Giovedì 21 Settembre 2017
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La relazione della Commissione per le riforme costituzionali: gli aspetti relativi alle autonomie territoriali

È stata presentata a fine settembre al Presidente del Consiglio dei Ministri la Relazione finale della Commissione per le riforme costituzionali istituita con decreto dell’11 giugno 2013. Alla Commissione era stato assegnato il compito di formulare proposte di revisione della Parte Seconda della Costituzione, Titoli I, II, III e V, con riferimento alle materie della forma di Stato, della forma di Governo, dell’assetto bicamerale del Parlamento e delle norme connesse alle predette materie, nonché proposte di riforma della legislazione ordinaria conseguente, con particolare riferimento alla normativa elettorale.

di Luca Antonini
Direttore Scientifico Della Rivista Giuridica Della Regione Del Veneto "Il Diritto Della Regione", Luca Antonini è Avvocato E Professore Ordinario Di Diritto Costituzionale All’Università Di Padova. Presiede La Commissione Per L'attuazione Del Federalismo Fiscale Ed è Capo Dipartimento Per Le Riforme Costituzionali.


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Introduzione del Presidente della Corte dei conti Luigi Giampaolino al Convegno di Studi “Le condizioni per una spesa pubblica efficiente nella prospettiva del federalismo fiscale”


di Luigi Giampaolino
Presidente Della Corte Dei Conti


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Il finanziamento delle città metropolitane: profili critici

In questo saggio, Luca Antonini evidenzia un aspetto critico dell’istituzione delle Città metropolitane: il sistema di finanziamento. L’articolo 18, comma 8, del d.l. n. 95/2012, infatti, si è limitato a importare il sistema di finanziamento definito dal d. lgs n. 68 del 2011: nonostante l’introduzione di una nuova disciplina rispetto all’art. 23 della legge delega n. 42 del 2009, non si è poi compiuto lo sforzo di strutturare anche una specifica normativa per la parte finanziaria. Ciò rappresenta una criticità di non poco conto, dal momento che l’autonomia finanziaria è «la pietra angolare del sistema delle autonomie». Questo sistema potrebbe anche portare a delle discrasie, dal punto di vista costituzionale, nel caso in cui la governance della città metropolitana si strutturi attraverso un Consiglio metropolitano di secondo grado, a cui potrebbe combinarsi un sindaco della città metropolitana non eletto dai cittadini. In queste fattispecie, non è facile ritenere rispettato quel principio no taxation without representation che costituisce un cardine universale dell’imposizione fiscale. «Appare del tutto inappropriato», conclude Antonini, «un sistema di finanziamento definito in termini tanto trascurati quanto quelli che è dato ritrovare nel d. l. n. 95 del 2012».

di Luca Antonini
Direttore Scientifico Della Rivista Giuridica Della Regione Del Veneto "Il Diritto Della Regione", Luca Antonini è Avvocato E Professore Ordinario Di Diritto Costituzionale All’Università Di Padova. Presiede La Commissione Per L'attuazione Del Federalismo Fiscale Ed è Capo Dipartimento Per Le Riforme Costituzionali.


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Spesa pubblica e decentramento fiscale


di Alessandra Staderini
Funzionario Presso Il Servizio Studi Di Struttura Economica E Finanziaria Della Banca D'Italia.


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Autonomia e modernità come condizioni. Città metropolitane, nuove province, unioni di comuni: il sistema istituzionale locale si rinnova per cambiare l’Italia

