto legge 95/2012 (c.d. Spending review, c.n.v. L. 135/2012), definiscono il quadro di finanza pubblica per gli anni 2013-2015. Tra le principali disposizioni introdotte dalla legge di stabilità per il 2013 si ricordano, come già anticipato, l’ulteriore stretta al patto di stabilità degli enti territoriali per complessivi 1,95 miliardi nel 2013 e la riduzione del concorso statale al finanziamento sanitario di ulteriori 600 milioni per il 2013 e 1.000 milioni dal 2014, che si aggiunge al taglio introdotto dal DL 95/2012 di 1.800 milioni per il 2013, 2.000 per il 2014 e 2.100 dal 2015. Sul fronte degli impieghi, si ricorda la costituzione del fondo per il finanziamento del trasporto pubblico locale, che ha ridotto la disponibilità di risorse libere per le Regioni.

di Direzione Risorse Finanziarie Della Regione Veneto

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