Venerdì 24 Novembre 2017
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Il messaggio d'augurio del Presidente della Regione del Veneto

Saluto la nuova edizione, interamente on-line, della rivista “il Diritto della Regione” edita dalla Regione del Veneto, consapevole che si tratta di un prodotto che nasce dalla grande scuola giuridica della nostra Terra. Da tempo sono convinto che, secondo il monito di J.J.Rousseau, “il cittadino dà il suo consenso a tutte le leggi e che la volontà costante di tutti i membri dello Stato è la volontà generale: è in base a questa che essi sono cittadino liberi”. Dunque, il senso dell’amministrare la cosa pubblica si radica nel dovere di esprimere, attraverso la formazione delle leggi, la volontà dei cittadini che rappresentiamo. Tutto ciò rappresenta il “corpus” di leggi che poi danno luogo alla civiltà nella quale, assieme, viviamo. Guai alla politica quando non rappresenta più la volontà dei cittadini. Avverto quindi la forte responsabilità nell’editare uno strumento che, programmaticamente, si rivolge a una platea ampia di cittadini, di studiosi, di amministratori, di politici e di opinion-maker. Ringrazio chi ha fin qui lavorato a questo strumento editoriale e, in particolare, il professor Mario Bertolissi e saluto, al contempo, il professor Luca Antonini, che lo sostituisce nel delicato ruolo di Direttore Scientifico della Rivista. Ringrazio a uno a uno gli autorevoli componenti del Comitato Scientifico che, con vigore e generosità, offrono la loro competenza per rendere sempre più autorevole questo strumento. Infine, saluto chi, navigando nella Rete, abbia deciso di fermarsi su queste pagine, certo di offrir loro uno strumento di importante approfondimento civile.

di Luca Zaia
Presidente Della Regione Del Veneto

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Messaggio di benvenuto del prof. Luca Antonini, direttore scientifico de "il Diritto della Regione"

“Il Diritto della Regione” è una storica rivista della Regione del Veneto, che assume ora un carattere nuovo, multimediale, online, con uno scopo preciso: quello di essere tempestiva rispetto ai grandi temi dell’attualità. “Il Diritto della Regione” vuole diventare un laboratorio dove si sviluppa un pensiero sulle riforme, si lanciano tematiche nuove e si cerca di misurarsi con le sfide che il nostro Paese deve affrontare. Da questo punto di vista, la rivista si avvale di un Comitato scientifico di altissimo livello, che è funzionale a guidare questo dibattito. Un dibattito che parte dal Veneto ma che vuole allargarsi a livello nazionale. L’occasione di questo saluto mi consente di esprimere un sentito ringraziamento per tutto il lavoro svolto nell’ambito della precedente versione de “Il Diritto della Regione” al Prof. Mario Bertolissi, cui personalmente devo molto in termini scientifici e con il quale, sulle riforme e sul resto, è sempre vivo un confronto sincero, amicale e franco, ricco di creatività e di provocazioni nella comune e appassionata ricerca, nel rispetto della propria diversità, di un valore spesso poco considerato: il bene della gente comune.

di Luca Antonini
Direttore Scientifico Della Rivista Giuridica Della Regione Del Veneto "Il Diritto Della Regione", Luca Antonini è Avvocato E Professore Ordinario Di Diritto Costituzionale All’Università Di Padova. Presiede La Commissione Per L'attuazione Del Federalismo Fiscale Ed è Capo Dipartimento Per Le Riforme Costituzionali.

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Ripensare i diritti in una società plurale

Avevamo chiesto al Cardinale Angelo Scola, Patriarca di Venezia, un suo contributo sul tema del diritto in una società plurale e, quindi, della sussidiarietà. Lo avevamo chiesto in epoca non sospetta, cioè qualche tempo prima che giungesse la notizia del suo prossimo trasferimento nell’Arcidiocesi di Milano. Il Patriarca ci ha inviato una sua prolusione di qualche tempo fa preparata sul tema proposto. Ci ha autorizzato a pubblicarla, e questo è per noi motivo di gratitudine nei confronti del Cardinal Scola. Ciò ci dà anche la possibilità di salutarlo con affetto e di rendere il merito dovuto a un Pastore della Chiesa veneziana e a un grande intellettuale europeo.

di Angelo Scola
Patriarca Di Venezia

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Il Gabinetto ed il suo responsabile