In questo contributo, tratto da un intervento all’assemblea dell’ANCI riunitasi a Bologna il 18 ottobre 2012, il sindaco Orsoni mette in rilievo gli aspetti positivi dell’istituzione della città metropolitana. La dimensione territoriale nasce, afferma il sindaco, «a geografia variabile»: il legislatore ha inteso attribuire alla città metropolitana uno spazio territoriale ‘minimo’, passibile tuttavia di implementazioni grazie all’autonomia di scelta garantita ai comuni. Proprio grazie alla «geografia variabile» si configura una forma di aggregazione che prescinde dai criteri che hanno fin qui caratterizzato la divisione in comuni e province, per disegnare nuove forme di governo locale ispirate alla logica del soddisfacimento dei concreti bisogni della collettività. Vi è dunque lo spazio perché ciascuna città metropolitana si doti anche di una disciplina statutaria differenziata. Nel rimettere in capo alla conferenza metropolitana la facoltà di optare per l’elezione degli organi con il suffragio universale e diretto o, invece, secondo un sistema di secondo grado, il legislatore ha inteso modulare la disciplina regolamentare secondo i bisogni e le esigenze delle diverse realtà comunali. Non è dunque esatto ritenere la città metropolitana un ente di secondo grado: si tratta invece di uno strumento del governo locale volto a «rappresentare un centro di aggregazione dei plurimi interessi della collettività, ed è la stessa formazione della compagine consiliare a consentire la rappresentatività di ciascuna realtà territoriale, indirizzandone al contempo il governo verso forme di coordinamento sinergico». Stesso discorso per il patrimonio e le risorse: alla città metropolitana è devoluto il patrimonio della provincia soppressa, ma essa riceve anche le risorse e il patrimonio trasferiti dai comuni. Essa, dunque, non sottrae risorse ai comuni ma ne accresce le disponibilità finanziarie, garantendo l’erogazione dei servizi alla collettività e apprestando livelli omogenei per l’intera realtà territoriale.

di Giorgio Orsoni
Sindaco Di Venezia


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Spesa sanitaria e federalismo fiscale


di Carola Pagliarin
Professore Associato Confermato Di Contabilità Pubblica Presso Il Dipartimento Di Diritto Pubblico, Internazionale E Comunitario Dell'Università Degli Studi Di Padova


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Il progetto di istituzione della città metropolitana di Venezia. Tre modifiche essenziali per farlo partire

Il Presidente della Provincia di Venezia Francesca Zaccariotto, pur riconoscendo alle previsioni della Spending review il merito di aver restituito attualità al tema del governo delle «concentrazioni urbane» di cui si discute sin dal 1990, evidenzia però alcuni punti di debolezza del progetto di istituzione delle Città metropolitane, sottolineando la necessità di correggere l’impianto normativo per renderlo veramente efficace. Alla luce di queste criticità, Zaccariotto avanza tre correzioni essenziali da apportare alla disciplina attuale. La prima riguarda la dimensione territoriale: essa deve essere flessibile e modellata sulle diverse esigenze e specificità di ciascuna area geografica. La seconda correzione ha a che fare con le funzioni: è riduttivo pensare che la peculiarità di una città metropolitana discenda dall’esercizio delle funzioni «di area vasta». Per essere realmente utile, la città metropolitana dovrebbe essere dotata di specifiche competenze, sottratte a Stato e Regioni o, in alcuni casi, in concorso con esse, finalizzate allo sviluppo economico. L’ultima modifica riguarda il sistema di scelta della governance del nuovo ente e le modalità di elezione degli organi di governo: una disciplina elettorale di tipo indiretto sarebbe «in palese contrasto con l’art. 5 della Costituzione». Bisogna dunque bisogna puntare su un sistema di elezione che garantisca l’effettiva rappresentanza degli interessi del territorio con l’investitura diretta della comunità metropolitana. Oltre a tutto questo, secondo Zaccariotto è fondamentale evitare il pericolo che la Città metropolitana divenga il luogo di rappresentanze lobbistiche che possano determinare scelte importanti in materia di economia, trasporti, rifiuti, sviluppo strategico dell’area, dal momento che, «in fondo, l’argomento Città metropolitana prima che giuridico, è un tema di valenza politico-economica e sociale».

di Francesca Zaccariotto
Presidente Della Provincia Di Venezia


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Gli strumenti operativi per la gestione degli enti locali: luci ed ombre nell'utilizzo degli strumenti societari


di Giorgio Orsoni
Sindaco Di Venezia


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La ‘questione metropolitana’. Il caso del Veneto nel contesto europeo e globale

Nel contesto della globalizzazione e di un’economia della conoscenza, le città metropolitane costituiscono il motore per lo sviluppo. L’Unione europea, con la prossima programmazione 2014-2020, punterà molto sulle città per rilanciare lo sviluppo dell’Unione in un’ottica di sostenibilità e di sviluppo territoriale, destinando il 5% del Fesr a questo obiettivo. Tuttavia, le aree metropolitane in senso funzionale spesso non coincidono con le città metropolitane di diritto. In questa prospettiva, il saggio discute della ‘questione metropolitana’ nel contesto della riforma di riordino territoriale italiano (L.135/2012), con particolare riferimento al caso della Città metropolitana di Venezia. Questo costituisce un caso esemplare di non coincidenza della città metropolitana, definita a partire dalla provincia di Venezia, con l’area metropolitana policentrica (city region), che riguarda invece la regione del Veneto centrale, a partire dalle città di Padova, Treviso e Venezia (PaTreVe).

