Giovedì 21 Settembre 2017
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La relazione della Commissione per le riforme costituzionali: gli aspetti relativi alle autonomie territoriali

È stata presentata a fine settembre al Presidente del Consiglio dei Ministri la Relazione finale della Commissione per le riforme costituzionali istituita con decreto dell’11 giugno 2013. Alla Commissione era stato assegnato il compito di formulare proposte di revisione della Parte Seconda della Costituzione, Titoli I, II, III e V, con riferimento alle materie della forma di Stato, della forma di Governo, dell’assetto bicamerale del Parlamento e delle norme connesse alle predette materie, nonché proposte di riforma della legislazione ordinaria conseguente, con particolare riferimento alla normativa elettorale.

di Luca Antonini
Direttore Scientifico Della Rivista Giuridica Della Regione Del Veneto "Il Diritto Della Regione", Luca Antonini è Avvocato E Professore Ordinario Di Diritto Costituzionale All’Università Di Padova. Presiede La Commissione Per L'attuazione Del Federalismo Fiscale Ed è Capo Dipartimento Per Le Riforme Costituzionali.


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Introduzione del Presidente della Corte dei conti Luigi Giampaolino al Convegno di Studi “Le condizioni per una spesa pubblica efficiente nella prospettiva del federalismo fiscale”


di Luigi Giampaolino
Presidente Della Corte Dei Conti


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Il finanziamento delle città metropolitane: profili critici

In questo saggio, Luca Antonini evidenzia un aspetto critico dell’istituzione delle Città metropolitane: il sistema di finanziamento. L’articolo 18, comma 8, del d.l. n. 95/2012, infatti, si è limitato a importare il sistema di finanziamento definito dal d. lgs n. 68 del 2011: nonostante l’introduzione di una nuova disciplina rispetto all’art. 23 della legge delega n. 42 del 2009, non si è poi compiuto lo sforzo di strutturare anche una specifica normativa per la parte finanziaria. Ciò rappresenta una criticità di non poco conto, dal momento che l’autonomia finanziaria è «la pietra angolare del sistema delle autonomie». Questo sistema potrebbe anche portare a delle discrasie, dal punto di vista costituzionale, nel caso in cui la governance della città metropolitana si strutturi attraverso un Consiglio metropolitano di secondo grado, a cui potrebbe combinarsi un sindaco della città metropolitana non eletto dai cittadini. In queste fattispecie, non è facile ritenere rispettato quel principio no taxation without representation che costituisce un cardine universale dell’imposizione fiscale. «Appare del tutto inappropriato», conclude Antonini, «un sistema di finanziamento definito in termini tanto trascurati quanto quelli che è dato ritrovare nel d. l. n. 95 del 2012».

di Luca Antonini
Direttore Scientifico Della Rivista Giuridica Della Regione Del Veneto "Il Diritto Della Regione", Luca Antonini è Avvocato E Professore Ordinario Di Diritto Costituzionale All’Università Di Padova. Presiede La Commissione Per L'attuazione Del Federalismo Fiscale Ed è Capo Dipartimento Per Le Riforme Costituzionali.


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Spesa pubblica e decentramento fiscale


di Alessandra Staderini
Funzionario Presso Il Servizio Studi Di Struttura Economica E Finanziaria Della Banca D'Italia.


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Giurisprudenza Costituzionale
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La giurisprudenza costituzionale impone un percorso di superamento dei tagli lineari, ma il Governo non perde il vizio

1.1. La giurisprudenza costituzionale “inascoltata” 2.1. Il Governo insiste con i tagli lineari: le manovre “alla napoletana”. 2.2. Dal taglio lineare al taglio demenziale: premiata la Sicilia e punito il Veneto. 3. Una via di uscita per il ritorno alla razionalità nelle politiche di spendig review.

di Luca Antonini
Direttore Scientifico Della Rivista Giuridica Della Regione Del Veneto "Il Diritto Della Regione", Luca Antonini è Avvocato E Professore Ordinario Di Diritto Costituzionale All’Università Di Padova. Presiede La Commissione Per L'attuazione Del Federalismo Fiscale Ed è Capo Dipartimento Per Le Riforme Costituzionali.