“Suscita curiosità, in pieno primo decennio del XXI secolo, l’utilizzo nella Pubblica Amministrazione di una professionalità che ha origini sufficientemente risalenti per approfondirne l’attualità: l’istituto del Gabinetto e del suo responsabile.” Lo scrive Romano Morra, Capo di Gabinetto del Comune di Venezia, il quale in questo breve saggio ci racconta questa importante figura istituzionale, la cui essenza risiede proprio nella “fiduciarietà” della sua funzione. L’avvocato Morra illustra le radici storiche del Capo di Gabinetto, in Italia, in Francia e in Inghilterra, e la sua evoluzione nei secoli, fino ad arrivare ai giorni nostri. Si descrivono le sue funzioni nella realtà italiana, a vari livelli, e nel contesto internazionale, evidenziandone le differenze. In chiusura, la risposta all’interrogativo posto nel titolo è che la figura giuridica del Gabinetto e del suo responsabile costituisce uno snodo fondamentale “tra la machina organizzativa di un ente o organismo e i rappresentanti democratici che sovrintendono la sua politica”. Tenendo bene a mente che il fine dell’Amministrazione è sempre il medesimo: l’interesse del cittadino.

di Romano Morra
Capo Di Gabinetto Del Comune Di Venezia

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Amministrazione
Diritto Penale
Giurisprudenza Penale
Il decalogo del buon amministratore

In questo breve saggio, il Procuratore della Repubblica di Venezia Luigi Delpino ci presenta un nuovo aggiornamento delle decisioni della Cassazione Penale in materia di Pubblica Amministrazione. Innanzitutto il reato di abuso d’ufficio, e poi i reati contro l’onore, la corruzione e la concussione, il peculato e la malversazione. Una guida preziosa per continuare ad improntare la propria attività amministrativa alla trasparenza ed alla correttezza della pubblica funzione.

di Luigi Delpino
Procuratore Presso Il Tribunale Ordinario Di Venezia

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Enti Locali
Enti locali e dissesto

Il dissesto degli enti locali è diventato tema di grande attualità, a causa da un lato della grave crisi economica che ha travolto anche l’Italia, compreso il Veneto, e dall'altro lato in ragione dell'approvazione delle riforme sul federalismo che occupano Governo e Parlamento,. Che cos’è lo stato di dissesto? Quali effetti produce? Come avviene il risanamento del bilancio dell’ente? L’Autore risponde ai quesiti, collocando i temi toccati nella più ampia affresco del federalismo fiscale e della riforma del Titolo V Parte seconda della Costituzione: in questa prospettiva non appare semplice conciliare la nuova autonomia di entrata e di spesa degli enti locali con l’intervento risanatore statale. Eppure è noto come alcuni enti non siano in grado di riequilibrare i loro bilanci senza l’intervento dello Stato . Insomma, anche in questa materia l’attuazione della riforma costituzionale dovrà tener conto del principio della responsabilità dell’ente che sempre si deve accompagnare al riconoscimento di autonomia.

di Carola Pagliarin
Professore Associato Confermato Di Contabilità Pubblica Presso Il Dipartimento Di Diritto Pubblico, Internazionale E Comunitario Dell'Università Degli Studi Di Padova

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Federalismo
La 'rivoluzione' parte dal Veneto: il federalismo a geometria variabile

La Costituzione italiana, nella quale tutti i cittadini si riconoscono, contiene in sé gli elementi per dare una forma nuova all’apparato dello Stato, consentendo a questo Paese di raccogliere la sfida della modernità. Alcuni di questi elementi, però, sono stati fino ad oggi lasciati sulla carta. E l’Italia è caratterizzata da un sistema istituzionale ancora incompiuto.

di Luca Antonini
Direttore Scientifico Della Rivista Giuridica Della Regione Del Veneto "Il Diritto Della Regione", Luca Antonini è Avvocato E Professore Ordinario Di Diritto Costituzionale All’Università Di Padova. Presiede La Commissione Per L'attuazione Del Federalismo Fiscale Ed è Capo Dipartimento Per Le Riforme Costituzionali.