di Patrizia Messina
Professore Associato Di Scienza Politica Dell’Università Di Padova


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Le manovre di consolidamento fiscale: note in margine a un documento della Copaff

Su invito della Conferenza permanente per il coordinamento della finanza pubblica, la Copaff ha quantificato l’effetto complessivo cumulato sull’indebitamento netto delle misure di finanza pubblica attuate dal 2008 al 2013 . Il documento risale a circa un anno fa, ma mantiene a tutt’oggi un notevole interesse e sarebbe auspicabile un suo aggiornamento. L’analisi della Copaff, svolta con il supporto tecnico della RGS, ha considerato tutti i provvedimenti, inclusi quelli relativi al patto di stabilità interno, destinati a produrre effetti finanziari sulle amministrazioni pubbliche, sia dal lato delle spese sia da quello delle entrate, trascurando solo gli interventi con effetti finanziari di modesta entità (al di sotto di 400 milioni di euro). Nel complesso sono stati presi in esame 20 interventi legislativi. Gli effetti delle misure sono stati disaggregati per i tre sotto-settori delle amministrazioni centrali, delle amministrazioni locali e degli enti di previdenza. Per le amministrazioni locali, si è operata un’ulteriore ripartizione tra Regioni, Province, Comuni, Enti sanitari locali e, a residuo, altri enti compresi nel sotto-settore.

di Ernesto Longobardi
Professore Ordinario Di Scienza Delle Finanze Presso L'Università Di Bari. Membro Del COPAFF.


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La città metropolitana: luci e ombre nella storia e nell’attualità di un ente da decenni atteso

Dopo aver ripercorso il tormentato itinerario della disciplina normativa della città metropolitana, l’articolo analizza le caratteristiche principali della normativa attuale, mettendo in evidenza le luci e le molte ombre dell’art. 18 del decreto legge n. 95/2012 e in particolare il suo vizio di fondo: quello di prevedere e disciplinare in modo uniforme la città metropolitana. In particolare, l’articolo si sofferma sugli organi della città metropolitana e sul potere statutario, muovendo dagli aspetti che caratterizzano la nuova istituzione dal punto di vista della definizione del territorio, ritenuta eccessivamente rigida, per poi sviluppare le riflessioni in ordine sia alle funzioni assegnate alle città metropolitane sia alle strutture umane e strumentali ad esse attribuite. Si mettono quindi in evidenza i punti di forza e di debolezza nel modello di governo della città metropolitana e si sviluppano considerazioni relative ai rapporti tra la città metropolitana e i comuni interni ed esterni all’area. L’ultimo punto di riflessione riguarda una visione complessiva del nuovo ente, ipotizzando alcune linee di prospettiva.

di Franco Pizzetti
Già Presidente Dell'Autorità Garante Per La Protezione Dei Dati Personali, Franco Pizzetti è Professore Ordinario Di Diritto Costituzionale A Torino, Docente Alla LUISS Di Roma E Direttore Del Digital Administration Innovation Centre (Dasic) Presso La Link University Di Roma


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Le condizioni per un recupero di efficienza nella gestione degli enti territoriali


di Giampietro Brunello
Amministratore Delegato Della Società Per Gli Studi Di Settore - SOSE.


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La Camera di Commercio come esempio di federalismo


di Roberto Crosta
Segretario Generale Della Camera Di Commercio Di Venezia.


