Domenica 23 Luglio 2017
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Il difficile cammino della Città metropolitana

La cosiddetta legge Delrio (n. 56 del 2014), che attua finalmente la previsione costituzionale delle Città metropolitane disattesa da quindici anni, non ha avuto un percorso facile, come del resto tutta la serie di interventi legislativi che si sono susseguiti sugli enti di area vasta, che hanno dimostrato tutta la difficoltà e il pressapochismo che spesso caratterizza la gestione statale del cd. “federalismo all’italiana”. Basti pensare all’annosa questione dell’abolizione/riordino delle province, disposta con il decreto legge n. 201/2011, il cd. Salva Italia, a cui ne sono seguiti altri due (i decreti n. 95 e n. 188 del 2012), per poi vedere tutta la sequenza clamorosamente bloccata dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 220 del 2013.

di Luca Antonini
Direttore Scientifico Della Rivista Giuridica Della Regione Del Veneto "Il Diritto Della Regione", Luca Antonini è Avvocato E Professore Ordinario Di Diritto Costituzionale All’Università Di Padova. Presiede La Commissione Per L'attuazione Del Federalismo Fiscale Ed è Capo Dipartimento Per Le Riforme Costituzionali.


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Il finanziamento delle città metropolitane: profili critici

In questo saggio, Luca Antonini evidenzia un aspetto critico dell’istituzione delle Città metropolitane: il sistema di finanziamento. L’articolo 18, comma 8, del d.l. n. 95/2012, infatti, si è limitato a importare il sistema di finanziamento definito dal d. lgs n. 68 del 2011: nonostante l’introduzione di una nuova disciplina rispetto all’art. 23 della legge delega n. 42 del 2009, non si è poi compiuto lo sforzo di strutturare anche una specifica normativa per la parte finanziaria. Ciò rappresenta una criticità di non poco conto, dal momento che l’autonomia finanziaria è «la pietra angolare del sistema delle autonomie». Questo sistema potrebbe anche portare a delle discrasie, dal punto di vista costituzionale, nel caso in cui la governance della città metropolitana si strutturi attraverso un Consiglio metropolitano di secondo grado, a cui potrebbe combinarsi un sindaco della città metropolitana non eletto dai cittadini. In queste fattispecie, non è facile ritenere rispettato quel principio no taxation without representation che costituisce un cardine universale dell’imposizione fiscale. «Appare del tutto inappropriato», conclude Antonini, «un sistema di finanziamento definito in termini tanto trascurati quanto quelli che è dato ritrovare nel d. l. n. 95 del 2012».

di Luca Antonini
Direttore Scientifico Della Rivista Giuridica Della Regione Del Veneto "Il Diritto Della Regione", Luca Antonini è Avvocato E Professore Ordinario Di Diritto Costituzionale All’Università Di Padova. Presiede La Commissione Per L'attuazione Del Federalismo Fiscale Ed è Capo Dipartimento Per Le Riforme Costituzionali.


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La giurisprudenza costituzionale impone un percorso di superamento dei tagli lineari, ma il Governo non perde il vizio

1.1. La giurisprudenza costituzionale “inascoltata” 2.1. Il Governo insiste con i tagli lineari: le manovre “alla napoletana”. 2.2. Dal taglio lineare al taglio demenziale: premiata la Sicilia e punito il Veneto. 3. Una via di uscita per il ritorno alla razionalità nelle politiche di spendig review.

di Luca Antonini
Direttore Scientifico Della Rivista Giuridica Della Regione Del Veneto "Il Diritto Della Regione", Luca Antonini è Avvocato E Professore Ordinario Di Diritto Costituzionale All’Università Di Padova. Presiede La Commissione Per L'attuazione Del Federalismo Fiscale Ed è Capo Dipartimento Per Le Riforme Costituzionali.


