Domenica 23 Luglio 2017
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Amministrazione
Diritto Penale
Giurisprudenza Penale
Il decalogo del buon amministratore

In questo saggio, il Procuratore della Repubblica di Venezia Luigi Delpino presenta un nuovo aggiornamento delle decisioni della Cassazione Penale in materia di Pubblica Amministrazione. SOMMARIO Premessa: i poteri del Sindaco per fronteggiare l’inquinamento acustico – a) Abuso d’ufficio (art. 323 codice penale) – b) Omissione o rifiuto di atti d’ufficio (art. 328 codice penale) – c) Responsabilità per omesso impedimento di eventi (art. 40, 2° comma codice penale) – d) Altre responsabilità penali del Sindaco – e) Responsabilità penali di altri amministratori pubblici

di Luigi Delpino
Procuratore Presso Il Tribunale Ordinario Di Venezia


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Enti Locali
Federalismo
Introduzione del Presidente della Corte dei conti Luigi Giampaolino al Convegno di Studi “Le condizioni per una spesa pubblica efficiente nella prospettiva del federalismo fiscale”


di Luigi Giampaolino
Presidente Della Corte Dei Conti


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Enti Locali
Le Unioni di Comuni: vantaggi e problematiche (anche derivanti dal riordino delle Province)

In questo saggio, Ettore Jorio passa in rassegna tutta la disciplina approvata in materia di aggregazione dei Comuni, sino a quella definitivamente sancita dal governo Monti con la cosiddetta spending review. Approfondisce inoltre il tema della individuazione delle funzioni fondamentali degli enti locali, da determinarsi a cura dello Stato sulla base dell’art. 117, comma secondo, letta p), della Costituzione, passando per il decreto attuativo del federalismo fiscale n. 216/2010 e il DL n. 78/2010, convertito nella legge n. 122/2010, recentemente modificato dall’art. 19 dal DL n. 95/2012, convertito nella L. n. 135/2012. L’autore evidenzia infine le difficoltà che si incontreranno nel fare in modo che le Unioni di Comuni siano finanziate direttamente in relazione alle loro future funzioni. A tal proposito, mette in relazione le norme vigenti sottolineando l’incompatibilità nel garantire un corretto finanziamento della gestione associata dei Comuni. Sommario: 1. Il protagonismo istituzionale del Comune – 2. L’iter della disciplina dell’aggregazione dei Comuni – 2.1 La ‘incisione’ del governo Monti – 3. Le funzioni fondamentali – 4. Il finanziamento

di Ettore Jorio
Professore Presso L’Università Della Calabria Di Diritto Amministrativo Sanitario E Di Diritto Civile Della Salute E Dell’assistenza


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Enti Locali
Federalismo
Spesa pubblica e decentramento fiscale


di Alessandra Staderini
Funzionario Presso Il Servizio Studi Di Struttura Economica E Finanziaria Della Banca D'Italia.


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Enti Locali
Lo studio dei benefici derivanti dalle forme associative tra Comuni

Le forme associative tra Comuni hanno trovato un nuovo impulso sia dalle leggi di controllo della spesa pubblica sia dalla necessità degli enti minori di garantire continuità di servizi con le minori risorse a disposizione. Questo contributo intende presentare la via per effettuare studi di fattibilità di Convenzioni, Unioni e Fusioni in tempi relativamente rapidi. Dopo aver rapidamente spiegato i diversi problemi che si presentano nel realizzare le diverse forme di associazione, si espongono i diversi tipi di analisi economica. Infine si illustrano lo schema e le fasi di una analisi rapida delle funzioni comunali finalizzata allo studio dei benefici derivanti dalla gestione associata. SOMMARIO: 1. Le forme associative e le opportunità offerte nella gestione dei servizi – 2. I tipi di analisi economica – 3. Predisporre un’analisi economica delle attività comunali – 4. La scelta dei servizi unificabili – 5. Il calcolo dei possibili risparmi – 6. Preparazione del budget di funzionamento – 7. Conclusione: una prospettiva economico-politica

di Stefano Solari
Professore Associato Di Economia Politica Presso Il Dipartimento Di Scienze Economiche E Aziendali Dell’Università Di Padova


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Enti Locali
Federalismo
Spesa sanitaria e federalismo fiscale


di Carola Pagliarin
Professore Associato Confermato Di Contabilità Pubblica Presso Il Dipartimento Di Diritto Pubblico, Internazionale E Comunitario Dell'Università Degli Studi Di Padova


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Enti Locali
Regione
Disciplina dell’esercizio associato di funzioni e servizi comunali (Legge regionale 27 aprile 2012, n. 18)