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I servizi sociosanitari tra funzione fondamentale dei Comuni e ruolo delle organizzazioni non profit

Il contributo intende evidenziare il ruolo degli enti locali nella definizione degli assetti istituzionali territoriali attraverso cui gestire le funzioni associate, nonché nella programmazione, organizzazione ed erogazione dei servizi sociali e nella realizzazione dell’integrazione socio-sanitaria. In questo senso, l’articolo analizza gli strumenti giuridico-organizzativi a disposizione dei comuni per attivare progettualità e percorsi di integrazione socio-sanitaria in raccordo con le ULSS e il ruolo delle organizzazioni non profit.

di Alceste Santuari
Docente Di Diritto Amministrativo (dei Servizi Sociali) Presso La Laurea Magistrale In Organizzazione, Metodologia E Valutazione Dei Servizi Sociali Della Facoltà Di Sociologia Dell’Università Di Trento


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I fabbisogni standard dei comuni

L’esigenza di calcolare i fabbisogni standard di spesa dei comuni nasce concretamente nel 2001 con la modifica del Titolo V della Costituzione. La nuova formulazione dell’articolo 119 prevede infatti che le risorse derivanti da tributi ed entrate proprie, compartecipazioni e trasferimenti perequativi consentano ai Comuni, alle Province, alle Città metropolitane e alle Regioni di finanziare integralmente le funzioni pubbliche loro attribuite. Ciò che la Costituzione vuole garantire non è, ovviamente, il finanziamento della spesa effettivamente sostenuta dai comuni, e cioè la spesa storica, quanto la spesa “standard” che essi dovrebbero sostenere per fornire ai cittadini i servizi fondamentali. Il superamento del criterio della spesa storica a favore di quella standard, snodo cruciale nel processo di realizzazione del federalismo fiscale, ha trovato concreta attuazione con la legge delega n.42 del 2009 e con il successivo decreto legislativo n. 216 del 2010.

di Dino Rizzi - Michele Zanette
Dino Rizzi: Professore Ordinario Di Scienza Delle Finanze Presso Il Dipartimento Di Economia Dell’Università Ca’ Foscari Venezia. Michele Zanette: Docente A Contratto Di Politica Economica I (Dipartimento Di Management) E Di Politica Economica II (Dipartimento Di Economia) Presso L’Università Ca’ Foscari Venezia.


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I costi standard tra federalismo fiscale, equilibrio istituzionale e sostenibilità della spesa sanitaria

L’introduzione del costo standard nel nostro ordinamento va ricondotta essenzialmente alle normative di inquadramento e di attuazione del federalismo fiscale nello sforzo di riequilibrare la spesa sanitaria, adeguandola a parametri di riferimento per i sistemi sanitari regionali. Il contributo, traendo spunto dall’evoluzione del federalismo fiscale e del concomitante decentramento istituzionale, focalizza dunque l’attenzione sulla nozione di costo standard agganciandola alle prerogative di perseguimento di un equilibrio istituzionale e all’idea stessa di sostenibilità economico-finanziaria del sistemi regionali.

di Salvatore Russo
Docente Presso Il Dipartimento Di Management, Università Ca' Foscari Venezia.


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Un Veneto fondato sull’autonomia e aperto all’Europa. Un nuovo statuto per una nuova stagione politica

Il 17 ottobre 2011 resterà una data storica: con l’approvazione della sua nuova Carta Costituzionale, lo Statuto, la Regione Veneto ha inaugurato una nuova pagina della sua storia. L’esigenza di elaborare un nuovo Statuto è derivata non solo dalla necessità di adeguarsi alle modifiche apportate al titolo V della Costituzione ma, ancor prima, dalla necessità e dalla volontà di sviluppare strumenti adatti a rispondere ai grandi cambiamenti degli ultimi quarant’anni, in modo che la Regione possa meglio governare il Veneto in questa delicata fase della globalizzazione segnata dalla crisi degli stati nazionali. Una crisi strutturale che chiama tutti noi ad uno sforzo condiviso per procedere sulla via della costruzione di una sempre più compiuta unità europea, per rispondere al crescente affermarsi di nuove economie e far fronte a incertezze e grandi mutamenti i cui effetti non sono al momento definibili.

di Sergio Reolon
Vicepresidente Della Commissione Statuto E Regolamento


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Temi dello Statuto
Il nuovo Statuto del Veneto: una risposta al mutamento dei tempi. Guarda al domani riaffermando storia, identità e ruolo del popolo veneto