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Semplificazione in materia edilizia: problemi applicativi

Abstract: Il Testo Unico dell’edilizia, Dpr 380/2001, ha subito, nel corso degli anni, varie modifiche. Recentemente i maggiori dibattiti si sono concentrati su norme, estranee al DPR 380/2001, che tuttavia incidono pesantemente sulla disciplina edilizia. Di particolare interesse risulta essere la SCIA (introdotta dalla Legge 122/2010 di conversione del DL 78/2010) che ha reso necessaria, sin dall’inizio, una nota esplicativa del Ministero della semplificazione. Successivamente ulteriori disposizioni sono state dettate dalla Legge 106 del 12 luglio 2011 di conversione del D.L. 70/2011 e dalla Legge 35 del 4 aprile 2012 di conversione del DL 5/2012. Recenti sentenze della Corte Costituzionale hanno respinto i ricorsi presentati da alcune Regioni per conflitto di competenza in materia di governo del territorio. Ulteriori problemi applicativi emergono dal confronto tra la LR 61/1985 e la disciplina statale. Di recente il Legislatore è nuovamente intervenuto sul tema con il c.d. “Decreto del fare”. SOMMARIO: 1. Premessa – 2. Segnalazione certificata di inizio attività e materia edilizia – 3. Rapporto tra disciplina nazionale della SCIA e legislazione regionale – 4. Il caso veneto – 5. La tutela giurisdizionale del terzo - 6. La SCIA nel “Decreto del fare” – 7. Considerazioni critiche conclusive

di Francesca Martini E Monica Tomaello
Funzionari Della Regione Del Veneto In Servizio Presso La Direzione Urbanistica E Paesaggio


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La ‘questione metropolitana’. Il caso del Veneto nel contesto europeo e globale

Nel contesto della globalizzazione e di un’economia della conoscenza, le città metropolitane costituiscono il motore per lo sviluppo. L’Unione europea, con la prossima programmazione 2014-2020, punterà molto sulle città per rilanciare lo sviluppo dell’Unione in un’ottica di sostenibilità e di sviluppo territoriale, destinando il 5% del Fesr a questo obiettivo. Tuttavia, le aree metropolitane in senso funzionale spesso non coincidono con le città metropolitane di diritto. In questa prospettiva, il saggio discute della ‘questione metropolitana’ nel contesto della riforma di riordino territoriale italiano (L.135/2012), con particolare riferimento al caso della Città metropolitana di Venezia. Questo costituisce un caso esemplare di non coincidenza della città metropolitana, definita a partire dalla provincia di Venezia, con l’area metropolitana policentrica (city region), che riguarda invece la regione del Veneto centrale, a partire dalle città di Padova, Treviso e Venezia (PaTreVe).

di Patrizia Messina
Professore Associato Di Scienza Politica Dell’Università Di Padova


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Il nuovo inquadramento della funzione del governo del territorio nella riforma costituzionale: implicazioni sulla legislazione regionale vigente e futura

La nozione di governo del territorio è stata elaborata dalla dottrina, ancor prima della Riforma del Titolo V del 2001, per indicare l’insieme degli istituti relativi alla regolamentazione, al controllo alla gestione e all’uso del territorio. Diversi autori hanno evidenziato lo stretto legame innanzitutto tra l’urbanistica e l’edilizia , cardini principali del governo del territorio, nonché il delicato sistema di pesi e contrappesi necessario per “assicurare un equilibrio dinamico fra tutte le amministrazioni e gli enti variamente competenti ad incidere con le proprie decisioni sull’assetto del territorio” . I diritti e i valori costituzionali coinvolti, inoltre, sono facilmente intuibili: non solo la libertà di iniziativa economica, il diritto di proprietà, la tutela del paesaggio e del patrimonio artistico, ma anche, più in generale, la tutela dell’individuo nella sua dimensione relazionale, il principio di uguaglianza, il diritto alla salute, nonché la riserva di legge per l’imposizione di prestazioni patrimoniali e il principio di capacità contributiva con riguardo alla contribuzione dei proprietari agli oneri di urbanizzazione e alle relative spese.

di Prof. Luca Antonini - Dott. Matteo De Nes
Prof. Avv. Luca Antonini: Direttore Scientifico Della Rivista Giuridica Della Regione Del Veneto €Il Diritto Della Regione”, Luca Antonini è Avvocato E Professore Ordinario Di Diritto Costituzionale All’Università Di Padova. Presiede La Commissione Per L'attuazione Del Federalismo Fiscale. Dott. Matteo De Nes: Dottorando In Diritto, Mercato E Persona. Dipartimento Di Economia, Università Ca' Foscari.