 
 
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Europa
Rapporti tra Regioni e Unione Europea

Il rapporto tra le regioni e l’Unione europea e la possibilità di una partecipazione più attiva degli organismi regionali nel processo normativo comunitario: questo il fulcro dell’articolo di Maria Antonietta Greco. Le regioni negli ultimi anni sono state progressivamente coinvolte nelle fasi di implementazione e di elaborazione delle politiche e delle azioni della Comunità europea. Partendo dalla riforma del Titolo V della Costituzione, che ha determinato una trasformazione nei rapporti tra lo Stato, le regioni e l’Unione europea, l’analisi si concentra sulla cosiddetta “fase ascendente indiretta”: quella parte del processo decisionale comunitario cui possono partecipare le regioni stesse, in funzione di una azione più incisiva a livello comunitario. Nell’articolo si mettono in evidenza i punti critici degli strumenti attualmente a disposizione. E si suggerisce poi un modello che consenta un reale sviluppo di questa importante possibilità, per la Regione Veneto in primo luogo, di incidere sul processo normativo comunitario, con un forte coinvolgimento sia della Giunta sia del Consiglio regionali.

di Maria Antonietta Greco
Dirigente Regionale Presso La Direzione Delle Riforme Istituzionali E Processi Di Delega

 
 
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Storia delle Istituzioni Venete
Introduzione al saggio di Roberto Bragaggia 'Tra «LEGGI ET PRIVILEGGI»'

Nel corso del secolo XV Venezia estese progressivamente i suoi domini verso occidente, costituendo quello che da allora sarebbe stato denominato stato da terra. Grandi e piccoli centri, comunità di villaggio, giurisdizioni signorili, ciascuno dotato di una propria fisionomia istituzionale, entrarono a far parte di un mondo composito, nell’ambito del quale il grande centro dominante si sarebbe posto come punto di riferimento privilegiato: un mondo provvisto di significati simbolici e politici che, nonostante le sostanziali trasformazioni dei secoli seguenti, avrebbero a lungo conservato la loro matrice originaria.

di Claudio Povolo
Docente Di Storia Delle Istituzioni Politiche All’Università Ca’ Foscari Di Venezia

 
 
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Storia delle Istituzioni Venete
Tra «LEGGI ET PRIVILEGGI»

Una minuziosa ricostruzione dei rapporti tra la Repubblica di Venezia e quello spazio “politico, composito, giurisdizionale, frammentato, suddiviso in centinaia d’insediamenti” noto come lo Stato di Terraferma, i cui limiti geografici si spingevano dall’Isonzo all’Adda e verso il Po, lambendo a nord e ad est le terre imperiali, ad ovest il ducato milanese, a sud il marchesato di Mantova e il ducato ferrarese, per poi spingersi in seguito fino allo Stato pontificio. La graduale definizione di spazio e territorio della Serenissima è dunque il cuore del puntuale saggio storico di Roberto Bragaggia, il quale si è sempre occupato, nei suoi studi, di comprendere quale ruolo politico ebbero le comunità di villaggio della Repubblica di Venezia nei processi di territorializzazione del potere, in particolare di quelle alpine. La montagna rappresenta, infatti, un'area di confine strategica per gli equilibri politici della Serenissima. Bragaggia ha studiato dapprima i cosiddetti Territori, ossia gli organismi di rappresentanza collettivi dei distretti urbani di fronte ai governi cittadini e alle istituzioni, per poi approdare a indagare le singole realtà comunitarie. In modo particolare, si è soffermato sulle comunità di villaggio bellunesi (le Regole), sull'uso che facevano delle risorse (pascoli e boschi), e sui controversi rapporti con la città di Belluno. Per analizzare le singole situazioni, ha studiato le forme di conflitto che si generavano per l'uso dei beni comunali, il ruolo giocato da Venezia in queste liti con la sua macchina giudiziaria sempre in fervente movimento, e gli attori che a vario titolo le animavano contendendosi il territorio. Ne emerge un progressivo affinamento dell’apparato giuridico veneziano e la creazione di istituti sempre più articolati. Uno fra tutti, il Magistrato sopra beni comunali, che con la sua intensa attività di arbitro contribuì attivamente alla definizione del demanio della Serenissima. Ciò che colpisce, in questo excursus storico-giuridico, è l’inalterata capacità della Repubblica di Venezia di esercitare con fermezza la propria autorità preservando però, nei limiti del possibile, le prerogative e gli usi delle comunità. Una lezione di “equitas” che può essere valida ancora oggi per chi è chiamato a governare.

di Roberto Bragaggia
Operatore Bibliotecario Nelle Biblioteche Del Comune Di Mira (Ve), Conduce Studi Storiografici Sulla Repubblica Di Venezia

 
 