Il nuovo Statuto del Veneto arriva in un momento storico di estrema complessità. La prima carta statutaria della allora neo-nata Regione Veneto fotografava una realtà complessa nella quale alle criticità del momento politico, storico e sociale, si accompagnavano fermenti importanti legati a rivendicazioni di diritti e valori imprescindibili. Allo stesso modo, il nuovo Statuto, carta identitaria prima ancora che della Regione della realtà veneta, viene approvato in un momento in cui appare necessario un ripensamento in termini di politica istituzionale ed economica complessiva. Rispetto al precedente, il nuovo Statuto evidenzia una maggiore attenzione alla dimensione globale ed europea senza che peraltro si perda mai di vista la identità veneta, già riconosciuta, con vigore, dalla prima carta statutaria. Le istanze identitarie e autonomistiche delle quali si fa portavoce vanno lette ed inserite in una logica di continuità con quanto già affermato e realizzato in passato e con la necessità di trovare nuove soluzioni a problemi importanti come quelli che stanno interessando gli scenari economici, politici, istituzionali attuali.

di Roberto Ciambetti
Assessore Al Bilancio, Finanze E Tributi, Partecipazioni Societarie, Cooperazione Transnazionale E Rapporti Con Gli Enti Locali Della Giunta Regionale Del Veneto


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Temi dello Statuto
Una terra, un popolo, uno statuto

Subito criticato da Michele Ainis con un duro editoriale sul Corriere della Sera, il nuovo Statuto del Veneto ha ricevuto un battesimo poco felice sulla grande stampa. L’incomprensione, in questo caso, dice forse il valore dello Statuto, risultato troppo indigesto a chi assume un pregiudizio statalista, rimane freddo sulle ragioni dell’autonomia e fatica a comprendere, dall’alto della propria ideologia, la cultura di una terra e l’anima di un popolo. L’argomento è serio ed è bene entrare con serietà nel merito. Innanzitutto va rilevato che lo Statuto del Veneto è arrivato tardi al traguardo: dal 1999, quando venne approvata la riforma costituzionale destinata ad aprire una nuova stagione della autonomia regionale , sono passati oltre dieci anni e mentre la Puglia e la Calabria sono arrivate per prime (2004), il Veneto è arrivato ultimo tra le Regioni ordinarie. La legislazione attuale è riuscita a porvi rimedio, con un prodotto normativo che pone fine alla lunga gestazione: last but not least.

di Luca Antonini
Direttore Scientifico Della Rivista Giuridica Della Regione Del Veneto "Il Diritto Della Regione", Luca Antonini è Avvocato E Professore Ordinario Di Diritto Costituzionale All’Università Di Padova. Presiede La Commissione Per L'attuazione Del Federalismo Fiscale Ed è Capo Dipartimento Per Le Riforme Costituzionali.


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Temi dello Statuto
Lo statuto del Veneto, e oltre

Il professor Benvenuti mette in evidenza gli aspetti innovativi dello Statuto del Veneto, sia per quanto riguarda i principi sia per ciò che concerne le funzioni amministrative e la forma di governo. Benvenuti si sofferma innanzitutto sui concetti di popolo e di autogoverno, sottolineando che le affermazioni identitarie contenute nello Statuto non hanno nulla di ‘eversivo’, ma si inseriscono in un preciso quadro costituzionale ed europeo cui esso si richiama esplicitamente. Il concetto di “autogoverno” porta con sé un certo modo di intendere l’amministrazione, sempre più svincolata dalla burocrazia professionale e messa in relazione con il corpo sociale. Benvenuti prende quindi in esame quelle parti della carta costituzionale veneta che, coerentemente con queste linee guida, cercano di dare soluzioni positive e innovative. Tutto ciò rispecchia un “diverso modo di guardare al futuro, nel rispetto dell’identità storica di una cultura e di una civiltà”.

di Luigi Benvenuti
Professore Ordinario Presso L'Università Ca' Foscari Di Venezia


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Profili dello Statuto veneto: diritti, legami con il territorio, sistema di governo, autonomie locali