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La città metropolitana: luci e ombre nella storia e nell’attualità di un ente da decenni atteso

Dopo aver ripercorso il tormentato itinerario della disciplina normativa della città metropolitana, l’articolo analizza le caratteristiche principali della normativa attuale, mettendo in evidenza le luci e le molte ombre dell’art. 18 del decreto legge n. 95/2012 e in particolare il suo vizio di fondo: quello di prevedere e disciplinare in modo uniforme la città metropolitana. In particolare, l’articolo si sofferma sugli organi della città metropolitana e sul potere statutario, muovendo dagli aspetti che caratterizzano la nuova istituzione dal punto di vista della definizione del territorio, ritenuta eccessivamente rigida, per poi sviluppare le riflessioni in ordine sia alle funzioni assegnate alle città metropolitane sia alle strutture umane e strumentali ad esse attribuite. Si mettono quindi in evidenza i punti di forza e di debolezza nel modello di governo della città metropolitana e si sviluppano considerazioni relative ai rapporti tra la città metropolitana e i comuni interni ed esterni all’area. L’ultimo punto di riflessione riguarda una visione complessiva del nuovo ente, ipotizzando alcune linee di prospettiva.

di Franco Pizzetti
Già Presidente Dell'Autorità Garante Per La Protezione Dei Dati Personali, Franco Pizzetti è Professore Ordinario Di Diritto Costituzionale A Torino, Docente Alla LUISS Di Roma E Direttore Del Digital Administration Innovation Centre (Dasic) Presso La Link University Di Roma


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La gestione associata di funzioni e servizi comunali, il manuale

A partire dal presente numero e per le prossime uscite, la programmazione de Il Diritto della Regione viene dedicata alle tematiche connesse al complesso riordino che ha coinvolto, in ragione del mutato quadro normativo, gli enti locali. Sono previste tre uscite di numeri doppi il primo dei quali è principalmente dedicato al tema delle gestioni associate di funzioni e servizi comunali. Scopo di questa pubblicazione oltre a realizzare un contributo accademico e scientifico alla discussione sul profondo mutamento che coinvolge i comuni, in particolare in ragione dell’intervenuta obbligatorietà giuridica dell’esercizio associato delle funzioni fondamentali, è quello di fornire un valido strumento di ausilio a quanti, politici e tecnici, si troveranno a dover gestire il cambiamento. È in questa logica che viene pubblicato, quale allegato scaricabile al presente numero il Manuale“La gestione associata di funzioni e servizi comunali” quale semplice e utile strumento per avere sempre a portata di mano il complesso quadro normativo, nazionale e regionale. Il Manuale è stato realizzato con il contributo concesso dalla Regione del Veneto e la collaborazione scientifica della Direzione Regionale Enti Locali, Persone Giuridiche, Controllo Atti dal Dipartimento di Diritto Pubblico, Internazionale e Comunitario dell'Università di Padova all’interno del progetto “L’attuazione dell’obbligo di gestione associata di funzioni e servizi comunali”, che vede come partner Unindustria Treviso. Il Dirigente Regionale Direzione Enti Locali, persone giuridiche, controllo atti Dott. Maurizio Gasparin

di Redazione


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I servizi sociosanitari tra funzione fondamentale dei Comuni e ruolo delle organizzazioni non profit

Il contributo intende evidenziare il ruolo degli enti locali nella definizione degli assetti istituzionali territoriali attraverso cui gestire le funzioni associate, nonché nella programmazione, organizzazione ed erogazione dei servizi sociali e nella realizzazione dell’integrazione socio-sanitaria. In questo senso, l’articolo analizza gli strumenti giuridico-organizzativi a disposizione dei comuni per attivare progettualità e percorsi di integrazione socio-sanitaria in raccordo con le ULSS e il ruolo delle organizzazioni non profit.

di Alceste Santuari
Docente Di Diritto Amministrativo (dei Servizi Sociali) Presso La Laurea Magistrale In Organizzazione, Metodologia E Valutazione Dei Servizi Sociali Della Facoltà Di Sociologia Dell’Università Di Trento