La gestione associata di servizi comunali è uno degli strumenti principali per affrontare e cercare di risolvere il problema della frammentazione dei piccoli comuni e della ripartizione delle competenze tra più livelli di governo. La Regione del Veneto, già da tempo, ha riconosciuto l’importanza strategica dell’esercizio associato delle funzioni e dei servizi comunali. Tale esercizio, stante la prevalenza sul territorio veneto di comuni di piccole dimensioni, permette di costruire, attraverso il percorso delineato dalla legge regionale 27 aprile 2012, n. 18, un efficiente sistema di governo decentrato che richiede la presenza sul territorio regionale di attori adeguati. SOMMARIO: 1. Premessa – 2. Il quadro normativo nazionale – 3. … (segue) quello regionale – 4. Comuni obbligati e non alla gestione associata delle funzioni – 5. Le forme associative – 6. Procedimento di individuazione della dimensione territoriale ottimale – 7. Incentivi

di Luca Rosa Bian
Funzionario Dell’Ufficio Legislativo Della Giunta Regionale Del Veneto


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Enti Locali
Federalismo
Gli strumenti operativi per la gestione degli enti locali: luci ed ombre nell'utilizzo degli strumenti societari


di Giorgio Orsoni
Sindaco Di Venezia


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Enti Locali
Le fasi di costituzione ed attivazione dell’Unione dei Comuni. Criticità e soluzioni

La costituzione dell’Unione dei Comuni per la gestione associata delle funzioni fondamentali dei comuni è tra le forme principali che il legislatore ha individuato per raggiungere il fine primario di revisione e razionalizzazione della spesa degli enti locali. L’analisi proposta intende offrire al lettore una guida tecnico-operativa sulle fasi di costituzione ed attivazione delle Unioni di Comuni. In particolare, si è cercato di evidenziare le criticità iniziali, con soluzioni adottate in casi pratici che hanno permesso la definizione del processo di unione.

di Mario Vendramini
Vice Segretario Comunale Del Comune Di Monastier, Membro Del Nucleo Di Valutazione E Consulente Presso Enti Locali


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Federalismo
Il ruolo della Corte dei Conti nelle audizioni parlamentari per i decreti attuativi del federalismo fiscale

E’ utile richiamare l’attenzione sulla circostanza che la Corte è stata ascoltata in Parlamento, sia alla Camera che al Senato, sul disegno di legge che ha dato luogo alla legge n.42 del 2009; le due audizioni, pur risalenti nel tempo, assumono significativo rilievo istituzionale e meritano di aprire questo intervento.

di Maurizio Meloni
Presidente Di Coordinamento Delle Sezioni Riunite In Sede Di Controllo Della Corte Dei Conti.


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Enti Locali
La fusione di Comuni. Evoluzione legislativa nazionale e regionale

In questo contributo si analizza la disciplina del processo di fusione di Comuni, di cui agli artt. 15 e 16, d.lgs. n. 267/2000. L’autrice esamina il quadro normativo statale, soffermandosi su aspetti quali il procedimento di fusione, i contributi per incentivare tale forma di modificazione territoriale e le "forme di partecipazione e decentramento dei servizi" costituite dalla possibilità di istituire Municipi nei territori corrispondenti alle comunità d'origine. Viene offerta poi un'analisi della legislazione veneta in materia di fusione di Comuni, con particolare riferimento alla l.r. Veneto n. 25/1992. Si individuano, infine, le connessioni con la l.r. Veneto n. 18/2012 in materia di gestioni associate. SOMMARIO: 1. Premessa – 2. La disciplina del processo di fusione: il fondamento costituzionale – 3. Le modifiche territoriali comunali – 4. La fusione di Comuni – 5. I contributi per incentivare la fusione – 5.1. Contributi regionali – 5.2. Contributi statali – 6. Le forme di partecipazione e decentramento nelle comunità d’origine: i Municipi – 6.1. La natura giuridica dei Municipi: organismi di “decentramento” o enti di “deconcentrazione”? – 6.2. Le funzioni dei Municipi – 6.3. L’organizzazione e l’individuazione degli organi dei Municipi – 6.4. I Municipi in rapporto alle altre ipotesi di decentramento – 6.4.1. Municipi e frazioni – 6.4.2. Municipi e circoscrizioni di decentramento comunale – 6.5. I Municipi in Italia: un’occasione mancata – 7. La legislazione veneta in materia di fusione di Comuni – 7.1. Iniziativa legislativa e referendum consultivo – 7.2. I Municipi – 7.3. Il programma regionale – 8. La l.r. Veneto n.18/2012: come incide la nuova disciplina dell’associazionismo comunale sulle fusioni?

di Elisabetta Vigato
Dottore Di Ricerca In Diritto Costituzionale Presso L’Università Di Padova


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Enti Locali
Federalismo
Le condizioni per un recupero di efficienza nella gestione degli enti territoriali


di Giampietro Brunello
Amministratore Delegato Della Società Per Gli Studi Di Settore - SOSE.


