Domenica 23 Luglio 2017
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Il decalogo del buon amministratore. Florilegio della giurisprudenza della Cassazione Penale sui pubblici amministratori

Abstract: In questo saggio, il Procuratore della Repubblica di Venezia Luigi Delpino presenta un nuovo aggiornamento delle decisioni della Cassazione Penale in materia di Pubblica Amministrazione. SOMMARIO: Premessa: La nuova figura di «Induzione indebita a dare o promettere utilità» – A) Nozione e funzione della norma – B) Soggetto attivo e condotta punita; in particolare: l'induzione e le varie modalità del suo atteggiarsi – C) Una particolare forma di induzione individuata sotto il vigore del precedente testo dell'art. 317: la c.d. «concussione ambientale» – D) Elemento soggettivo; consumazione; tentativo; circostanza attenuante; concorso con altri reati – E) Differenze dal delitto ex art. 317 e questioni di diritto intertemporale – F) Pena ed istituti processuali

di Luigi Delpino
Procuratore Presso Il Tribunale Ordinario Di Venezia


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La gestione associata di funzioni e servizi comunali, il manuale (Parte II)

Viene pubblicato in questo numero il secondo numero del manuale La gestione associata di funzioni e servizi comunali – Manuale d’uso – Seconda parte, la cui prima parte era stata pubblicata nel numero 1-2/2012. Il Manuale è stato realizzato con il contributo concesso dalla Regione del Veneto e la collaborazione scientifica della Direzione Regionale Enti Locali, Persone Giuridiche, Controllo Atti dal Dipartimento di Diritto Pubblico, Internazionale e Comunitario dell'Università di Padova all’interno del progetto “L’attuazione dell’obbligo di gestione associata di funzioni e servizi comunali”, che vede come partner Unindustria Treviso.

di Stefano Solari, Elisabetta Vigato, Gianluigi Sbrogio', Mario Vendramini
Stefano Solari: Professore Associato Di Economia Politica Presso Il Dipartimento Di Scienze Economiche E Aziendali Dell'Università Di Padova. Elisabetta Vigato: Dottore Di Ricerca In Diritto Costituzionale E Assegnista Di Ricerca Presso Il Dipartimento Di Diritto Pubblico, Internazionale E Comunitario Dell'Università Di Padova, Elisabetta Vigato è Autrice Di Diverse Pubblicazioni E Relatrice Di Conferenze E Seminari In Materia Di Federalismo Fiscale E Gestioni Associate Di Funzioni E Servizi Comunali. Gianluigi Sbrogiò: Consulente Area Contabile Per Kibernetes S.r.l., Silea (Tv). Mario Vendramini: Vice Segretario Comunale, Membro Del Nucleo Di Valutazione E Consulente Presso Enti Locali.


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Ampliamento del nucleo familiare nell’edilizia residenziale pubblica e successione della legge regionale nel tempo

La tematica che si affronta riguarda il profilo degli effetti temporali dell’art. 13, 3° comma, lett. e) della Legge regionale veneta del 2 aprile 1996 n. 10 (“Disciplina per l’assegnazione e la fissazione dei canoni di edilizia residenziale pubblica”)

di Giovanni Dalla Pria
Dirigente Dell’Ufficio Del Difensore Civico Regionale Del Veneto


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Nota a sentenza n. 287 del 2012 della Corte Costituzionale. Competenza nella regolamentazione dei tirocini non curriculari

Abstract: La Corte Costituzionale è stata chiamata a pronunciarsi sulla legittimità dell’articolo 11 del decreto-legge n. 138/2011 (Ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo) convertito, con modificazioni, dalla legge n. 148/2011. L’articolo aveva per oggetto la disciplina dei tirocini formativi c.d. extracurriculari.Il giudizio di legittimità è stato promosso, con autonomi ricorsi, dalle Regioni Toscana, Emilia-Romagna, Liguria, Umbria e dalla Sardegna: le cinque Regioni hanno proposto questione di legittimità costituzionale con riguardo agli art. 117, quarto e sesto comma, 118 e 117 della Costituzione, in combinato disposto con l’art. 10 della legge costituzionale 18 ottobre 2001 n. 3 (Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione). La sentenza di incostituzionalità ribadisce l’esclusiva competenza normativa in materia alle Regioni e questa, però, travolge solamente l’articolo 11 del decreto legge 138/2011, senza che tali effetti siano automaticamente estesi a qualsiasi altra norma. I principi generali delineati in materia dall’articolo 18 della legge 196/1997 rimangono vigenti ed hanno una efficacia immediatamente sostitutiva e diretta applicazione laddove manca la normativa regionale.