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Spesa sanitaria e federalismo fiscale


di Carola Pagliarin
Professore Associato Confermato Di Contabilità Pubblica Presso Il Dipartimento Di Diritto Pubblico, Internazionale E Comunitario Dell'Università Degli Studi Di Padova


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Il progetto di istituzione della città metropolitana di Venezia. Tre modifiche essenziali per farlo partire

Il Presidente della Provincia di Venezia Francesca Zaccariotto, pur riconoscendo alle previsioni della Spending review il merito di aver restituito attualità al tema del governo delle «concentrazioni urbane» di cui si discute sin dal 1990, evidenzia però alcuni punti di debolezza del progetto di istituzione delle Città metropolitane, sottolineando la necessità di correggere l’impianto normativo per renderlo veramente efficace. Alla luce di queste criticità, Zaccariotto avanza tre correzioni essenziali da apportare alla disciplina attuale. La prima riguarda la dimensione territoriale: essa deve essere flessibile e modellata sulle diverse esigenze e specificità di ciascuna area geografica. La seconda correzione ha a che fare con le funzioni: è riduttivo pensare che la peculiarità di una città metropolitana discenda dall’esercizio delle funzioni «di area vasta». Per essere realmente utile, la città metropolitana dovrebbe essere dotata di specifiche competenze, sottratte a Stato e Regioni o, in alcuni casi, in concorso con esse, finalizzate allo sviluppo economico. L’ultima modifica riguarda il sistema di scelta della governance del nuovo ente e le modalità di elezione degli organi di governo: una disciplina elettorale di tipo indiretto sarebbe «in palese contrasto con l’art. 5 della Costituzione». Bisogna dunque bisogna puntare su un sistema di elezione che garantisca l’effettiva rappresentanza degli interessi del territorio con l’investitura diretta della comunità metropolitana. Oltre a tutto questo, secondo Zaccariotto è fondamentale evitare il pericolo che la Città metropolitana divenga il luogo di rappresentanze lobbistiche che possano determinare scelte importanti in materia di economia, trasporti, rifiuti, sviluppo strategico dell’area, dal momento che, «in fondo, l’argomento Città metropolitana prima che giuridico, è un tema di valenza politico-economica e sociale».

di Francesca Zaccariotto
Presidente Della Provincia Di Venezia


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Gli strumenti operativi per la gestione degli enti locali: luci ed ombre nell'utilizzo degli strumenti societari


di Giorgio Orsoni
Sindaco Di Venezia


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La ‘questione metropolitana’. Il caso del Veneto nel contesto europeo e globale

Nel contesto della globalizzazione e di un’economia della conoscenza, le città metropolitane costituiscono il motore per lo sviluppo. L’Unione europea, con la prossima programmazione 2014-2020, punterà molto sulle città per rilanciare lo sviluppo dell’Unione in un’ottica di sostenibilità e di sviluppo territoriale, destinando il 5% del Fesr a questo obiettivo. Tuttavia, le aree metropolitane in senso funzionale spesso non coincidono con le città metropolitane di diritto. In questa prospettiva, il saggio discute della ‘questione metropolitana’ nel contesto della riforma di riordino territoriale italiano (L.135/2012), con particolare riferimento al caso della Città metropolitana di Venezia. Questo costituisce un caso esemplare di non coincidenza della città metropolitana, definita a partire dalla provincia di Venezia, con l’area metropolitana policentrica (city region), che riguarda invece la regione del Veneto centrale, a partire dalle città di Padova, Treviso e Venezia (PaTreVe).

di Patrizia Messina
Professore Associato Di Scienza Politica Dell’Università Di Padova


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Il ruolo della Corte dei Conti nelle audizioni parlamentari per i decreti attuativi del federalismo fiscale

E’ utile richiamare l’attenzione sulla circostanza che la Corte è stata ascoltata in Parlamento, sia alla Camera che al Senato, sul disegno di legge che ha dato luogo alla legge n.42 del 2009; le due audizioni, pur risalenti nel tempo, assumono significativo rilievo istituzionale e meritano di aprire questo intervento.

di Maurizio Meloni
Presidente Di Coordinamento Delle Sezioni Riunite In Sede Di Controllo Della Corte Dei Conti.