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Enti Locali
Regione
La dismissione del patrimonio pubblico dopo le manovre Monti e l’art.16 della legge Regione del Veneto 18 marzo 2011 n.7

Nel più complessivo quadro di misure adottate dal governo Monti, per la stabilizzazione finanziaria del sistema Paese e per la revisione della spesa pubblica c.d. “spending rewiew” (D.L. 6 Luglio 2011 n. 98, D.L. 6 dicembre 2011 n. 201 e D.L. 6 Luglio 2012 n.95), va considerata la nuova disciplina dettata in materia di dismissione e/o valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico e di riduzione dei costi per le locazioni passive sottoscritte dalle Pubbliche Amministrazioni. Nell’articolo, dopo una ricognizione storica dell’evolversi della normativa in materia, si tratteggiano gli strumenti giuridici e finanziari di cui dispone oggi il decisore pubblico nell’impostare una seria politica dimagrante del patrimonio delle PP.AA, per poi valutare le novità introdotte dalle manovre Monti e la possibilità di una loro implementazione di successo tenuto conto della attuale situazione del mercato immobiliare. Nella seconda parte dell’articolo si espone la disciplina che la Regione del Veneto, con la manovra finanziaria per l’anno 2011 (art.16 L.R. 7/2011) ed il “Piano delle alienazioni e/o valorizzazioni” in essa previsto, ha introdotto per la dismissione di parte del proprio patrimonio immobiliare, anticipando la finestra di opportunità prevista dal legislatore statale. Si analizzano inoltre il dettato normativo e lo stato di attuazione del sopraccitato Piano. SOMMARIO: 1. Premessa – 2. Ricognizione storica della normativa in materia di dismissione del patrimonio immobiliare pubblico – 3. L’art.27 della manovra Salva Italia (D.L. 201/2011) – 4. La spending review del governo Monti e l’ottimizzazione degli spazi utilizzati dalle PP.AA. (art.3 D.L. 95/2012) – 5. Gli strumenti giuridici e finanziari per la dismissione del patrimonio immobiliare – 6. L’andamento del mercato immobiliare e le prospettive di successo della nuova disciplina – 7. L’art. 16 della Legge Regionale Veneto 18 Marzo 2011 n. 7: il Piano di alienazione e /o valorizzazione del patrimonio immobiliare regionale – 8. Lo stato di attuazione del Piano – 9. Considerazioni finali

di Enrico Specchio E Silvia Zanirato
Dirigente E Funzionario Della Regione Del Veneto


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Enti Locali
Regione
Servizi pubblici locali: Dopo dodici anni di legislazione quale futuro?*

Il presente articolo è un commento sulle vicende che hanno caratterizzato la disciplina normativa italiana regolante i “servizi pubblici locali”, a partire dal decreto legislativo n. 267 del 2000 fino ad arrivare alla sentenza della Corte costituzionale n. 199 del 2012, dopo più di un decennio di modifiche legislative e decisioni giurisprudenziali, anche della Corte di Giustizia europea. Si fa inoltre un breve cenno all’articolo 4 sul decreto legge n. 95 del 2012 sulle società in house,con particolare riguardo alla disciplina ivi contenuta che ripristina la soglia di rilevanza e il parere dell’Autorità di vigilanza per la concorrenza e il mercato, tenuto conto della decisione assunta dal giudice delle leggi in ordine alla violazione dell’articolo 75 della Costituzione e alla conseguente impossibilità per il legislatore nazionale di riaffermare la medesima volontà legislativa per un’intera legislatura. SOMMARIO: Introduzione – 1. Cronistoria di un percorso tormentato – 2. La Corte costituzionale azzera la volontà legislativa – 3. Orientamenti futuri – 4. Conclusioni

di Stefania Del Negro
Funzionario Della Direzione Affari Legislativi Della Giunta Regionale Del Veneto.


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Note
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Giurisprudenza Costituzionale
Una pronuncia della Corte costituzionale che riporta alla nozione costituzionale di perequazione e solidarietà: l’incostituzionalità parziale del Piano Sud

Questo contributo intende individuare il significato di perequazione “verticale” e “orizzontale”. Dopo aver illustrato la fattispecie oggetto della sentenza in commento, si analizzano le regole di perequazione fiscale riparatorie degli squilibri geo-economici individuati dalla dottrina e dalla giurisprudenza. Infine, si approfondiscono le problematiche affrontate dalla Corte. In particolare, l’interesse ad agire nei ricorsi regionali e le ipotesi di “intervento speciale” tassativamente previste.

di Tania Scarabel
Dottoranda Di Ricerca In Diritto Costituzionale, Università Degli Studi Di Padova


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Enti Locali
Federalismo
Regione
Temi dello Statuto
Responsabilità, partecipazione, autonomia: un nuovo statuto per il Veneto e per i veneti

La “migliore sintesi possibile di un lungo sforzo collettivo”: così il presidente della Commissione Statuto del Consiglio regionale, Carlo Alberto Tesserin, definisce il nuovo Statuto del Veneto. Una carta che si inserisce nel contesto del dibattito nazionale, in termini di contenimento della spesa, efficienza, ruolo dell’opposizione e snellezza dell’apparato, offrendo un esempio da cui poter trarre spunto. Tesserin individua i pilastri dello Statuto nei principi di responsabilità, lealtà costituzionale, buona fede, partecipazione, efficienza ed autonomia.

di Carlo Alberto Tesserin
Presidente Della Commissione Statuto E Regolamento


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Federalismo
Regione
Temi dello Statuto
Un Veneto fondato sull’autonomia e aperto all’Europa. Un nuovo statuto per una nuova stagione politica