di Luisa Perich
Responsabile Sportello Del Lavoro Dell'Università Degli Studi Di Trieste


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La Legge n. 190/2012. Aspetti generali e tutela del denunciante

Il presente contributo è il testo dell’intervento del Procuratore regionale Carmine Scarano in occasione dell’inaugurazione dell’Anno Giudiziario della Corte dei conti del Veneto 2013. In esso il Procuratore prende in esame la Legge 190 del 6 novembre 2012, recante disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità nella pubblica amministrazione, denominata «legge anticorruzione». La mancanza di trasparenza ed ‘eticità’ nella governance, afferma Scarano, ha «un grave ritorno negativo sulla credibilità dell’intero sistema paese». Questa riforma si inserisce dunque nell’ottica di trasparenza e risanamento sostanziale del sistema Italia, «compromesso da una sistematica e diffusa attitudine corruttiva». Essa ha il fine primario di dare esecuzione agli obblighi derivanti dalla Convenzione ONU, detta Convenzione di Merida del 31 ottobre 2003, e dalla Convenzione di Strasburgo del 27 gennaio 1999, alle quali non è stata data attuazione nonostante siano state ratificate. La legge 190 del 2012, in effetti, più che essere un provvedimento specifico sulla corruzione e sui conseguenti reati penali, «è in realtà una legge sulla pubblicità dell’azione amministrativa, sulla disciplina degli incarichi, sui conflitti d’interesse e sulle incompatibilità dei pubblici dipendenti. Solo l’ultima parte prevede la riformulazione dei reati esistenti, l’introduzione di nuove fattispecie di illeciti penali e l’inasprimento delle sanzioni esistenti». Principi cardine sono dunque innanzitutto la responsabilizzazione (ad esempio con l’obbligo di denuncia, con la tutela del dipendente pubblico che denunci illeciti e con l’istituzione di «responsabili della prevenzione della corruzione» nell’ambito dei dirigenti di prima fascia), la prevenzione, il monitoraggio costante e la trasparenza, per garantire il buon andamento e l’imparzialità dell’Amministrazione previsti dall’art. 97 della nostra Costituzione.

di Carmine Scarano
Procuratore Regionale Della Corte Dei Conti Per Il Veneto


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Incontri di diritto amministrativo. Seminari formativi realizzati dalla Provincia di Treviso

Tutti gli attori della società italiana (dalle istituzioni agli operatori economici) ritengono da tempo che il rilancio dell’economia ed anche della qualità della vita passi attraverso una radicale modernizzazione della pubblica amministrazione, finalizzata alla riduzione dei costi di gestione della “macchina” e alla sua maggiore produttività in termini di atti e risultati, e tesa anche a ridurre i freni che l’intromissione della pubblica amministrazione stessa nelle attività private produce. Un’ulteriore voce di costo che è stata denunciata e che è presa di mira è quella del fenomeno della corruzione. Negli ultimi anni si sono moltiplicati gli interventi normativi su tali fronti. Ne sono derivate profonde modificazioni all’assetto di istituti importanti quali la responsabilità del funzionario, i tempi del procedimento, la conferenza di servizi, gli incarichi dirigenziali, incarichi esterni, compatibilità con attività esterne, trasparenza. La massa di norme introdotte soprattutto nell’ultimo periodo impone il riordino del quadro normativo, essenziale per l’operatività di tutte le amministrazioni.

di Redazione


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Il decalogo del buon amministratore