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La città metropolitana: luci e ombre nella storia e nell’attualità di un ente da decenni atteso

Dopo aver ripercorso il tormentato itinerario della disciplina normativa della città metropolitana, l’articolo analizza le caratteristiche principali della normativa attuale, mettendo in evidenza le luci e le molte ombre dell’art. 18 del decreto legge n. 95/2012 e in particolare il suo vizio di fondo: quello di prevedere e disciplinare in modo uniforme la città metropolitana. In particolare, l’articolo si sofferma sugli organi della città metropolitana e sul potere statutario, muovendo dagli aspetti che caratterizzano la nuova istituzione dal punto di vista della definizione del territorio, ritenuta eccessivamente rigida, per poi sviluppare le riflessioni in ordine sia alle funzioni assegnate alle città metropolitane sia alle strutture umane e strumentali ad esse attribuite. Si mettono quindi in evidenza i punti di forza e di debolezza nel modello di governo della città metropolitana e si sviluppano considerazioni relative ai rapporti tra la città metropolitana e i comuni interni ed esterni all’area. L’ultimo punto di riflessione riguarda una visione complessiva del nuovo ente, ipotizzando alcune linee di prospettiva.

di Franco Pizzetti
Già Presidente Dell'Autorità Garante Per La Protezione Dei Dati Personali, Franco Pizzetti è Professore Ordinario Di Diritto Costituzionale A Torino, Docente Alla LUISS Di Roma E Direttore Del Digital Administration Innovation Centre (Dasic) Presso La Link University Di Roma


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Federalismo
Le condizioni per un recupero di efficienza nella gestione degli enti territoriali


di Giampietro Brunello
Amministratore Delegato Della Società Per Gli Studi Di Settore - SOSE.


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Regione
La gestione associata di funzioni e servizi comunali, il manuale

A partire dal presente numero e per le prossime uscite, la programmazione de Il Diritto della Regione viene dedicata alle tematiche connesse al complesso riordino che ha coinvolto, in ragione del mutato quadro normativo, gli enti locali. Sono previste tre uscite di numeri doppi il primo dei quali è principalmente dedicato al tema delle gestioni associate di funzioni e servizi comunali. Scopo di questa pubblicazione oltre a realizzare un contributo accademico e scientifico alla discussione sul profondo mutamento che coinvolge i comuni, in particolare in ragione dell’intervenuta obbligatorietà giuridica dell’esercizio associato delle funzioni fondamentali, è quello di fornire un valido strumento di ausilio a quanti, politici e tecnici, si troveranno a dover gestire il cambiamento. È in questa logica che viene pubblicato, quale allegato scaricabile al presente numero il Manuale“La gestione associata di funzioni e servizi comunali” quale semplice e utile strumento per avere sempre a portata di mano il complesso quadro normativo, nazionale e regionale. Il Manuale è stato realizzato con il contributo concesso dalla Regione del Veneto e la collaborazione scientifica della Direzione Regionale Enti Locali, Persone Giuridiche, Controllo Atti dal Dipartimento di Diritto Pubblico, Internazionale e Comunitario dell'Università di Padova all’interno del progetto “L’attuazione dell’obbligo di gestione associata di funzioni e servizi comunali”, che vede come partner Unindustria Treviso. Il Dirigente Regionale Direzione Enti Locali, persone giuridiche, controllo atti Dott. Maurizio Gasparin

di Redazione


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Giurisprudenza Contabile
Note a margine del giudizio di parificazione sul rendiconto generale della regione

Dopo il secondo giudizio di parificazione del rendiconto generale delle Regioni a statuto ordinario è possibile tracciare qualche riflessione sulle relative disposizioni del decreto legge 10 ottobre 2012, n. 174, convertito in legge 7 dicembre 2012, n. 213, che tale giudizio hanno previsto. La prima esperienza applicativa era intervenuta, per così dire, “in corsa”, senza che fosse trascorso nemmeno un anno dall'entrata in vigore delle norme e, dunque, fatalmente, in assenza di un completo processo di attuazione. Tutto ciò rendeva difficile dare una seria valutazione dei possibili esiti della riforma. Oggi, invece, in modo forse più realistico e ponderato, si può svolgere un'analisi critica della parifica regionale, nelle sue potenzialità e nella sua applicazione concreta.