Per vari profili, il testo dello Statuto veneto presenta elementi di peculiarità, motivi di interesse, ragioni di riflessione. Tra i quali, in questa sede, si esaminano fondamentalmente due temi: la questione dei diritti e delle prestazioni, particolarmente in riferimento alla posizione di coloro che presentano un legame con il territorio veneto, e le caratteristiche del sistema istituzionale, particolarmente in relazione agli organi di governo, ai rapporti tra Assemblea ed Esecutivo, alle relazioni con le autonomie locali. Ai diritti, anzitutto, lo Statuto approvato in prima lettura dal Consiglio veneto, all’unanimità, il 18 ottobre 2011, dedica il capo I del Titolo I; ove l’art.5 si apre affermando l’obbligo e l’impegno della Regione di operare “per garantire e rendere effettivi i diritti inviolabili, i doveri e le libertà fondamentali dell’uomo, riconosciuti dalla Costituzione e dalle fonti del diritto comunitario e internazionale”.

di Luciano Vandelli
Professore Ordinario Presso L’Università Degli Studi Di Bologna


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Il disegno della Regione nel nuovo statuto del Veneto

Già il nome – anzi, la preposizione – rivela l’intento del legislatore veneto. Come già aveva fatto quello del 1975, il legislatore del 2011 ha infatti inteso intitolare la carta fondamentale alla «Regione del Veneto», riconoscendo nel Veneto un’entità preesistente all’istituzione dell’ente-Regione e non coincidente con quest’ultimo. Un’entità individuata sulla base di un territorio, di una popolazione e di una molteplicità di enti, tra i quali particolare rilievo assume la Regione. Il nuovo statuto ambisce allora a disegnare il quadro istituzionale non solo della persona giuridica ente-Regione, come nella sostanza tendono a fare tutte le regioni a statuto ordinario, ma dell’intero sistema veneto, nei limiti delle competenze costituzionalmente garantite . Disciplina l’assetto dei pubblici poteri, e dunque i rapporti tra la Regione e le autonomie locali, tra i pubblici poteri e la società civile, proiettandoli su uno scenario europeo ed internazionale.

di Alessandro Rota
Segretario Della Commissione Per Lo Statuto Ed Il Regolamento Presso Il Consiglio Regionale Veneto


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Temi dello Statuto
Unità nazionale e autonomia della Regione

In occasione dell’approvazione dello Statuto veneto, l’autore riprende l’intervento tenuto dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a Montecitorio il 17 marzo 2011, e il discorso d’insediamento del primo Presidente del Consiglio della Regione Veneto, Vito Mario Orcalli, pronunciato il 6 luglio 1970.

di Romano Morra
Capo Di Gabinetto Del Comune Di Venezia


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La 'rivoluzione' parte dal Veneto: il federalismo a geometria variabile

La Costituzione italiana, nella quale tutti i cittadini si riconoscono, contiene in sé gli elementi per dare una forma nuova all’apparato dello Stato, consentendo a questo Paese di raccogliere la sfida della modernità. Alcuni di questi elementi, però, sono stati fino ad oggi lasciati sulla carta. E l’Italia è caratterizzata da un sistema istituzionale ancora incompiuto.

di Luca Antonini
Direttore Scientifico Della Rivista Giuridica Della Regione Del Veneto "Il Diritto Della Regione", Luca Antonini è Avvocato E Professore Ordinario Di Diritto Costituzionale All’Università Di Padova. Presiede La Commissione Per L'attuazione Del Federalismo Fiscale Ed è Capo Dipartimento Per Le Riforme Costituzionali.


 
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Qualificazione, gestione e tutela dei beni dell’ente locale nell’ottica della valorizzazione del patrimonio immobiliare

Negli ultimi anni, l’orientamento generale è quello di una adeguata valorizzazione dei beni appartenenti agli Enti locali, che si fonda su questo principio: o il bene viene utilizzato razionalmente per fini istituzionali, oppure deve essere immesso sul mercato per un suo sfruttamento economico, tramite la locazione o la vendita. Non può più essere tollerata l’inerzia. Sullo sfondo di questo generale principio di valorizzazione, Stefano Venturi analizza i vari tipi di beni – beni demaniali, beni patrimoniali indisponibili e beni patrimoniali disponibili – e la loro relativa titolarità giuridica. Come sottolinea Venturi, la definizione della natura giuridica dei beni è di assoluta rilevanza sia ai fini della loro gestione (con l’applicazione dello strumento pubblicistico della concessione amministrativa o di quello privatistico, come locazione, affitto di azienda, comodato) sia per l’uso degli adeguati strumenti di tutela, con il ricorso alla giustizia amministrativa o a quella ordinaria. L’Ente locale – in generale – deve “adeguare lo strumento negoziale alla natura del bene”.