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Note
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Amministrazione
Giurisprudenza Amministrativa
Il danno all'immagine pubblica

Per le pubbliche amministrazioni “il bene immagine è fondamentale, perché negli Stati contemporanei democratici esso contribuisce a garantire il rispetto reciproco tra i cittadini e le istituzioni, o tra i governanti e i governati, che è condizione per il corretto funzionamento della democrazia e delle sue regole”. È quanto scrive Alberto Mingarelli, Vice Procuratore Generale presso la Procura regionale per il Veneto della Corte dei Conti, in questo commento a una recente e innovativa sentenza della Sezione giurisdizionale della Toscana, in materia di danno all’immagine pubblica. La sentenza affronta un’ipotesi di danno all’immagine dello Stato in presenza di un reato diverso da quelli contro la Pubblica amministrazione che, secondo un primo orientamento delle sezioni giurisdizionali della Corte dei Conti, sembravano gli unici risarcibili, giungendo a una conclusione diversa. La sentenza della Sezione giurisdizionale toscana, oltre a rifarsi a un principio di autonomia, in base al quale il giudice conserva “il potere-dovere di interpretare in piena autonomia”, ridimensiona la decisione della Corte costituzionale che nel 2010 era intervenuta in merito, e mette in rilievo che il bene immagine deve essere tutelato sempre e comunque, non solo nei casi dei reati contro la Pubblica amministrazione. Sarebbe, quindi, illogica l’esclusione della risarcibilità del danno all’immagine per tutti i reati comuni, come nel caso esaminato in questa nota. Come scrive Mingarelli, “i reati comuni possono apparire anche più odiosi e lesivi della fiducia nelle istituzioni dei cittadini degli stessi reati contro la pubblica amministrazione, che certo non meritano sconti.”

di Alberto Mingarelli
Vice Procuratore Generale Presso La Procura Regionale Per Il Veneto Della Corte Dei Conti

 
 
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Idee e Opinioni
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Federalismo
Per una biografia del federalismo

Consideriamo utile tracciare una sorta di “biografia del federalismo”, una ricerca storica di quella forma di governo di uno Stato che, in modalità differenti, si è concretizzata nel corso dei secoli e nelle diverse regioni del mondo sempre, però, mantenendo, il suo tratto distintivo nella divisione delle competenze e nella conseguente responsabilizzazione delle parti coinvolte, fossero esse Stati e potestà federate o popolazioni e culture incluse in un unico Stato. Un’operazione, questa sintesi a un tempo storico-giuridica, sociale a politica, tutt’altro che semplice e che non può prescindere, in aggiunta, da un’analisi complessa sull’efficacia o meno delle politiche federaliste attuate e tuttora in vigore nei diversi Paesi.

di Erminio Vanin
Giornalista

 
 
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Saggi
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Legislazione
Regione
Storia delle Istituzioni Venete
Le proprietà collettive nella montagna del Veneto

L’istituto delle proprietà collettive ha radici storiche molto antiche, e la letteratura giuridica da tempo ne discute. Anche la montagna veneta è da secoli contraddistinta dalla presenza degli antichi nuclei familiari che gestiscono queste terre, spesso con alterne vicende, come dimostra il passaggio dalla Repubblica di Venezia al dominio austriaco e allo Stato italiano. Senz’altro, le leggi del secondo dopoguerra hanno dato riconoscimento a questi istituti, in particolare nel bellunese. Anche nel territorio dell’Altopiano di Asiago si sono formati dei comitati per il riconoscimento e la ricostituzione delle antiche “Vicinie”. Il riconoscimento è subordinato ad un atto della Regione, la quale, per il momento, lo ha negato. E il ricorso presentato al Tribunale amministrativo regionale del Veneto non ha conseguito l’esito sperato: nel 2010, il giudice amministrativo ha avallato la volontà della Regione. L’unica via possibile è un riconoscimento ad hoc con legge regionale. Questo cammino è stato iniziato dal Consiglio regionale del Veneto con un progetto di legge del 2008, ma si è ancora in attesa della sua approvazione. Il progetto si compone di un solo articolo: a parte il riconoscimento delle antiche Vicinie nel comma 2, il comma 3 identifica il patrimonio delle stesse con i «beni agro-silvo-pastorali attualmente amministrati dai Comuni di Asiago, Conco, Enego, Foza, Gallio, Lusiana, Roana, Rotzo […], nonché i beni immobili acquistati con i proventi derivanti dall’utilizzo dei beni delle Vicinie finora amministrati dai Comuni». Si tratta di una formula di riconoscimento che pone a carico delle Regole un ufficio non facile: la gestione del territorio agro-silvo-pastorale, la sua rivalutazione, le decisioni sugli investimenti finalizzate allo sviluppo di questo territorio e compatibilmente con la preservazione dell’ambiente, di cui peraltro, da tempo, sono artefici le Regole bellunesi. Questo saggio propone dunque una riflessione su queste tematiche, anche per capire quale può essere il futuro di una parte importante della realtà montana del Veneto.