di Carola Pagliarin
Professore Associato Confermato Di Contabilità Pubblica Presso Il Dipartimento Di Diritto Pubblico, Internazionale E Comunitario Dell'Università Degli Studi Di Padova


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Regione
Servizi pubblici locali: Dopo dodici anni di legislazione quale futuro?*

Il presente articolo è un commento sulle vicende che hanno caratterizzato la disciplina normativa italiana regolante i “servizi pubblici locali”, a partire dal decreto legislativo n. 267 del 2000 fino ad arrivare alla sentenza della Corte costituzionale n. 199 del 2012, dopo più di un decennio di modifiche legislative e decisioni giurisprudenziali, anche della Corte di Giustizia europea. Si fa inoltre un breve cenno all’articolo 4 sul decreto legge n. 95 del 2012 sulle società in house,con particolare riguardo alla disciplina ivi contenuta che ripristina la soglia di rilevanza e il parere dell’Autorità di vigilanza per la concorrenza e il mercato, tenuto conto della decisione assunta dal giudice delle leggi in ordine alla violazione dell’articolo 75 della Costituzione e alla conseguente impossibilità per il legislatore nazionale di riaffermare la medesima volontà legislativa per un’intera legislatura. SOMMARIO: Introduzione – 1. Cronistoria di un percorso tormentato – 2. La Corte costituzionale azzera la volontà legislativa – 3. Orientamenti futuri – 4. Conclusioni

di Stefania Del Negro
Funzionario Della Direzione Affari Legislativi Della Giunta Regionale Del Veneto.


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I fabbisogni standard dei comuni

L’esigenza di calcolare i fabbisogni standard di spesa dei comuni nasce concretamente nel 2001 con la modifica del Titolo V della Costituzione. La nuova formulazione dell’articolo 119 prevede infatti che le risorse derivanti da tributi ed entrate proprie, compartecipazioni e trasferimenti perequativi consentano ai Comuni, alle Province, alle Città metropolitane e alle Regioni di finanziare integralmente le funzioni pubbliche loro attribuite. Ciò che la Costituzione vuole garantire non è, ovviamente, il finanziamento della spesa effettivamente sostenuta dai comuni, e cioè la spesa storica, quanto la spesa “standard” che essi dovrebbero sostenere per fornire ai cittadini i servizi fondamentali. Il superamento del criterio della spesa storica a favore di quella standard, snodo cruciale nel processo di realizzazione del federalismo fiscale, ha trovato concreta attuazione con la legge delega n.42 del 2009 e con il successivo decreto legislativo n. 216 del 2010.

di Dino Rizzi - Michele Zanette
Dino Rizzi: Professore Ordinario Di Scienza Delle Finanze Presso Il Dipartimento Di Economia Dell’Università Ca’ Foscari Venezia. Michele Zanette: Docente A Contratto Di Politica Economica I (Dipartimento Di Management) E Di Politica Economica II (Dipartimento Di Economia) Presso L’Università Ca’ Foscari Venezia.


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Regione
Commento alla Legge regionale 19 marzo 2013, n. 2 - “Norme di semplificazione in materia di igiene, medicina del lavoro, sicurezza del lavoro, sanità pubblica e altre disposizioni per il settore sanitario” (BUR 22 marzo 2013, n. 27)

La legge in questione, di iniziativa giuntale, è composta da tredici articoli. Essa si pone come obbiettivo quello di semplificare le certificazioni sanitarie e le autorizzazioni in materia di igiene, medicina del lavoro e sanità pubblica riconosciute prive di documentata efficacia per la tutela della salute pubblica. In tale prospettiva si colloca la legge regionale in commento che cerca di dettare delle misure finalizzate a garantire l’efficienza del Servizio sanitario regionale, eliminando in modo significativo le procedure amministrative, ormai ritenute obsolete, al solo fine di contenere i costi sostenuti dallo stesso Servizio e di ridurre gli obblighi posti a carico degli operatori sanitari e dei cittadini.

di Luca Rosa Bian
Funzionario Dell’Ufficio Legislativo Della Giunta Regionale Del Veneto


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Temi dello Statuto
Il nuovo Statuto del Veneto: una risposta al mutamento dei tempi. Guarda al domani riaffermando storia, identità e ruolo del popolo veneto