Il 17 ottobre 2011 resterà una data storica: con l’approvazione della sua nuova Carta Costituzionale, lo Statuto, la Regione Veneto ha inaugurato una nuova pagina della sua storia. L’esigenza di elaborare un nuovo Statuto è derivata non solo dalla necessità di adeguarsi alle modifiche apportate al titolo V della Costituzione ma, ancor prima, dalla necessità e dalla volontà di sviluppare strumenti adatti a rispondere ai grandi cambiamenti degli ultimi quarant’anni, in modo che la Regione possa meglio governare il Veneto in questa delicata fase della globalizzazione segnata dalla crisi degli stati nazionali. Una crisi strutturale che chiama tutti noi ad uno sforzo condiviso per procedere sulla via della costruzione di una sempre più compiuta unità europea, per rispondere al crescente affermarsi di nuove economie e far fronte a incertezze e grandi mutamenti i cui effetti non sono al momento definibili.

di Sergio Reolon
Vicepresidente Della Commissione Statuto E Regolamento


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Enti Locali
Federalismo
Regione
Temi dello Statuto
Lo statuto del Veneto, e oltre

Il professor Benvenuti mette in evidenza gli aspetti innovativi dello Statuto del Veneto, sia per quanto riguarda i principi sia per ciò che concerne le funzioni amministrative e la forma di governo. Benvenuti si sofferma innanzitutto sui concetti di popolo e di autogoverno, sottolineando che le affermazioni identitarie contenute nello Statuto non hanno nulla di ‘eversivo’, ma si inseriscono in un preciso quadro costituzionale ed europeo cui esso si richiama esplicitamente. Il concetto di “autogoverno” porta con sé un certo modo di intendere l’amministrazione, sempre più svincolata dalla burocrazia professionale e messa in relazione con il corpo sociale. Benvenuti prende quindi in esame quelle parti della carta costituzionale veneta che, coerentemente con queste linee guida, cercano di dare soluzioni positive e innovative. Tutto ciò rispecchia un “diverso modo di guardare al futuro, nel rispetto dell’identità storica di una cultura e di una civiltà”.

di Luigi Benvenuti
Professore Ordinario Presso L'Università Ca' Foscari Di Venezia


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Enti Locali
Federalismo
Regione
Temi dello Statuto
Profili dello Statuto veneto: diritti, legami con il territorio, sistema di governo, autonomie locali

Per vari profili, il testo dello Statuto veneto presenta elementi di peculiarità, motivi di interesse, ragioni di riflessione. Tra i quali, in questa sede, si esaminano fondamentalmente due temi: la questione dei diritti e delle prestazioni, particolarmente in riferimento alla posizione di coloro che presentano un legame con il territorio veneto, e le caratteristiche del sistema istituzionale, particolarmente in relazione agli organi di governo, ai rapporti tra Assemblea ed Esecutivo, alle relazioni con le autonomie locali. Ai diritti, anzitutto, lo Statuto approvato in prima lettura dal Consiglio veneto, all’unanimità, il 18 ottobre 2011, dedica il capo I del Titolo I; ove l’art.5 si apre affermando l’obbligo e l’impegno della Regione di operare “per garantire e rendere effettivi i diritti inviolabili, i doveri e le libertà fondamentali dell’uomo, riconosciuti dalla Costituzione e dalle fonti del diritto comunitario e internazionale”.

di Luciano Vandelli
Professore Ordinario Presso L’Università Degli Studi Di Bologna


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Enti Locali
Federalismo
Regione
Temi dello Statuto
Il disegno della Regione nel nuovo statuto del Veneto

Già il nome – anzi, la preposizione – rivela l’intento del legislatore veneto. Come già aveva fatto quello del 1975, il legislatore del 2011 ha infatti inteso intitolare la carta fondamentale alla «Regione del Veneto», riconoscendo nel Veneto un’entità preesistente all’istituzione dell’ente-Regione e non coincidente con quest’ultimo. Un’entità individuata sulla base di un territorio, di una popolazione e di una molteplicità di enti, tra i quali particolare rilievo assume la Regione. Il nuovo statuto ambisce allora a disegnare il quadro istituzionale non solo della persona giuridica ente-Regione, come nella sostanza tendono a fare tutte le regioni a statuto ordinario, ma dell’intero sistema veneto, nei limiti delle competenze costituzionalmente garantite . Disciplina l’assetto dei pubblici poteri, e dunque i rapporti tra la Regione e le autonomie locali, tra i pubblici poteri e la società civile, proiettandoli su uno scenario europeo ed internazionale.

di Alessandro Rota
Segretario Della Commissione Per Lo Statuto Ed Il Regolamento Presso Il Consiglio Regionale Veneto


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Europa
Politica di coesione europea e ripartizione dei fondi strutturali