di Massimo Rinaldi
Cultore Della Materia In Diritto Pubblico Comparato Presso La Facoltà Di Scienze Politiche Dell’Università Degli Studi Di Padova

 
 
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Amministrazione
Giurisprudenza Amministrativa
Appalti con lavoro a progetto

Di lavoro e di retribuzioni si occupa la nota di Massimo Spagnuolo ad una sentenza del Consiglio di Stato del novembre del 2010. La possibilità di corrispondere al personale assunto con contratto a progetto una retribuzione non vincolata ai contratti nazionali per il lavoro subordinato è alla base della decisione del Consiglio di Stato di dichiarare illegittima l’esclusione di una società da una gara di appalto, di cui era risultata vincitrice. La vicenda: un Comune aveva indetto una gara di appalto per affidare un servizio quadriennale. Una società aveva vinto la gara perché la sua offerta risultava la più conveniente. La Commissione di gara decideva poi di verificare come mai quell’offerta fosse così economica rispetto alle altre. La stessa commissione disponeva di escludere dalla gara la società che aveva vinto, poiché “non risultava congrua sotto il profilo economico del personale”: si riteneva infatti che le retribuzioni dovute al personale non potessero essere inferiori ai minimi salariali previsti nel contratto collettivo nazionale di lavoro del settore commercio applicato dalla Società ai propri lavoratori assunti con contratto di lavoro subordinato. Ma il Consiglio di Stato ha poi ritenuto illegittima questa decisione, e la società è stata risarcita, dal momento che nel frattempo il servizio era terminato.

di Massimiliano Spagnuolo
Segretario Generale E Direttore Generale Del Comune Di Cavarzere (Ve) E Brendola (Vi), è Inoltre Membro Del Centro Italiano Di Ricerca Giuridico Amministrativa (C.I.R.G.A.)

 
 
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Legislazione
Regione
Nuove norme per la bonifica e tutela del territorio: una bonifica dimezzata ?

L'articolo si propone una rilettura – per taluni aspetti anche in chiave critica – del percorso che ha segnato la definizione di una nuova disciplina in materia di bonifica e tutela del territorio, offrendo una rassegna delle opzioni tecniche e delle soluzioni politico-istituzionali emerse durante il suo articolato e complesso iter di esame ed approvazione. La consapevolezza del mutamento intervenuto nella funzione di bonifica (potremmo dire imposto dal processo di urbanizzazione e dalle modificazioni delle condizioni climatiche ed ambientali), l'emergere e il sistematizzarsi del ruolo di nuovi soggetti giuridici, quali gli enti gestori del servizio idrico integrato, la resistenza, protrattasi per più legislature ad affrontare organicamente il problema della definizione dei rispettivi ruoli, il generarsi e diffondersi di un movimento di protesta contro le complessità di un regime normativo ritenuto responsabile di un sistema di “doppia imposizione” a carico degli immobili urbani allacciati alla pubblica fognatura, hanno indubbiamente costituito un limite nella capacità delle istituzioni di comunicare ruolo e significato della esperienza consortile. Un limite che ha finito per mettere in discussione – e si ritiene impropriamente – la funzione stessa della bonifica e la sua attualità insieme ai soggetti che ne sono stati, storicamente, gli interpreti più qualificati. Al legislatore della ottava legislatura regionale la responsabilità ed il merito di aver voluto affrontare tale tema, individuando un percorso, forse complesso ed articolato, ma oramai ineludibile, per la sua definizione. Sottesa a tale ricostruzione certo trasparirà la personale convinzione che ha animato gli autori: la perdurante attualità e la insostituibilità delle funzioni di governo del territorio che la attività di bonifica riveste; e ciò a prescindere sia dal giudizio in ordine ai soggetti – i Consorzi di bonifica – che tale ruolo sono stati e sono tutt'ora chiamati ad assolvere, sia dall'assetto istituzionale che il legislatore ha voluto, e nel tempo vorrà, conferire all'esercizio di tali funzioni, sempre più chiamate, come ricorda la Corte Costituzionale, a “corrispondere a preminenti interessi pubblici facenti capo alle comunità territoriali nel loro complesso più che a singole categorie di soggetti privati”.