Il nuovo Statuto del Veneto arriva in un momento storico di estrema complessità. La prima carta statutaria della allora neo-nata Regione Veneto fotografava una realtà complessa nella quale alle criticità del momento politico, storico e sociale, si accompagnavano fermenti importanti legati a rivendicazioni di diritti e valori imprescindibili. Allo stesso modo, il nuovo Statuto, carta identitaria prima ancora che della Regione della realtà veneta, viene approvato in un momento in cui appare necessario un ripensamento in termini di politica istituzionale ed economica complessiva. Rispetto al precedente, il nuovo Statuto evidenzia una maggiore attenzione alla dimensione globale ed europea senza che peraltro si perda mai di vista la identità veneta, già riconosciuta, con vigore, dalla prima carta statutaria. Le istanze identitarie e autonomistiche delle quali si fa portavoce vanno lette ed inserite in una logica di continuità con quanto già affermato e realizzato in passato e con la necessità di trovare nuove soluzioni a problemi importanti come quelli che stanno interessando gli scenari economici, politici, istituzionali attuali.

di Roberto Ciambetti
Assessore Al Bilancio, Finanze E Tributi, Partecipazioni Societarie, Cooperazione Transnazionale E Rapporti Con Gli Enti Locali Della Giunta Regionale Del Veneto


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Temi dello Statuto
Una terra, un popolo, uno statuto

Subito criticato da Michele Ainis con un duro editoriale sul Corriere della Sera, il nuovo Statuto del Veneto ha ricevuto un battesimo poco felice sulla grande stampa. L’incomprensione, in questo caso, dice forse il valore dello Statuto, risultato troppo indigesto a chi assume un pregiudizio statalista, rimane freddo sulle ragioni dell’autonomia e fatica a comprendere, dall’alto della propria ideologia, la cultura di una terra e l’anima di un popolo. L’argomento è serio ed è bene entrare con serietà nel merito. Innanzitutto va rilevato che lo Statuto del Veneto è arrivato tardi al traguardo: dal 1999, quando venne approvata la riforma costituzionale destinata ad aprire una nuova stagione della autonomia regionale , sono passati oltre dieci anni e mentre la Puglia e la Calabria sono arrivate per prime (2004), il Veneto è arrivato ultimo tra le Regioni ordinarie. La legislazione attuale è riuscita a porvi rimedio, con un prodotto normativo che pone fine alla lunga gestazione: last but not least.

di Luca Antonini
Direttore Scientifico Della Rivista Giuridica Della Regione Del Veneto "Il Diritto Della Regione", Luca Antonini è Avvocato E Professore Ordinario Di Diritto Costituzionale All’Università Di Padova. Presiede La Commissione Per L'attuazione Del Federalismo Fiscale Ed è Capo Dipartimento Per Le Riforme Costituzionali.


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Lo statuto del Veneto, e oltre

Il professor Benvenuti mette in evidenza gli aspetti innovativi dello Statuto del Veneto, sia per quanto riguarda i principi sia per ciò che concerne le funzioni amministrative e la forma di governo. Benvenuti si sofferma innanzitutto sui concetti di popolo e di autogoverno, sottolineando che le affermazioni identitarie contenute nello Statuto non hanno nulla di ‘eversivo’, ma si inseriscono in un preciso quadro costituzionale ed europeo cui esso si richiama esplicitamente. Il concetto di “autogoverno” porta con sé un certo modo di intendere l’amministrazione, sempre più svincolata dalla burocrazia professionale e messa in relazione con il corpo sociale. Benvenuti prende quindi in esame quelle parti della carta costituzionale veneta che, coerentemente con queste linee guida, cercano di dare soluzioni positive e innovative. Tutto ciò rispecchia un “diverso modo di guardare al futuro, nel rispetto dell’identità storica di una cultura e di una civiltà”.

di Luigi Benvenuti
Professore Ordinario Presso L'Università Ca' Foscari Di Venezia


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Temi dello Statuto
Profili dello Statuto veneto: diritti, legami con il territorio, sistema di governo, autonomie locali