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Servizi pubblici locali: Dopo dodici anni di legislazione quale futuro?*

Il presente articolo è un commento sulle vicende che hanno caratterizzato la disciplina normativa italiana regolante i “servizi pubblici locali”, a partire dal decreto legislativo n. 267 del 2000 fino ad arrivare alla sentenza della Corte costituzionale n. 199 del 2012, dopo più di un decennio di modifiche legislative e decisioni giurisprudenziali, anche della Corte di Giustizia europea. Si fa inoltre un breve cenno all’articolo 4 sul decreto legge n. 95 del 2012 sulle società in house,con particolare riguardo alla disciplina ivi contenuta che ripristina la soglia di rilevanza e il parere dell’Autorità di vigilanza per la concorrenza e il mercato, tenuto conto della decisione assunta dal giudice delle leggi in ordine alla violazione dell’articolo 75 della Costituzione e alla conseguente impossibilità per il legislatore nazionale di riaffermare la medesima volontà legislativa per un’intera legislatura. SOMMARIO: Introduzione – 1. Cronistoria di un percorso tormentato – 2. La Corte costituzionale azzera la volontà legislativa – 3. Orientamenti futuri – 4. Conclusioni

di Stefania Del Negro
Funzionario Della Direzione Affari Legislativi Della Giunta Regionale Del Veneto.


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Riforme istituzionali e governo dell’area vasta come strategia di sviluppo del territorio: tra deficit democratico e percorsi partecipativi

Il processo di globalizzazione ha radicalmente trasformato le condizioni che incidono sulla competitività, ponendo sotto una luce nuova la dimensione territoriale. Come sottolineano infatti diversi autori a questo riguardo (Bassetti 2007; Bonomi e Masiero 2014), la globalizzazione non è un fenomeno che attiene solo all’economia e ai mercati finanziari, ma riguarda l’intero sistema delle relazioni e delle interconnessioni che incidono sulla costruzione sociale del territorio: «Oggi, la nostra dimensione di riferimento è quella della mobilità estrema che riduce notevolmente il nostro tempo e spazio di percorrimento e fruizione, e in una logica siffatta il concetto del territorio cambia pure radicalmente. Infatti, un conto è considerare il territorio da un punto di vista di spazio limitato e di sostanziale stanzialità, e tutto un altro conto è guardare allo stesso territorio a partire da un’ipotesi di mobilità generale»

di Patrizia Messina
Professore Associato Di Scienza Politica Dell’Università Di Padova


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Vincoli urbanistici preordinati all’esproprio nella L.R. 11/2004 e dubbi d’incostituzionalità dell’acquisizione sanante ex art. 42 bis d.p.r. 327/2001 sugli espropri

Nel decennale della L.R. Urbanistica Veneto n.11/04 non si poteva non focalizzare l’attenzione su temi fondamentali degli strumenti urbanistici comunali, quali sono l’assicurazione delle dotazioni minime di attrezzature e pubblici servizi, l’individuazione delle infrastrutture ed attrezzature di maggior rilevanza (art. art.13, lett. h) ed f) sul PAT) e la localizzazione delle opere dei servizi pubblici e d’interesse pubblico, compresi i servizi di comunicazione (art. 17, lett. h) sul PI), i cui vincoli espropriativi decadono dopo cinque anni dall’approvazione del PI, se non siano stati approvati i relativi progetti esecutivi (art. 18, comma 7 ed art.34 ). Il dimensionamento di queste aree a destinazione pubblicistica e l’apposizione dei relativi vincoli espropriativi non può che partire dall’analisi della condizione giuridica dei beni da interessare e dalla loro situazione di fatto, onde appare opportuno riflettere sugli aspetti più attuali e problematici del diritto urbanistico, partendo dall’aspetto patologico delle espropriazioni e cioè dalle occupazioni della PA senza titolo di un bene privato, individuando i rimedi per la loro riconduzione alla legalità.

di Avv. Primo Michielan
Avvocato Del Foro Di Treviso.