Florilegio della giurisprudenza della Cassazione Penale sui pubblici amministratori Ventiquattresimo aggiornamento In questo saggio, il Procuratore della Repubblica di Venezia Luigi Delpino presenta un nuovo aggiornamento delle decisioni della Cassazione Penale in materia di Pubblica Amministrazione.

di Luigi Delpino
Procuratore Presso Il Tribunale Ordinario Di Venezia


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Riforme istituzionali e governo dell’area vasta come strategia di sviluppo del territorio: tra deficit democratico e percorsi partecipativi

Il processo di globalizzazione ha radicalmente trasformato le condizioni che incidono sulla competitività, ponendo sotto una luce nuova la dimensione territoriale. Come sottolineano infatti diversi autori a questo riguardo (Bassetti 2007; Bonomi e Masiero 2014), la globalizzazione non è un fenomeno che attiene solo all’economia e ai mercati finanziari, ma riguarda l’intero sistema delle relazioni e delle interconnessioni che incidono sulla costruzione sociale del territorio: «Oggi, la nostra dimensione di riferimento è quella della mobilità estrema che riduce notevolmente il nostro tempo e spazio di percorrimento e fruizione, e in una logica siffatta il concetto del territorio cambia pure radicalmente. Infatti, un conto è considerare il territorio da un punto di vista di spazio limitato e di sostanziale stanzialità, e tutto un altro conto è guardare allo stesso territorio a partire da un’ipotesi di mobilità generale»

di Patrizia Messina
Professore Associato Di Scienza Politica Dell’Università Di Padova


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Guida alla legge n. 228 del 2012 "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato" (Legge di stabilità 2013)

Analisi delle principali disposizioni di interesse per la finanza regionale A cura della Segreteria per il Bilancio - Direzione Risorse finanziarie della Giunta regionale del Veneto Premessa La legge di stabilità per il 2013 (legge 24 dicembre 2012, n. 228) si inserisce in un quadro di finanza pubblica per gli anni 2013-2015 che risente delle numerose manovre correttive che si sono susseguite a partire dalla metà del 2011. Il margine positivo tra la previsione tendenziale e l’obiettivo programmatico per l’indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche, emerso nella nota di aggiornamento del Documento di Economia e Finanza (DEF) del settembre 2012, è stato impiegato dalla manovra finanziaria per circa 2,3 miliardi. L’intervento che pesa maggiormente sul saldo di finanza pubblica è la neutralizzazione delle misure sull’aumento delle aliquote IVA (circa 4,4 miliardi nel 2013). Sul fronte del contributo alla manovra, invece, non è stato ridotto bensì aumentato lo sforzo richiesto alle amministrazioni locali in termini di patto di stabilità e di riduzione del finanziamento per la sanità. Se si considerano gli effetti sul 2013 delle manovre degli ultimi anni, dal decreto legge 78/2010 fino alla legge 228/2013, notevole è il contributo al risanamento richiesto agli enti territoriali soprattutto in termini di riduzione delle spese (58% dell’aggiustamento totale realizzato sulle spese nel 2013). La correzione conseguita mediante un aumento delle entrate è stata invece quasi totale appannaggio delle Amministrazioni dello Stato (il 92% dell’aggiustamento totale realizzato sulle entrate nel 2013). Se si considerano le sole Regioni, su di esse nel triennio 2013-2015 ricade quasi la metà della correzione sulle spese, mentre sul lato delle entrate registrano una variazione pari in media all’8% di quella complessiva. Il lavoro intende tracciare un quadro delle principali disposizioni di interesse per la finanza regionale, e per il Veneto in particolare, contenute nella legge di stabilità per il 2013 che, assieme a quelle introdotte dai provvedimenti emanati nel 2011 e dal decreto legge 95/2012 (c.d. Spending review, c.n.v. L. 135/2012), definiscono il quadro di finanza pubblica per gli anni 2013-2015. Tra le principali disposizioni introdotte dalla legge di stabilità per il 2013 si ricordano, come già anticipato, l’ulteriore stretta al patto di stabilità degli enti territoriali per complessivi 1,95 miliardi nel 2013 e la riduzione del concorso statale al finanziamento sanitario di ulteriori 600 milioni per il 2013 e 1.000 milioni dal 2014, che si aggiunge al taglio introdotto dal DL 95/2012 di 1.800 milioni per il 2013, 2.000 per il 2014 e 2.100 dal 2015. Sul fronte degli impieghi, si ricorda la costituzione del fondo per il finanziamento del trasporto pubblico locale, che ha ridotto la disponibilità di risorse libere per le Regioni.