Per vari profili, il testo dello Statuto veneto presenta elementi di peculiarità, motivi di interesse, ragioni di riflessione. Tra i quali, in questa sede, si esaminano fondamentalmente due temi: la questione dei diritti e delle prestazioni, particolarmente in riferimento alla posizione di coloro che presentano un legame con il territorio veneto, e le caratteristiche del sistema istituzionale, particolarmente in relazione agli organi di governo, ai rapporti tra Assemblea ed Esecutivo, alle relazioni con le autonomie locali. Ai diritti, anzitutto, lo Statuto approvato in prima lettura dal Consiglio veneto, all’unanimità, il 18 ottobre 2011, dedica il capo I del Titolo I; ove l’art.5 si apre affermando l’obbligo e l’impegno della Regione di operare “per garantire e rendere effettivi i diritti inviolabili, i doveri e le libertà fondamentali dell’uomo, riconosciuti dalla Costituzione e dalle fonti del diritto comunitario e internazionale”.

di Luciano Vandelli
Professore Ordinario Presso L’Università Degli Studi Di Bologna


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Temi dello Statuto
Il disegno della Regione nel nuovo statuto del Veneto

Già il nome – anzi, la preposizione – rivela l’intento del legislatore veneto. Come già aveva fatto quello del 1975, il legislatore del 2011 ha infatti inteso intitolare la carta fondamentale alla «Regione del Veneto», riconoscendo nel Veneto un’entità preesistente all’istituzione dell’ente-Regione e non coincidente con quest’ultimo. Un’entità individuata sulla base di un territorio, di una popolazione e di una molteplicità di enti, tra i quali particolare rilievo assume la Regione. Il nuovo statuto ambisce allora a disegnare il quadro istituzionale non solo della persona giuridica ente-Regione, come nella sostanza tendono a fare tutte le regioni a statuto ordinario, ma dell’intero sistema veneto, nei limiti delle competenze costituzionalmente garantite . Disciplina l’assetto dei pubblici poteri, e dunque i rapporti tra la Regione e le autonomie locali, tra i pubblici poteri e la società civile, proiettandoli su uno scenario europeo ed internazionale.

di Alessandro Rota
Segretario Della Commissione Per Lo Statuto Ed Il Regolamento Presso Il Consiglio Regionale Veneto


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Temi dello Statuto
Unità nazionale e autonomia della Regione

In occasione dell’approvazione dello Statuto veneto, l’autore riprende l’intervento tenuto dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a Montecitorio il 17 marzo 2011, e il discorso d’insediamento del primo Presidente del Consiglio della Regione Veneto, Vito Mario Orcalli, pronunciato il 6 luglio 1970.

di Romano Morra
Capo Di Gabinetto Del Comune Di Venezia


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Come cambia il sistema dei piccoli comuni e delle province in Italia?

Il processo di riforma che riguarda i piccoli Comuni impone alcune riflessioni in ordine alla portata delle innovazioni che andranno a ridisegnare l’architettura del sistema istituzionale italiano. L’articolo offre una lettura critica delle disposizioni contenute nelle ultime tre manovre di stabilizzazione finanziaria ritenute maggiormente incisive sul processo di razionalizzazione del sistema locale. Oggetto esclusivo d’analisi saranno l’obbligo di gestione associata di funzioni e servizi comunali, l’accorpamento dei piccoli Municipi, la riduzione del numero di consiglieri e assessori comunali e provinciali e, infine, la soppressione delle Province. Si tratta di un percorso legislativo in itinere, il cui esito è tutt’altro che scontato ma che, in ragione delle novità, della ricchezza e delle implicazioni dei contenuti, si colloca al centro di un fervente dibattito politico, istituzionale e scientifico del quale il saggio dà conto.

di Elisabetta Vigato
Dottore Di Ricerca In Diritto Costituzionale Presso L’Università Di Padova


 
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Osservatorio dei provvedimenti normativi statali d’interesse per la finanza regionale luglio-settembre 2011



di Direzione Risorse Finanziarie Della Regione Veneto


 
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Giurisprudenza Costituzionale
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Ricorso della Regione del Veneto avanti la Corte costituzionale in merito ad alcune disposizioni del decreto legge 6 dicembre 2011, n.201



di Daniela Palumbo
Dirigente Di Servizio Presso La Direzione Affari Legislativi Della Regione Veneto.