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Commento alla Legge regionale 19 marzo 2013, n. 2 - “Norme di semplificazione in materia di igiene, medicina del lavoro, sicurezza del lavoro, sanità pubblica e altre disposizioni per il settore sanitario” (BUR 22 marzo 2013, n. 27)

La legge in questione, di iniziativa giuntale, è composta da tredici articoli. Essa si pone come obbiettivo quello di semplificare le certificazioni sanitarie e le autorizzazioni in materia di igiene, medicina del lavoro e sanità pubblica riconosciute prive di documentata efficacia per la tutela della salute pubblica. In tale prospettiva si colloca la legge regionale in commento che cerca di dettare delle misure finalizzate a garantire l’efficienza del Servizio sanitario regionale, eliminando in modo significativo le procedure amministrative, ormai ritenute obsolete, al solo fine di contenere i costi sostenuti dallo stesso Servizio e di ridurre gli obblighi posti a carico degli operatori sanitari e dei cittadini.

di Luca Rosa Bian
Funzionario Dell’Ufficio Legislativo Della Giunta Regionale Del Veneto


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Commento alla Legge regionale 29 novembre 2013, n. 29 “Soppressione delle Società Ferrovie Venete s.r.l., Immobiliare Marco Polo s.r.l., Società Veneziana Canalgrande s.p.a., Terme di Recoaro s.p.a. e recesso dalla partecipazione alla Società per l’Autostrada di Alemagna s.p.a.” (B.U.R. 30 novembre 2013, n. 103) e alla Legge regionale 24 dicembre 2013, n. 39 “Norme in materia di società regionali” (B.U.R. 27 dicembre 2013, n. 115).

Il Consiglio regionale con due differenti proposte normative, in due mesi, ha disciplinato le società regionali, rivendicando la propria competenza programmatoria che diversamente dall’articolo 61 dello Statuto del Veneto riferito alla costituzione e partecipazione di nuove società, trova la sua fonte giuridica nell’articolo generale dei poteri consiliari di cui all’articolo 33 dello Statuto. Ed invero trattasi del potere di verifica dei risultati gestionali, anche avvalendosi degli esiti dei controlli di cui agli articoli 60 – per quanto concerne gli enti strumentali- e 61 – appunto riferito alle società. Potere peraltro esercitato, anche alla luce del combinato disposto dell’articolo 56, sempre dello Statuto, che prevede la redazione del bilancio consolidato e quindi comprensivo dei bilanci degli enti strumentali e delle società partecipate.

di Stefania Del Negro
Funzionario Della Direzione Affari Legislativi Della Giunta Regionale Del Veneto.


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Temi dello Statuto
Commento al Regolamento regionale 3 dicembre 2013, n. 4 Regolamento di attuazione della legge regionale 31 dicembre 2012, n. 54 “Legge regionale per l’ordinamento e le attribuzioni delle strutture della Giunta regionale in attuazione della legge regionale statutaria 17 aprile 2012, n. 1 Statuto del Veneto”, ai sensi dell’art. 30 della legge regionale n. 54 del 31 dicembre 2012 (BUR del 3 dicembre 2013, n. 104)

Con il Regolamento 4/2013 vengono definite le direttive generali per la disciplina delle funzioni dirigenziali (Capo II) e la modalità di conferimento e revoca degli incarichi dirigenziali (Capo III). Il Regolamento contiene disposizioni di attuazione della legge regionale 54 del 2012, la quale ha riorganizzato la struttura organizzativa della Giunta regionale, disciplinandone, in particolare, l’articolazione in Segreteria generale della Programmazione, direzioni di area, dipartimenti, sezioni, settori, strutture temporanee e di progetto, posizioni organizzative. Inoltre, ha previsto la Segreteria della Giunta regionale e la Direzione del Presidente della Giunta regionale quali strutture di supporto della Giunta regionale. La medesima legge, inoltre, indica i compiti dei direttori e dirigenti preposti alle menzionate strutture, detta disposizioni sul conferimento degli incarichi dirigenziali, sulla valutazione dell’attività di gestione dei dirigenti, demandando, infine, al regolamento attuativo di cui trattasi la disciplina della funzioni dirigenziali e l’attuazione della legge stessa.

di Lorenza Bardin
Funzionario Dell'Ufficio Legislativo Della Giunta Regionale Del Veneto Presso Il Quale Svolge Attività Di Consulenza Legale E Legislativa.