La politica di coesione rappresenta uno dei principali ambiti d’esercizio dell’azione comunitaria. La sua importanza non emerge solo in relazione alla sua rilevanza in termini di risorse, ma anche alla sua modalità di attuazione, basata sulla governance multilivello e che individua nelle amministrazioni regionali l’attore centrale per la declinazione di questa politica sul territorio. Questa la premessa dalla quale parte il saggio di Gian Antonio Bellati, il quale analizza la struttura attuale della politica di coesione e la ripartizione delle risorse in Italia. L’autore si concentra poi sulle distorsioni legate all’uso del PIL, affermando che “va considerata l’opportunità di adottare un set più complesso di parametri ed indicatori”. Infine, Bellati presenta le prospettive per il periodo di programmazione successivo al 2013.

di Gian Angelo Bellati
Direttore Dell’Unione Regionale Delle Camere Di Commercio Del Veneto


 
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Amministrazione
La funzione di internal auditing nella Pubblica Amministrazione

La riforma della Pubblica Amministrazione culminata con il nuovo sistema dei controlli delineato dal D.lgs. n. 286/99, ha introdotto nel settore pubblico logiche e principi propri dell’auditing del settore privato. In particolare il legislatore ha voluto orientare l’agire amministrativo verso un’ottica aziendalistica, per individuare gli obiettivi gestionali ed economici, verificare il raggiungimento degli stessi e, contestualmente, garantire la legittimità ed il buon andamento dell’agire amministrativo. Questo il tema sul quale si focalizza l’intervento di Alessandro Camarda, il quale analizza anche l’approccio comunitario, affermando che “i principi di funzionamento dei fondi strutturali possono rappresentare un’importante opportunità d’innovazione dell’Amministrazione italiana consentendo di veicolare una più consapevole cultura dei controlli ed affinare le tecniche di internal auditing”.

di Alessandro Camarda
Funzionario Della Direzione Attività Ispettiva E Vigilanza Settore Socio-Sanitario Veneto Del Consiglio Regionale Del Veneto


 
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Legislazione
Società partecipate: responsabilità delle società e degli amministratori

Il seguente saggio è un breve commento sulle recenti pronunce giurisprudenziali in materia di responsabilità dei singoli amministratori per la c.d. “mala gestio”, quale causa delle ripetute perdite di esercizio delle società partecipate dalle pubbliche amministrazioni, nonché una breve analisi sulla responsabilità delle società nei confronti dell’ente pubblico socio. Quest’ultimo infatti provvede a ripianare le perdite predette con operazioni di rifinanziamento e ricapitalizzazione che comportano un depauperamento del bilancio dell’ente pubblico; tali operazioni peraltro vengono sempre più spesso “censurate”dalla Corte dei conti anche nell’ambito della normativa sul contenimento della spesa pubblica.

di Stefania Del Negro
Funzionario Della Direzione Affari Legislativi Della Giunta Regionale Del Veneto.


 
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Federalismo
Qualificazione, gestione e tutela dei beni dell’ente locale nell’ottica della valorizzazione del patrimonio immobiliare

Negli ultimi anni, l’orientamento generale è quello di una adeguata valorizzazione dei beni appartenenti agli Enti locali, che si fonda su questo principio: o il bene viene utilizzato razionalmente per fini istituzionali, oppure deve essere immesso sul mercato per un suo sfruttamento economico, tramite la locazione o la vendita. Non può più essere tollerata l’inerzia. Sullo sfondo di questo generale principio di valorizzazione, Stefano Venturi analizza i vari tipi di beni – beni demaniali, beni patrimoniali indisponibili e beni patrimoniali disponibili – e la loro relativa titolarità giuridica. Come sottolinea Venturi, la definizione della natura giuridica dei beni è di assoluta rilevanza sia ai fini della loro gestione (con l’applicazione dello strumento pubblicistico della concessione amministrativa o di quello privatistico, come locazione, affitto di azienda, comodato) sia per l’uso degli adeguati strumenti di tutela, con il ricorso alla giustizia amministrativa o a quella ordinaria. L’Ente locale – in generale – deve “adeguare lo strumento negoziale alla natura del bene”.

di Stefano Venturi
Segretario Generale Dei Comuni Di Affi E Di Peschiera Del Garda


 
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Europa
Rapporti tra Regioni e Unione Europea

Il rapporto tra le regioni e l’Unione europea e la possibilità di una partecipazione più attiva degli organismi regionali nel processo normativo comunitario: questo il fulcro dell’articolo di Maria Antonietta Greco. Le regioni negli ultimi anni sono state progressivamente coinvolte nelle fasi di implementazione e di elaborazione delle politiche e delle azioni della Comunità europea. Partendo dalla riforma del Titolo V della Costituzione, che ha determinato una trasformazione nei rapporti tra lo Stato, le regioni e l’Unione europea, l’analisi si concentra sulla cosiddetta “fase ascendente indiretta”: quella parte del processo decisionale comunitario cui possono partecipare le regioni stesse, in funzione di una azione più incisiva a livello comunitario. Nell’articolo si mettono in evidenza i punti critici degli strumenti attualmente a disposizione. E si suggerisce poi un modello che consenta un reale sviluppo di questa importante possibilità, per la Regione Veneto in primo luogo, di incidere sul processo normativo comunitario, con un forte coinvolgimento sia della Giunta sia del Consiglio regionali.