di Direzione Risorse Finanziarie Della Regione Veneto


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Città metropolitana e piano strategico

L’esperienza dei piani strategici di alcune grandi città inciderà sulla conformazione del piano strategico della città metropolitana? Ci si augura di sì, per il metodo di partecipazione qualificata che ha contraddistinto quell’esperienza. Per il resto, il piano strategico è un atto di piano con valore di vincolo giuridico nei confronti dell’azione amministrativa della stessa città metropolitana, ma anche dei comuni e unioni di comuni che ne fanno parte. E’ lo Statuto che dovrà regolare il procedimento di formazione del piano strategico, lì si vedrà se valorizzerà le forze economiche e sociali dell’intera metropoli, e che ruolo assegnerà alla conferenza metropolitana che è composta da tutti i sindaci. Parimenti è lo Statuto che dovrà evidenziare il vincolo esistente tra il piano strategico e gli altri piani di cui sarà intessuta la vita della città metropolitana. Il problema della durata del piano strategico, e dei suoi rapporti con il DUP, che già contiene un piano strategico di mandato, resta da risolvere.

di Adriana Vigneri
E’ Stata Professore Associato Di Istituzioni Di Diritto Pubblico Dell’Università Ca’ Foscari Di Venezia. E’ Stata Deputato E Sottosegretario Agli Interni E Alla Funzione Pubblica. Fa Parte Del Comitato Scientifico Della Fondazione ASTRID - Roma. Fa Parte Del Comitato Direttivo Dell’Associazione Di Politica Dei Trasporti - SIPOTRA.


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La cd. legge “Del Rio” tra opting out dei Comuni, giurisprudenza costituzionale e art. 133 della Costituzione

La legge 7 aprile 1014, n. 56, cd. “Del Rio”, finalmente attuando la previsione costituzionale disattesa da quasi quindici anni e relativa all’istituzione delle Città metropolitane, non ha avuto un percorso pacifico. Le sue vicende tumultuose non si sono limitate solo alla fase di produzione, né sono terminate con l’ampio avallo che la Corte costituzionale le ha riservato con la sentenza n. 50 del 2015. Anzi, sotto un certo profilo, la sentenza ha offerto un destro importante per gli enti locali, che ora potrebbero avvalersene proprio per temperare gli effetti dell’intervento legislativo.

di Andrea Pin
Ricercatore Di Diritto Costituzionale E Docente Di Diritto Pubblico Comparato All’Università Di Padova


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Il decalogo del buon amministratore

L’art. 131bis, introdotto dal D. Lgs. 16 marzo 2015, n. 28 emanato in attuazione della delega conferita al Governo dalla legge 28 aprile 2014, n. 67, prevede che: «Nei reati per i quali è prevista la pena detentiva non superiore nel massimo a cinque anni, ovvero la pena pecuniaria, sola o congiunta alla predetta pena, la punibilità è esclusa quando, per le modalità della condotta e per l'esiguità del danno o del pericolo, valutate ai sensi dell'articolo 133, primo comma, l'offesa è di particolare tenuità e il comportamento risulta non abituale. L'offesa non può essere ritenuta di particolare tenuità, ai sensi del primo comma, quando l'autore ha agito per motivi abietti o futili, o con crudeltà, anche in danno di animali, o ha adoperato sevizie o, ancora, ha profittato delle condizioni di minorata difesa della vittima, anche in riferimento all'età della stessa ovvero quando la condotta ha cagionato o da essa sono derivate, quali conseguenze non volute, la morte o le lesioni gravissime di una persona.