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Federalismo
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Temi dello Statuto
Una terra, un popolo, uno statuto

Subito criticato da Michele Ainis con un duro editoriale sul Corriere della Sera, il nuovo Statuto del Veneto ha ricevuto un battesimo poco felice sulla grande stampa. L’incomprensione, in questo caso, dice forse il valore dello Statuto, risultato troppo indigesto a chi assume un pregiudizio statalista, rimane freddo sulle ragioni dell’autonomia e fatica a comprendere, dall’alto della propria ideologia, la cultura di una terra e l’anima di un popolo. L’argomento è serio ed è bene entrare con serietà nel merito. Innanzitutto va rilevato che lo Statuto del Veneto è arrivato tardi al traguardo: dal 1999, quando venne approvata la riforma costituzionale destinata ad aprire una nuova stagione della autonomia regionale , sono passati oltre dieci anni e mentre la Puglia e la Calabria sono arrivate per prime (2004), il Veneto è arrivato ultimo tra le Regioni ordinarie. La legislazione attuale è riuscita a porvi rimedio, con un prodotto normativo che pone fine alla lunga gestazione: last but not least.

di Luca Antonini
Direttore Scientifico Della Rivista Giuridica Della Regione Del Veneto "Il Diritto Della Regione", Luca Antonini è Avvocato E Professore Ordinario Di Diritto Costituzionale All’Università Di Padova. Presiede La Commissione Per L'attuazione Del Federalismo Fiscale Ed è Capo Dipartimento Per Le Riforme Costituzionali.


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Federalismo
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Temi dello Statuto
Lo statuto del Veneto, e oltre

Il professor Benvenuti mette in evidenza gli aspetti innovativi dello Statuto del Veneto, sia per quanto riguarda i principi sia per ciò che concerne le funzioni amministrative e la forma di governo. Benvenuti si sofferma innanzitutto sui concetti di popolo e di autogoverno, sottolineando che le affermazioni identitarie contenute nello Statuto non hanno nulla di ‘eversivo’, ma si inseriscono in un preciso quadro costituzionale ed europeo cui esso si richiama esplicitamente. Il concetto di “autogoverno” porta con sé un certo modo di intendere l’amministrazione, sempre più svincolata dalla burocrazia professionale e messa in relazione con il corpo sociale. Benvenuti prende quindi in esame quelle parti della carta costituzionale veneta che, coerentemente con queste linee guida, cercano di dare soluzioni positive e innovative. Tutto ciò rispecchia un “diverso modo di guardare al futuro, nel rispetto dell’identità storica di una cultura e di una civiltà”.

di Luigi Benvenuti
Professore Ordinario Presso L'Università Ca' Foscari Di Venezia


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Temi dello Statuto
Profili dello Statuto veneto: diritti, legami con il territorio, sistema di governo, autonomie locali

Per vari profili, il testo dello Statuto veneto presenta elementi di peculiarità, motivi di interesse, ragioni di riflessione. Tra i quali, in questa sede, si esaminano fondamentalmente due temi: la questione dei diritti e delle prestazioni, particolarmente in riferimento alla posizione di coloro che presentano un legame con il territorio veneto, e le caratteristiche del sistema istituzionale, particolarmente in relazione agli organi di governo, ai rapporti tra Assemblea ed Esecutivo, alle relazioni con le autonomie locali. Ai diritti, anzitutto, lo Statuto approvato in prima lettura dal Consiglio veneto, all’unanimità, il 18 ottobre 2011, dedica il capo I del Titolo I; ove l’art.5 si apre affermando l’obbligo e l’impegno della Regione di operare “per garantire e rendere effettivi i diritti inviolabili, i doveri e le libertà fondamentali dell’uomo, riconosciuti dalla Costituzione e dalle fonti del diritto comunitario e internazionale”.

di Luciano Vandelli
Professore Ordinario Presso L’Università Degli Studi Di Bologna


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Temi dello Statuto
Il disegno della Regione nel nuovo statuto del Veneto