di Maria Antonietta Greco
Dirigente Regionale Presso La Direzione Delle Riforme Istituzionali E Processi Di Delega


 
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Storia delle Istituzioni Venete
Introduzione al saggio di Luca Rossetto “Il commissario nelle province venete durante la seconda dominazione austriaca”

Le tumultuose vicende politiche che, sul finire del Settecento, introdussero anche nel Veneto, non diversamente dalle altre realtà italiane ed europee, profonde e decisive trasformazioni negli assetti istituzionali esistenti, si riflessero soprattutto sul piano del controllo sociale e dell’ordine pubblico. Si trattava di trasformazioni che, a ben vedere, già avevano manifestato nei decenni precedenti alcuni visibili segni del nuovo clima culturale e ideologico, ma che solo con i successivi cambiamenti politici si sarebbero effettivamente concretizzate con forza ed intensità, determinando un nuovo corso nel delicato settore del controllo sociale.

di Claudio Povolo
Docente Di Storia Delle Istituzioni Politiche All’Università Ca’ Foscari Di Venezia


 
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Storia delle Istituzioni Venete
Tra «LEGGI ET PRIVILEGGI»

Una minuziosa ricostruzione dei rapporti tra la Repubblica di Venezia e quello spazio “politico, composito, giurisdizionale, frammentato, suddiviso in centinaia d’insediamenti” noto come lo Stato di Terraferma, i cui limiti geografici si spingevano dall’Isonzo all’Adda e verso il Po, lambendo a nord e ad est le terre imperiali, ad ovest il ducato milanese, a sud il marchesato di Mantova e il ducato ferrarese, per poi spingersi in seguito fino allo Stato pontificio. La graduale definizione di spazio e territorio della Serenissima è dunque il cuore del puntuale saggio storico di Roberto Bragaggia, il quale si è sempre occupato, nei suoi studi, di comprendere quale ruolo politico ebbero le comunità di villaggio della Repubblica di Venezia nei processi di territorializzazione del potere, in particolare di quelle alpine. La montagna rappresenta, infatti, un'area di confine strategica per gli equilibri politici della Serenissima. Bragaggia ha studiato dapprima i cosiddetti Territori, ossia gli organismi di rappresentanza collettivi dei distretti urbani di fronte ai governi cittadini e alle istituzioni, per poi approdare a indagare le singole realtà comunitarie. In modo particolare, si è soffermato sulle comunità di villaggio bellunesi (le Regole), sull'uso che facevano delle risorse (pascoli e boschi), e sui controversi rapporti con la città di Belluno. Per analizzare le singole situazioni, ha studiato le forme di conflitto che si generavano per l'uso dei beni comunali, il ruolo giocato da Venezia in queste liti con la sua macchina giudiziaria sempre in fervente movimento, e gli attori che a vario titolo le animavano contendendosi il territorio. Ne emerge un progressivo affinamento dell’apparato giuridico veneziano e la creazione di istituti sempre più articolati. Uno fra tutti, il Magistrato sopra beni comunali, che con la sua intensa attività di arbitro contribuì attivamente alla definizione del demanio della Serenissima. Ciò che colpisce, in questo excursus storico-giuridico, è l’inalterata capacità della Repubblica di Venezia di esercitare con fermezza la propria autorità preservando però, nei limiti del possibile, le prerogative e gli usi delle comunità. Una lezione di “equitas” che può essere valida ancora oggi per chi è chiamato a governare.

di Roberto Bragaggia
Operatore Bibliotecario Nelle Biblioteche Del Comune Di Mira (Ve), Conduce Studi Storiografici Sulla Repubblica Di Venezia


 
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Storia delle Istituzioni Venete
Il commissario distrettuale: funzionario dell'impero nelle province venete asburgiche (1819-1848) un profilo di ricerca

Come spiega l’autore Luca Rossetto, il principale obiettivo di questo breve saggio storico coincide con il tentativo di delineare sinteticamente il ruolo istituzionale e sociale del Commissario Distrettuale nelle Province Venete dal 1819 al 1848, un trentennio scarso che costituisce però il "cuore", non solo cronologico, della complessiva ultrasessantennale appartenenza dei territori della nostra regione alla realtà imperiale della monarchia asburgica. Il contributo è articolato in quattro sezioni.

di Luca Rossetto
Dottorando In Storia Presso L’Università Degli Studi Di Padova


 
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Federalismo
La semplificazione amministrativa al bivio del federalismo fiscale