di Luigi Delpino
Procuratore Presso Il Tribunale Ordinario Di Venezia


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Armonizzazione dei bilanci e dei sistemi contabili nelle amministrazioni pubbliche: prime valutazioni

Il saggio vuole offrire alcuni spunti di riflessione su una delle tematiche maggiormente attuali nel panorama dell’evoluzione dei sistemi contabili pubblici, che trova la sua più ampia espressione nelle norme relative al ponderoso processo di armonizzazione in atto. Si tratta di una riforma indiscutibilmente epocale, la cui articolata complessità coinvolge un’ampia platea di soggetti (Regioni, Enti locali, enti ed organismi strumentali) chiamati ad attuarla, in un’ottica di generale coordinamento, a cui sovraintende la Corte dei Conti. Il momento di avvio della riforma è delicato. Una sorta di “atto primo” che trova massima espressione nelle cosiddette operazioni di riaccertamento straordinario dei residui attivi e passivi. Proprio dall’impostazione e dagli esiti di questo atto primo molto dipenderanno i successivi passi e gli effettivi risultati in termini di concreta riuscita e successo della riforma.

di Caterina De Pietro
Funzionario Del Dipartimento Sviluppo Economico Della Regione Del Veneto, Già Direttore Della Direzione Bilancio Nella Stessa Regione, Studiosa Della Materia, Si è Occupata Della Precedente Riforma Contabile, Partecipando Al Gruppo Di Lavoro Delle Regioni Per La Predisposizione Della Proposta Di Legge Quadro Sull’ordinamento Contabile Regionale (D. Lgs. N. 76/2000) E Curando La Redazione Del Testo Di Legge Sull’ordinamento Del Bilancio E Della Contabilità Della Regione Del Veneto (L.R. N. 39/2001). In Questa Rivista Ha Pubblicato, Tra L’altro, "Il Patto Di Stabilità Per Le Regioni E Gli Enti Locali A Dieci Anni Dalla Sua Applicazione" (n. ¾ Del 2008) E "La Riforma Del Bilancio E Della Contabilità Delle Regioni. Il Decreto Legislativo N. 76/2000 E Le Soluzioni Accolte Dalla Regione Del Veneto" (n. 5/2001).


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Società partecipate: responsabilità delle società e degli amministratori

Il seguente saggio è un breve commento sulle recenti pronunce giurisprudenziali in materia di responsabilità dei singoli amministratori per la c.d. “mala gestio”, quale causa delle ripetute perdite di esercizio delle società partecipate dalle pubbliche amministrazioni, nonché una breve analisi sulla responsabilità delle società nei confronti dell’ente pubblico socio. Quest’ultimo infatti provvede a ripianare le perdite predette con operazioni di rifinanziamento e ricapitalizzazione che comportano un depauperamento del bilancio dell’ente pubblico; tali operazioni peraltro vengono sempre più spesso “censurate”dalla Corte dei conti anche nell’ambito della normativa sul contenimento della spesa pubblica.

di Stefania Del Negro
Funzionario Della Direzione Affari Legislativi Della Giunta Regionale Del Veneto.


 
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Storia delle Istituzioni Venete
Le proprietà collettive nella montagna del Veneto