Già il nome – anzi, la preposizione – rivela l’intento del legislatore veneto. Come già aveva fatto quello del 1975, il legislatore del 2011 ha infatti inteso intitolare la carta fondamentale alla «Regione del Veneto», riconoscendo nel Veneto un’entità preesistente all’istituzione dell’ente-Regione e non coincidente con quest’ultimo. Un’entità individuata sulla base di un territorio, di una popolazione e di una molteplicità di enti, tra i quali particolare rilievo assume la Regione. Il nuovo statuto ambisce allora a disegnare il quadro istituzionale non solo della persona giuridica ente-Regione, come nella sostanza tendono a fare tutte le regioni a statuto ordinario, ma dell’intero sistema veneto, nei limiti delle competenze costituzionalmente garantite . Disciplina l’assetto dei pubblici poteri, e dunque i rapporti tra la Regione e le autonomie locali, tra i pubblici poteri e la società civile, proiettandoli su uno scenario europeo ed internazionale.

di Alessandro Rota
Segretario Della Commissione Per Lo Statuto Ed Il Regolamento Presso Il Consiglio Regionale Veneto


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Federalismo
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Temi dello Statuto
Unità nazionale e autonomia della Regione

In occasione dell’approvazione dello Statuto veneto, l’autore riprende l’intervento tenuto dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a Montecitorio il 17 marzo 2011, e il discorso d’insediamento del primo Presidente del Consiglio della Regione Veneto, Vito Mario Orcalli, pronunciato il 6 luglio 1970.

di Romano Morra
Capo Di Gabinetto Del Comune Di Venezia


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Federalismo
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Verso una new governance del sistema assistenziale italiano

Il Consiglio dei Ministri, nella seduta del 30 giugno 2011, ha approvato un importante disegno di legge che attribuisce al Governo la delega per la riforma fiscale e assistenziale, indicando i principi generali e gli ambiti su cui il Governo è autorizzato a intervenire con propri decreti legislativi. Il disegno di legge di riforma fiscale e assistenziale, unitamente al decreto legge n. 98 del 6 luglio 2011, recante “Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria”, rientrano fra le misure adottate dal Governo con la manovra economica, per conseguire il pareggio di bilancio entro il 2014, nel rispetto degli obiettivi stabiliti in sede comunitaria . Il progetto di riforma assistenziale in esame trova sistemazione nella seconda e ultima parte dell’anzidetto disegno di legge (capo II): un coup de teatre, inserito in un unico articolo, titolato “Interventi di riqualificazione e riordino della spesa in materia sociale” (art. 10) . L’analisi del progetto di riforma cercherà di rispondere ai tre seguenti quesiti: 1. Perché riformare l’assistenza? 2. Come riformare l’assistenza? 3. Quali prospettive offre la riforma dell’assistenza?

di Monica Bergo
Ricercatrice Presso L’Università Degli Studi Di Padova


 
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Nuove norme per la bonifica e tutela del territorio: una bonifica dimezzata ?

L'articolo si propone una rilettura – per taluni aspetti anche in chiave critica – del percorso che ha segnato la definizione di una nuova disciplina in materia di bonifica e tutela del territorio, offrendo una rassegna delle opzioni tecniche e delle soluzioni politico-istituzionali emerse durante il suo articolato e complesso iter di esame ed approvazione. La consapevolezza del mutamento intervenuto nella funzione di bonifica (potremmo dire imposto dal processo di urbanizzazione e dalle modificazioni delle condizioni climatiche ed ambientali), l'emergere e il sistematizzarsi del ruolo di nuovi soggetti giuridici, quali gli enti gestori del servizio idrico integrato, la resistenza, protrattasi per più legislature ad affrontare organicamente il problema della definizione dei rispettivi ruoli, il generarsi e diffondersi di un movimento di protesta contro le complessità di un regime normativo ritenuto responsabile di un sistema di “doppia imposizione” a carico degli immobili urbani allacciati alla pubblica fognatura, hanno indubbiamente costituito un limite nella capacità delle istituzioni di comunicare ruolo e significato della esperienza consortile. Un limite che ha finito per mettere in discussione – e si ritiene impropriamente – la funzione stessa della bonifica e la sua attualità insieme ai soggetti che ne sono stati, storicamente, gli interpreti più qualificati. Al legislatore della ottava legislatura regionale la responsabilità ed il merito di aver voluto affrontare tale tema, individuando un percorso, forse complesso ed articolato, ma oramai ineludibile, per la sua definizione. Sottesa a tale ricostruzione certo trasparirà la personale convinzione che ha animato gli autori: la perdurante attualità e la insostituibilità delle funzioni di governo del territorio che la attività di bonifica riveste; e ciò a prescindere sia dal giudizio in ordine ai soggetti – i Consorzi di bonifica – che tale ruolo sono stati e sono tutt'ora chiamati ad assolvere, sia dall'assetto istituzionale che il legislatore ha voluto, e nel tempo vorrà, conferire all'esercizio di tali funzioni, sempre più chiamate, come ricorda la Corte Costituzionale, a “corrispondere a preminenti interessi pubblici facenti capo alle comunità territoriali nel loro complesso più che a singole categorie di soggetti privati”.