di Francesco Brichese E Carlo Giachetti
Francesco Brichese Dirigente Responsabile Della Segreteria Della IV Commissione Consiliare, Competente In Materia Di Agricoltura, Foreste, Pesca E Bonifica Del Consiglio Regionale Del Veneto. Carlo Giacchetti Dirigente Direzione Assistenza Legislativa Commissioni Presso Consiglio Regionale Del Veneto

 
 
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Giurisprudenza Costituzionale
Osservatorio sulla giurisprudenza costituzionale

Nei mesi di maggio e giugno 2010 si segnalano 30 sentenze della Corte Costituzionale d’interesse per le Regioni e Province autonome, oltre la sentenza n. 199 che ha dichiarato cessata la materia del contendere, la sentenza n. 200 con la quale è stata dichiara inammissibile la questione sollevata per genericità dei profili di incostituzionalità denunciati, e la sentenza n. 208 che dichiara inammissibile un ricorso promosso da una Regione nei confronti di una disposizione statale, per errata notifica dell’atto introduttivo del giudizio. Nello stesso periodo sono 13 i giudizi che si sono conclusi con ordinanza: 6 per cessazione della materia del contendere a seguito di successivi interventi di adeguamento da parte dei legislatori regionali, 6 per l’estinzione del giudizio a seguito di rinuncia e, in un caso, per inammissibilità della questione sollevata.

di Gilberto Ferro
Funzionario Dell’Ufficio Legislativo Della Giunta Regionale Del Veneto

 
 
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Storia delle Istituzioni Venete
La camera dei confini e la difesa del dominio veneto nel secondo settecento

Cos’è un confine? Un concetto antropologico, ambientale e culturale prima ancora che giuridico e politico. Ed esso si differenzia da quello di ‘frontiera’ e, ancora, da quello di ‘borderland’ (‘margine’): una differenziazione che si dipana nel corso dei secoli, dall’Impero romano fino almeno alla nascita delle moderne potenze europee. Questa la premessa dalla quale parte il saggio storico di Mauro Pitteri per analizzare la questione dei confini nella Repubblica di Venezia, in particolare all’indomani delle Guerre d’Italia. Se fino ad allora si era “demandata la soluzione delle questioni confinarie ai pubblici rappresentanti delle province o si era tollerato l’autonomo agire delle comunità locali”, i nuovi assetti geopolitici diedero nuova rilevanza ai confini e ai metodi per definirli. La “tattica dilazionatoria” assunta fino ad allora non poteva più reggere “di fronte alle ambizioni dell’Impero asburgico, della Spagna e della Chiesa della Controriforma”. Pitteri illustra quindi la nascita e l’evoluzione di quella fondamentale istituzione della Repubblica di Venezia che fu la Camera dei Confini, con la creazione della figura del Sopraintendente, di assoluta rilevanza per la gestione veneta. Gradualmente questo incarico assunse sempre maggiore importanza, e nel XVIII secolo divenne un ufficio stabile, cui si richiedevano requisiti ben precisi: doveva essere un senatore tra i più influenti, di esperienza internazionale, già ambasciatore presso una delle corti estere. Durante il Settecento, in tutta Europa, si assisteva intanto a un processo di sistemazione dei confini dello Stato che tendeva a uscire dall’occasionalità del Seicento, quando ancora le porzioni di territorio erano delimitate dai Principi solo in seguito all’insorgere dei conflitti. Nel XVIII secolo, “le liti di confine assunsero un carattere di rilevanza pubblica, abbandonando quello prevalentemente locale che avevano avuto in precedenza”. In questo ambito si inserisce anche l’imponente opera della Repubblica che, con i suoi Sopraintendenti, partecipò a questo movimento generale europeo di regolazione dei confini. E la sua opera costituì certamente un tassello importante di questa “storia dello spazio che si stava trasformando in territorio” di cui parla Pitteri. Cominciava quella che l’autore definisce la “stagione dei Trattati”: oltre alla Santa Sede, di fondamentale importanza fu il rapporto costante con l’Impero asburgico. Fu in questo periodo che si mise mano alla riforma della Camera dei confini: priva com’era di un vero esercito, e costretta alla neutralità disarmata, era determinante per la sicurezza della Repubblica disporre di un istituto efficiente che accorciando la catena del comando abbreviasse i tempi. “Il caso veneto – scrive Pitteri – dimostra che la manifestazione del confine non fu solo un frutto delle nuove spinte nazionalistiche degli stati monarchici, ma, nel caso dei principati e delle repubbliche più piccoli, che si trovavano a confinare con una grande potenza, fu un’esigenza dovuta alla loro stessa tutela. Il principe più debole trovava una garanzia alla sua sopravvivenza da un’esatta e condivisa demarcazione del suo dominio”. In questo contesto si contraddistinse l’opera di alcuni sopraintendenti, tra cui quella in particolare quella di Andrea Tron. In chiusura, Pitteri invita a leggere gli eventi che portarono alla caduta della Repubblica alla luce della lotta veneziana contro la perdita dell’indipendenza: una lotta condotta anche attraverso questa imponente opera di confinazione. Dopo la Pace di Presburgo (1805), con l’annessione al Regno d’Italia francese, il sistema veneto fu definitivamente abbandonato, e la competenza sui confini fu sottratta al governo di un magistrato civile per essere affidata a un organo militare. Nel nuovo assetto napoleonico, i limiti dello Stato erano intesi soprattutto come barriere da sottoporre a sorveglianza, e per delimitare le nuove conquiste era molto più semplice servirsi di carte geografiche, separando con un tratto di penna i diversi territori, senza tener conto della popolazione locale e dei suoi diritti. Ma il loro limite, in montagna e in alcune parti del piano presso i fiumi, rimase intatto, ed è una delle più importanti eredità lasciateci dagli antichi governanti.