In questo intervento, Antonio Greco esamina il tema della semplificazione amministrativa e del suo rapporto con il federalismo fiscale, focalizzando l’attenzione sulle ombre presenti nel “connubio” tra semplificazione e misure premiali nel decreto legge 138/2011 (la cosiddetta “Manovra di Ferragosto”), recentemente convertito dalla legge n. 148/2011; sulla questione del riparto delle competenze tra Stato e Regioni; e sull’azione di semplificazione degli Enti locali. Nella sua analisi, Greco parte dal “principio generale esclusivo”, enunciato nell’articolo 3, comma 1 del decreto: “l’iniziativa e l'attività economica privata sono libere ed è permesso tutto ciò che non è espressamente vietato dalla legge”. Pur riconoscendo all’articolo 3 del decreto di essere, per alcuni aspetti, uno “strumento innovativo” perché valorizza il principio secondo il quale “la mala gestio, nel perseguimento degli obiettivi di finanza pubblica, ha un costo che non può essere traslato su livelli di governo e soggetti diversi da quelli che l’hanno posta in essere”, l’autore ritiene che esso presenti diverse criticità che potrebbero ostacolarne l’applicazione. Queste criticità convergono in nuce nella “tenuta costituzionale”. Secondo Greco, l’analisi di queste “ombre” conferma la necessità di sostenere l’ipotesi di una “costituzionalizzazione del principio di libertà”, nella quale entra in gioco la riforma dell’articolo 41 della Costituzione. Questo faciliterebbe, tra l’altro, gli Enti locali “nell’esercizio virtuoso dell’azione amministrativa”.

di Antonio Greco
Avvocato, Professore Di Diritto Pubblico All’Università Di Trieste


 
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Regione
Verso una new governance del sistema assistenziale italiano

Il Consiglio dei Ministri, nella seduta del 30 giugno 2011, ha approvato un importante disegno di legge che attribuisce al Governo la delega per la riforma fiscale e assistenziale, indicando i principi generali e gli ambiti su cui il Governo è autorizzato a intervenire con propri decreti legislativi. Il disegno di legge di riforma fiscale e assistenziale, unitamente al decreto legge n. 98 del 6 luglio 2011, recante “Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria”, rientrano fra le misure adottate dal Governo con la manovra economica, per conseguire il pareggio di bilancio entro il 2014, nel rispetto degli obiettivi stabiliti in sede comunitaria . Il progetto di riforma assistenziale in esame trova sistemazione nella seconda e ultima parte dell’anzidetto disegno di legge (capo II): un coup de teatre, inserito in un unico articolo, titolato “Interventi di riqualificazione e riordino della spesa in materia sociale” (art. 10) . L’analisi del progetto di riforma cercherà di rispondere ai tre seguenti quesiti: 1. Perché riformare l’assistenza? 2. Come riformare l’assistenza? 3. Quali prospettive offre la riforma dell’assistenza?

di Monica Bergo
Ricercatrice Presso L’Università Degli Studi Di Padova


 
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Enti Locali
Federalismo
Come cambia il sistema dei piccoli comuni e delle province in Italia?

Il processo di riforma che riguarda i piccoli Comuni impone alcune riflessioni in ordine alla portata delle innovazioni che andranno a ridisegnare l’architettura del sistema istituzionale italiano. L’articolo offre una lettura critica delle disposizioni contenute nelle ultime tre manovre di stabilizzazione finanziaria ritenute maggiormente incisive sul processo di razionalizzazione del sistema locale. Oggetto esclusivo d’analisi saranno l’obbligo di gestione associata di funzioni e servizi comunali, l’accorpamento dei piccoli Municipi, la riduzione del numero di consiglieri e assessori comunali e provinciali e, infine, la soppressione delle Province. Si tratta di un percorso legislativo in itinere, il cui esito è tutt’altro che scontato ma che, in ragione delle novità, della ricchezza e delle implicazioni dei contenuti, si colloca al centro di un fervente dibattito politico, istituzionale e scientifico del quale il saggio dà conto.

di Elisabetta Vigato
Dottore Di Ricerca In Diritto Costituzionale Presso L’Università Di Padova


 
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Storia delle Istituzioni Venete
La camera dei confini e la difesa del dominio veneto nel secondo settecento