di Francesco Brichese E Carlo Giachetti
Francesco Brichese Dirigente Responsabile Della Segreteria Della IV Commissione Consiliare, Competente In Materia Di Agricoltura, Foreste, Pesca E Bonifica Del Consiglio Regionale Del Veneto. Carlo Giacchetti Dirigente Direzione Assistenza Legislativa Commissioni Presso Consiglio Regionale Del Veneto


 
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La disciplina regionale sul demanio marittimo tra vincoli comunitari e legge statale

La necessità di adeguare l’ordinamento interno ai principi comunitari in tema di libertà di stabilimento e tutela della concorrenza, in particolare quelli contenuti nella Direttiva Bolkestein: da questa esigenza nascono i diversi interventi del legislatore statale e regionale in tema di occupazione e uso del demanio marittimo. Antonio Greco, professore a contratto di diritto pubblico, affronta un tema di estrema attualità, analizzando questo percorso a partire dal cosiddetto Decreto Milleproroghe, per poi passare al ruolo e alle attività poste in essere dalle regioni che, oggi, ancor più in ragione di quanto prevede l’articolo 19 della Legge delega sul Federalismo fiscale, sono chiamate a intervenire in materia. Greco si sofferma in particolare sulla legge regionale recentemente approvata dal Veneto che si presenta assai più articolata rispetto a quelle di altre realtà regionali. Vengono poi illustrati i punti sui quali la Commissione europea ha mosso ulteriori rilievi all’Italia, e la soluzione – “un nuovo e repentino, quanto timido intervento”, lo definisce Greco – elaborata a livello nazionale, con una circolare interpretativa del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Si evidenzia, quindi, la contraddittorietà di alcune censure di costituzionalità sollevati nei confronti di diverse leggi regionali, dal momento che – così è nel caso del Veneto – si riscontra “la piena conformità della normativa regionale alla successiva interpretazione offerta dalla circolare interpretativa del Ministero dei trasporti”. In realtà questa contraddizione può fungere da motivo, come suggerisce Greco, di una riflessione sulla “tenuta comunitaria” della legislazione nazionale. Si analizza, quindi, la “novella in itinere”, dal Decreto sviluppo al disegno di Legge Comunitaria, evidenziandone i punti ancora critici. Infine, si suggeriscono alcune possibili soluzioni a problemi tutt’ora aperti come, per il legislatore regionale, la definizione precisa di “arenile” e le questioni legate al diritto di superficie.

di Antonio Greco
Avvocato, Professore Di Diritto Pubblico All’Università Di Trieste


 
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Federalismo
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Osservatorio dei provvedimenti normativi statali d’interesse per la finanza regionale luglio-settembre 2011



di Direzione Risorse Finanziarie Della Regione Veneto


 
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Giurisprudenza Costituzionale
Regione
Ricorso della Regione del Veneto avanti la Corte costituzionale in merito ad alcune disposizioni del decreto legge 6 dicembre 2011, n.201



di Daniela Palumbo
Dirigente Di Servizio Presso La Direzione Affari Legislativi Della Regione Veneto.