di Stefano Venturi
Segretario Generale Dei Comuni Di Affi E Di Peschiera Del Garda


 
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La semplificazione amministrativa al bivio del federalismo fiscale

In questo intervento, Antonio Greco esamina il tema della semplificazione amministrativa e del suo rapporto con il federalismo fiscale, focalizzando l’attenzione sulle ombre presenti nel “connubio” tra semplificazione e misure premiali nel decreto legge 138/2011 (la cosiddetta “Manovra di Ferragosto”), recentemente convertito dalla legge n. 148/2011; sulla questione del riparto delle competenze tra Stato e Regioni; e sull’azione di semplificazione degli Enti locali. Nella sua analisi, Greco parte dal “principio generale esclusivo”, enunciato nell’articolo 3, comma 1 del decreto: “l’iniziativa e l'attività economica privata sono libere ed è permesso tutto ciò che non è espressamente vietato dalla legge”. Pur riconoscendo all’articolo 3 del decreto di essere, per alcuni aspetti, uno “strumento innovativo” perché valorizza il principio secondo il quale “la mala gestio, nel perseguimento degli obiettivi di finanza pubblica, ha un costo che non può essere traslato su livelli di governo e soggetti diversi da quelli che l’hanno posta in essere”, l’autore ritiene che esso presenti diverse criticità che potrebbero ostacolarne l’applicazione. Queste criticità convergono in nuce nella “tenuta costituzionale”. Secondo Greco, l’analisi di queste “ombre” conferma la necessità di sostenere l’ipotesi di una “costituzionalizzazione del principio di libertà”, nella quale entra in gioco la riforma dell’articolo 41 della Costituzione. Questo faciliterebbe, tra l’altro, gli Enti locali “nell’esercizio virtuoso dell’azione amministrativa”.

di Antonio Greco
Avvocato, Professore Di Diritto Pubblico All’Università Di Trieste


 
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Per una biografia del federalismo

Consideriamo utile tracciare una sorta di “biografia del federalismo”, una ricerca storica di quella forma di governo di uno Stato che, in modalità differenti, si è concretizzata nel corso dei secoli e nelle diverse regioni del mondo sempre, però, mantenendo, il suo tratto distintivo nella divisione delle competenze e nella conseguente responsabilizzazione delle parti coinvolte, fossero esse Stati e potestà federate o popolazioni e culture incluse in un unico Stato. Un’operazione, questa sintesi a un tempo storico-giuridica, sociale a politica, tutt’altro che semplice e che non può prescindere, in aggiunta, da un’analisi complessa sull’efficacia o meno delle politiche federaliste attuate e tuttora in vigore nei diversi Paesi.

di Erminio Vanin
Giornalista


 
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Verso una new governance del sistema assistenziale italiano

Il Consiglio dei Ministri, nella seduta del 30 giugno 2011, ha approvato un importante disegno di legge che attribuisce al Governo la delega per la riforma fiscale e assistenziale, indicando i principi generali e gli ambiti su cui il Governo è autorizzato a intervenire con propri decreti legislativi. Il disegno di legge di riforma fiscale e assistenziale, unitamente al decreto legge n. 98 del 6 luglio 2011, recante “Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria”, rientrano fra le misure adottate dal Governo con la manovra economica, per conseguire il pareggio di bilancio entro il 2014, nel rispetto degli obiettivi stabiliti in sede comunitaria . Il progetto di riforma assistenziale in esame trova sistemazione nella seconda e ultima parte dell’anzidetto disegno di legge (capo II): un coup de teatre, inserito in un unico articolo, titolato “Interventi di riqualificazione e riordino della spesa in materia sociale” (art. 10) . L’analisi del progetto di riforma cercherà di rispondere ai tre seguenti quesiti: 1. Perché riformare l’assistenza? 2. Come riformare l’assistenza? 3. Quali prospettive offre la riforma dell’assistenza?

di Monica Bergo
Ricercatrice Presso L’Università Degli Studi Di Padova


 
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Enti Locali
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Come cambia il sistema dei piccoli comuni e delle province in Italia?