Cos’è un confine? Un concetto antropologico, ambientale e culturale prima ancora che giuridico e politico. Ed esso si differenzia da quello di ‘frontiera’ e, ancora, da quello di ‘borderland’ (‘margine’): una differenziazione che si dipana nel corso dei secoli, dall’Impero romano fino almeno alla nascita delle moderne potenze europee. Questa la premessa dalla quale parte il saggio storico di Mauro Pitteri per analizzare la questione dei confini nella Repubblica di Venezia, in particolare all’indomani delle Guerre d’Italia. Se fino ad allora si era “demandata la soluzione delle questioni confinarie ai pubblici rappresentanti delle province o si era tollerato l’autonomo agire delle comunità locali”, i nuovi assetti geopolitici diedero nuova rilevanza ai confini e ai metodi per definirli. La “tattica dilazionatoria” assunta fino ad allora non poteva più reggere “di fronte alle ambizioni dell’Impero asburgico, della Spagna e della Chiesa della Controriforma”. Pitteri illustra quindi la nascita e l’evoluzione di quella fondamentale istituzione della Repubblica di Venezia che fu la Camera dei Confini, con la creazione della figura del Sopraintendente, di assoluta rilevanza per la gestione veneta. Gradualmente questo incarico assunse sempre maggiore importanza, e nel XVIII secolo divenne un ufficio stabile, cui si richiedevano requisiti ben precisi: doveva essere un senatore tra i più influenti, di esperienza internazionale, già ambasciatore presso una delle corti estere. Durante il Settecento, in tutta Europa, si assisteva intanto a un processo di sistemazione dei confini dello Stato che tendeva a uscire dall’occasionalità del Seicento, quando ancora le porzioni di territorio erano delimitate dai Principi solo in seguito all’insorgere dei conflitti. Nel XVIII secolo, “le liti di confine assunsero un carattere di rilevanza pubblica, abbandonando quello prevalentemente locale che avevano avuto in precedenza”. In questo ambito si inserisce anche l’imponente opera della Repubblica che, con i suoi Sopraintendenti, partecipò a questo movimento generale europeo di regolazione dei confini. E la sua opera costituì certamente un tassello importante di questa “storia dello spazio che si stava trasformando in territorio” di cui parla Pitteri. Cominciava quella che l’autore definisce la “stagione dei Trattati”: oltre alla Santa Sede, di fondamentale importanza fu il rapporto costante con l’Impero asburgico. Fu in questo periodo che si mise mano alla riforma della Camera dei confini: priva com’era di un vero esercito, e costretta alla neutralità disarmata, era determinante per la sicurezza della Repubblica disporre di un istituto efficiente che accorciando la catena del comando abbreviasse i tempi. “Il caso veneto – scrive Pitteri – dimostra che la manifestazione del confine non fu solo un frutto delle nuove spinte nazionalistiche degli stati monarchici, ma, nel caso dei principati e delle repubbliche più piccoli, che si trovavano a confinare con una grande potenza, fu un’esigenza dovuta alla loro stessa tutela. Il principe più debole trovava una garanzia alla sua sopravvivenza da un’esatta e condivisa demarcazione del suo dominio”. In questo contesto si contraddistinse l’opera di alcuni sopraintendenti, tra cui quella in particolare quella di Andrea Tron. In chiusura, Pitteri invita a leggere gli eventi che portarono alla caduta della Repubblica alla luce della lotta veneziana contro la perdita dell’indipendenza: una lotta condotta anche attraverso questa imponente opera di confinazione. Dopo la Pace di Presburgo (1805), con l’annessione al Regno d’Italia francese, il sistema veneto fu definitivamente abbandonato, e la competenza sui confini fu sottratta al governo di un magistrato civile per essere affidata a un organo militare. Nel nuovo assetto napoleonico, i limiti dello Stato erano intesi soprattutto come barriere da sottoporre a sorveglianza, e per delimitare le nuove conquiste era molto più semplice servirsi di carte geografiche, separando con un tratto di penna i diversi territori, senza tener conto della popolazione locale e dei suoi diritti. Ma il loro limite, in montagna e in alcune parti del piano presso i fiumi, rimase intatto, ed è una delle più importanti eredità lasciateci dagli antichi governanti.

di Mauro Pitteri
Insegnante, Svolge Attività Di Ricerca Storica, In Particolare Sulla Repubblica Di Venezia E La Terraferma


 
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Saggi
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Europa
Federalismo
Regione
La disciplina regionale sul demanio marittimo tra vincoli comunitari e legge statale

La necessità di adeguare l’ordinamento interno ai principi comunitari in tema di libertà di stabilimento e tutela della concorrenza, in particolare quelli contenuti nella Direttiva Bolkestein: da questa esigenza nascono i diversi interventi del legislatore statale e regionale in tema di occupazione e uso del demanio marittimo. Antonio Greco, professore a contratto di diritto pubblico, affronta un tema di estrema attualità, analizzando questo percorso a partire dal cosiddetto Decreto Milleproroghe, per poi passare al ruolo e alle attività poste in essere dalle regioni che, oggi, ancor più in ragione di quanto prevede l’articolo 19 della Legge delega sul Federalismo fiscale, sono chiamate a intervenire in materia. Greco si sofferma in particolare sulla legge regionale recentemente approvata dal Veneto che si presenta assai più articolata rispetto a quelle di altre realtà regionali. Vengono poi illustrati i punti sui quali la Commissione europea ha mosso ulteriori rilievi all’Italia, e la soluzione – “un nuovo e repentino, quanto timido intervento”, lo definisce Greco – elaborata a livello nazionale, con una circolare interpretativa del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Si evidenzia, quindi, la contraddittorietà di alcune censure di costituzionalità sollevati nei confronti di diverse leggi regionali, dal momento che – così è nel caso del Veneto – si riscontra “la piena conformità della normativa regionale alla successiva interpretazione offerta dalla circolare interpretativa del Ministero dei trasporti”. In realtà questa contraddizione può fungere da motivo, come suggerisce Greco, di una riflessione sulla “tenuta comunitaria” della legislazione nazionale. Si analizza, quindi, la “novella in itinere”, dal Decreto sviluppo al disegno di Legge Comunitaria, evidenziandone i punti ancora critici. Infine, si suggeriscono alcune possibili soluzioni a problemi tutt’ora aperti come, per il legislatore regionale, la definizione precisa di “arenile” e le questioni legate al diritto di superficie.

di Antonio Greco
Avvocato, Professore Di Diritto Pubblico All’Università Di Trieste