L’istituto delle proprietà collettive ha radici storiche molto antiche, e la letteratura giuridica da tempo ne discute. Anche la montagna veneta è da secoli contraddistinta dalla presenza degli antichi nuclei familiari che gestiscono queste terre, spesso con alterne vicende, come dimostra il passaggio dalla Repubblica di Venezia al dominio austriaco e allo Stato italiano. Senz’altro, le leggi del secondo dopoguerra hanno dato riconoscimento a questi istituti, in particolare nel bellunese. Anche nel territorio dell’Altopiano di Asiago si sono formati dei comitati per il riconoscimento e la ricostituzione delle antiche “Vicinie”. Il riconoscimento è subordinato ad un atto della Regione, la quale, per il momento, lo ha negato. E il ricorso presentato al Tribunale amministrativo regionale del Veneto non ha conseguito l’esito sperato: nel 2010, il giudice amministrativo ha avallato la volontà della Regione. L’unica via possibile è un riconoscimento ad hoc con legge regionale. Questo cammino è stato iniziato dal Consiglio regionale del Veneto con un progetto di legge del 2008, ma si è ancora in attesa della sua approvazione. Il progetto si compone di un solo articolo: a parte il riconoscimento delle antiche Vicinie nel comma 2, il comma 3 identifica il patrimonio delle stesse con i «beni agro-silvo-pastorali attualmente amministrati dai Comuni di Asiago, Conco, Enego, Foza, Gallio, Lusiana, Roana, Rotzo […], nonché i beni immobili acquistati con i proventi derivanti dall’utilizzo dei beni delle Vicinie finora amministrati dai Comuni». Si tratta di una formula di riconoscimento che pone a carico delle Regole un ufficio non facile: la gestione del territorio agro-silvo-pastorale, la sua rivalutazione, le decisioni sugli investimenti finalizzate allo sviluppo di questo territorio e compatibilmente con la preservazione dell’ambiente, di cui peraltro, da tempo, sono artefici le Regole bellunesi. Questo saggio propone dunque una riflessione su queste tematiche, anche per capire quale può essere il futuro di una parte importante della realtà montana del Veneto.

di Massimo Rinaldi
Cultore Della Materia In Diritto Pubblico Comparato Presso La Facoltà Di Scienze Politiche Dell’Università Degli Studi Di Padova


 
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Regione
Nuove norme per la bonifica e tutela del territorio: una bonifica dimezzata ?

L'articolo si propone una rilettura – per taluni aspetti anche in chiave critica – del percorso che ha segnato la definizione di una nuova disciplina in materia di bonifica e tutela del territorio, offrendo una rassegna delle opzioni tecniche e delle soluzioni politico-istituzionali emerse durante il suo articolato e complesso iter di esame ed approvazione. La consapevolezza del mutamento intervenuto nella funzione di bonifica (potremmo dire imposto dal processo di urbanizzazione e dalle modificazioni delle condizioni climatiche ed ambientali), l'emergere e il sistematizzarsi del ruolo di nuovi soggetti giuridici, quali gli enti gestori del servizio idrico integrato, la resistenza, protrattasi per più legislature ad affrontare organicamente il problema della definizione dei rispettivi ruoli, il generarsi e diffondersi di un movimento di protesta contro le complessità di un regime normativo ritenuto responsabile di un sistema di “doppia imposizione” a carico degli immobili urbani allacciati alla pubblica fognatura, hanno indubbiamente costituito un limite nella capacità delle istituzioni di comunicare ruolo e significato della esperienza consortile. Un limite che ha finito per mettere in discussione – e si ritiene impropriamente – la funzione stessa della bonifica e la sua attualità insieme ai soggetti che ne sono stati, storicamente, gli interpreti più qualificati. Al legislatore della ottava legislatura regionale la responsabilità ed il merito di aver voluto affrontare tale tema, individuando un percorso, forse complesso ed articolato, ma oramai ineludibile, per la sua definizione. Sottesa a tale ricostruzione certo trasparirà la personale convinzione che ha animato gli autori: la perdurante attualità e la insostituibilità delle funzioni di governo del territorio che la attività di bonifica riveste; e ciò a prescindere sia dal giudizio in ordine ai soggetti – i Consorzi di bonifica – che tale ruolo sono stati e sono tutt'ora chiamati ad assolvere, sia dall'assetto istituzionale che il legislatore ha voluto, e nel tempo vorrà, conferire all'esercizio di tali funzioni, sempre più chiamate, come ricorda la Corte Costituzionale, a “corrispondere a preminenti interessi pubblici facenti capo alle comunità territoriali nel loro complesso più che a singole categorie di soggetti privati”.

di Francesco Brichese E Carlo Giachetti
Francesco Brichese Dirigente Responsabile Della Segreteria Della IV Commissione Consiliare, Competente In Materia Di Agricoltura, Foreste, Pesca E Bonifica Del Consiglio Regionale Del Veneto. Carlo Giacchetti Dirigente Direzione Assistenza Legislativa Commissioni Presso Consiglio Regionale Del Veneto