Il processo di riforma che riguarda i piccoli Comuni impone alcune riflessioni in ordine alla portata delle innovazioni che andranno a ridisegnare l’architettura del sistema istituzionale italiano. L’articolo offre una lettura critica delle disposizioni contenute nelle ultime tre manovre di stabilizzazione finanziaria ritenute maggiormente incisive sul processo di razionalizzazione del sistema locale. Oggetto esclusivo d’analisi saranno l’obbligo di gestione associata di funzioni e servizi comunali, l’accorpamento dei piccoli Municipi, la riduzione del numero di consiglieri e assessori comunali e provinciali e, infine, la soppressione delle Province. Si tratta di un percorso legislativo in itinere, il cui esito è tutt’altro che scontato ma che, in ragione delle novità, della ricchezza e delle implicazioni dei contenuti, si colloca al centro di un fervente dibattito politico, istituzionale e scientifico del quale il saggio dà conto.

di Elisabetta Vigato
Dottore Di Ricerca In Diritto Costituzionale Presso L’Università Di Padova


 
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La disciplina regionale sul demanio marittimo tra vincoli comunitari e legge statale

La necessità di adeguare l’ordinamento interno ai principi comunitari in tema di libertà di stabilimento e tutela della concorrenza, in particolare quelli contenuti nella Direttiva Bolkestein: da questa esigenza nascono i diversi interventi del legislatore statale e regionale in tema di occupazione e uso del demanio marittimo. Antonio Greco, professore a contratto di diritto pubblico, affronta un tema di estrema attualità, analizzando questo percorso a partire dal cosiddetto Decreto Milleproroghe, per poi passare al ruolo e alle attività poste in essere dalle regioni che, oggi, ancor più in ragione di quanto prevede l’articolo 19 della Legge delega sul Federalismo fiscale, sono chiamate a intervenire in materia. Greco si sofferma in particolare sulla legge regionale recentemente approvata dal Veneto che si presenta assai più articolata rispetto a quelle di altre realtà regionali. Vengono poi illustrati i punti sui quali la Commissione europea ha mosso ulteriori rilievi all’Italia, e la soluzione – “un nuovo e repentino, quanto timido intervento”, lo definisce Greco – elaborata a livello nazionale, con una circolare interpretativa del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Si evidenzia, quindi, la contraddittorietà di alcune censure di costituzionalità sollevati nei confronti di diverse leggi regionali, dal momento che – così è nel caso del Veneto – si riscontra “la piena conformità della normativa regionale alla successiva interpretazione offerta dalla circolare interpretativa del Ministero dei trasporti”. In realtà questa contraddizione può fungere da motivo, come suggerisce Greco, di una riflessione sulla “tenuta comunitaria” della legislazione nazionale. Si analizza, quindi, la “novella in itinere”, dal Decreto sviluppo al disegno di Legge Comunitaria, evidenziandone i punti ancora critici. Infine, si suggeriscono alcune possibili soluzioni a problemi tutt’ora aperti come, per il legislatore regionale, la definizione precisa di “arenile” e le questioni legate al diritto di superficie.

di Antonio Greco
Avvocato, Professore Di Diritto Pubblico All’Università Di Trieste


 
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Idee e Opinioni
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Federalismo
‘Appunti sul federalismo’. Il federalismo in Germania

Se si esclude il periodo della dittatura nazionalsocialista e la parentesi della DDR, Repubblica Democratica Tedesca, a caratterizzare la storia della Germania sono state diverse forme di pluralismo organizzativo succedutesi nei secoli. Vari tipi di strutture federalistiche hanno svolto un ruolo importante nella sua storia ed è indubbio che la tradizione federalista tedesca abbia antiche origini. A partire dal medioevo, quando al posto di un forte Stato nazionale centrale si affermarono soluzioni di decentramento politico e amministrativo. A favorirle durante il Sacro Romano Impero della Nazione Germanica (Heiliges Römisches Reich Deutscher Nation) fu il notevole frazionamento di quest’ultimo: il vero potere era in capo ai principali ducati e regni, quali Sassonia, Franconia, Baviera e Alemannia, e l’attribuzione del titolo imperiale, che spesso esprimeva una supremazia preminentemente simbolica, sortiva comunque da una sorta di intesa tra i nobili che si disputavano la corona.

di Erminio Vanin
Giornalista


 
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Osservatorio dei provvedimenti normativi statali d’interesse per la finanza regionale luglio-settembre 2011



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