di Mauro Pitteri
Insegnante, Svolge Attività Di Ricerca Storica, In Particolare Sulla Repubblica Di Venezia E La Terraferma

 
 
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Federalismo
Regione
La disciplina regionale sul demanio marittimo tra vincoli comunitari e legge statale

La necessità di adeguare l’ordinamento interno ai principi comunitari in tema di libertà di stabilimento e tutela della concorrenza, in particolare quelli contenuti nella Direttiva Bolkestein: da questa esigenza nascono i diversi interventi del legislatore statale e regionale in tema di occupazione e uso del demanio marittimo. Antonio Greco, professore a contratto di diritto pubblico, affronta un tema di estrema attualità, analizzando questo percorso a partire dal cosiddetto Decreto Milleproroghe, per poi passare al ruolo e alle attività poste in essere dalle regioni che, oggi, ancor più in ragione di quanto prevede l’articolo 19 della Legge delega sul Federalismo fiscale, sono chiamate a intervenire in materia. Greco si sofferma in particolare sulla legge regionale recentemente approvata dal Veneto che si presenta assai più articolata rispetto a quelle di altre realtà regionali. Vengono poi illustrati i punti sui quali la Commissione europea ha mosso ulteriori rilievi all’Italia, e la soluzione – “un nuovo e repentino, quanto timido intervento”, lo definisce Greco – elaborata a livello nazionale, con una circolare interpretativa del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Si evidenzia, quindi, la contraddittorietà di alcune censure di costituzionalità sollevati nei confronti di diverse leggi regionali, dal momento che – così è nel caso del Veneto – si riscontra “la piena conformità della normativa regionale alla successiva interpretazione offerta dalla circolare interpretativa del Ministero dei trasporti”. In realtà questa contraddizione può fungere da motivo, come suggerisce Greco, di una riflessione sulla “tenuta comunitaria” della legislazione nazionale. Si analizza, quindi, la “novella in itinere”, dal Decreto sviluppo al disegno di Legge Comunitaria, evidenziandone i punti ancora critici. Infine, si suggeriscono alcune possibili soluzioni a problemi tutt’ora aperti come, per il legislatore regionale, la definizione precisa di “arenile” e le questioni legate al diritto di superficie.

di Antonio Greco
Avvocato, Professore Di Diritto Pubblico All’Università Di Trieste

 
 
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Giurisprudenza Amministrativa
Rassegna di Giurisprudenza Amministrativa - Tar


di Comitato Scientifico

 
 
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Giurisprudenza Amministrativa
Rassegna di Giurisprudenza Amministrativa - Consiglio di Stato


di Comitato Scientifico