Venerdì 24 Novembre 2017
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Idee e Opinioni
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Federalismo


Il 24 ottobre 2011 si è tenuto a Venezia il Convegno di studi, organizzato dalla Corte dei conti (Sezione del Veneto) con il contributo della Regione del Veneto, “Le condizioni per una spesa pubblica efficiente nella prospettiva del federalismo fiscale”. Al Convegno, di cui si trova qui di seguito il programma scaricabile in pdf, hanno partecipato autorevoli relatori appartenenti al mondo delle istituzioni, dell’università, dell’imprenditoria e della società civile del Veneto e non solo. Il “Diritto della Regione” ha deciso di dedicare questo numero della rivista al Convegno, riproponendo molti suoi interventi, nella convinzione che essi costituiscano un contributo prezioso al dibattito sul tema che è stato al centro dei lavori.

di Redazione


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Saggi
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Europa
Ezio Perillo, giudice al tribunale della funzione pubblica dell’Unione Europea, ricorda il grande civilista patavino Trabucchi

Abbiamo chiesto a Ezio Perillo, nominato di recente dal Consiglio dell'Unione europea giudice al Tribunale della funzione pubblica dell'Ue (primo italiano a ricoprire questa carica), un suo contributo per la rivista Il Diritto della Regione. Il giudice ci ha inviato un intervento che riprende in larga parte il suo contributo al Convegno "La formazione del diritto europeo. Giornata di studio per Alberto Trabucchi nel centenario della nascita". Ci ha autorizzato a pubblicarla, e di questo lo ringraziamo. L'intervento è incentrato attorno alla figura del padovano Alberto Trabucchi, "maestro di diritto civile" come lo definisce Perillo, il cui intento in questo saggio è di mettere in luce lo straordinario, seppure ancora poco evidenziato, profilo di "europeista" del Professor Trabucchi: "‘europeista’ soprattutto nelle opere, nel senso cioè che egli è stato uno degli artefici - forse il più determinante - del processo di costruzione dell'attuale ordinamento giuridico comunitario."

di Ezio Perillo
Giudice Al Tribunale Della Funzione Pubblica Dell’Unione Europea


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Editoriali
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Il discorso di Benedetto XVI al Bundestag 22 settembre 2011

Abbiamo inserito il discorso di Benedetto XVI al Bundestag tedesco del 22 settembre 2011 poiché molti esperti lo hanno definito una pietra miliare nella riflessione sul rapporto tra Stato e Diritto. È per me un onore e una gioia parlare davanti a questa Camera alta – davanti al Parlamento della mia Patria tedesca, che si riunisce qui come rappresentanza del popolo, eletta democraticamente, per lavorare per il bene della Repubblica Federale della Germania. Vorrei ringraziare il Signor Presidente del Bundestag per il suo invito a tenere questo discorso, così come per le gentili parole di benvenuto e di apprezzamento con cui mi ha accolto. In questa ora mi rivolgo a Voi, stimati Signori e Signore – certamente anche come connazionale che si sa legato per tutta la vita alle sue origini e segue con partecipazione le vicende della Patria tedesca. Ma l’invito a tenere questo discorso è rivolto a me in quanto Papa, in quanto Vescovo di Roma, che porta la suprema responsabilità per la cristianità cattolica. Con ciò Voi riconoscete il ruolo che spetta alla Santa Sede quale partner all’interno della Comunità dei Popoli e degli Stati. In base a questa mia responsabilità internazionale vorrei proporvi alcune considerazioni sui fondamenti dello Stato liberale di diritto.

di Benedetto XVI
Vescovo Di Roma E Pontefice


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Saggi
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Altro
Il Gabinetto ed il suo responsabile

“Suscita curiosità, in pieno primo decennio del XXI secolo, l’utilizzo nella Pubblica Amministrazione di una professionalità che ha origini sufficientemente risalenti per approfondirne l’attualità: l’istituto del Gabinetto e del suo responsabile.” Lo scrive Romano Morra, Capo di Gabinetto del Comune di Venezia, il quale in questo breve saggio ci racconta questa importante figura istituzionale, la cui essenza risiede proprio nella “fiduciarietà” della sua funzione. L’avvocato Morra illustra le radici storiche del Capo di Gabinetto, in Italia, in Francia e in Inghilterra, e la sua evoluzione nei secoli, fino ad arrivare ai giorni nostri. Si descrivono le sue funzioni nella realtà italiana, a vari livelli, e nel contesto internazionale, evidenziandone le differenze. In chiusura, la risposta all’interrogativo posto nel titolo è che la figura giuridica del Gabinetto e del suo responsabile costituisce uno snodo fondamentale “tra la machina organizzativa di un ente o organismo e i rappresentanti democratici che sovrintendono la sua politica”. Tenendo bene a mente che il fine dell’Amministrazione è sempre il medesimo: l’interesse del cittadino.

di Romano Morra
Capo Di Gabinetto Del Comune Di Venezia


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Idee e Opinioni
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Altro
Benedetto XVI, la giustizia e la democrazia

Commento al discorso del Papa al Bundestag del 22 settembre 2011. “Togli il diritto – e allora che cosa distingue lo Stato da una grossa banda di briganti?” Questa celebre frase di sant’Agostino viene rilanciata da Benedetto XVI nel suo recente discorso al Parlamento tedesco, per riproporre l’interrogativo fondamentale che percorre la vita delle comunità politiche di ogni tempo: che cosa lega il diritto dello Stato alla giustizia?

di Andrea Pin
Ricercatore Di Diritto Costituzionale E Docente Di Diritto Pubblico Comparato All’Università Di Padova


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Saggi
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Enti Locali
Enti locali e dissesto

Il dissesto degli enti locali è diventato tema di grande attualità, a causa da un lato della grave crisi economica che ha travolto anche l’Italia, compreso il Veneto, e dall'altro lato in ragione dell'approvazione delle riforme sul federalismo che occupano Governo e Parlamento,. Che cos’è lo stato di dissesto? Quali effetti produce? Come avviene il risanamento del bilancio dell’ente? L’Autore risponde ai quesiti, collocando i temi toccati nella più ampia affresco del federalismo fiscale e della riforma del Titolo V Parte seconda della Costituzione: in questa prospettiva non appare semplice conciliare la nuova autonomia di entrata e di spesa degli enti locali con l’intervento risanatore statale. Eppure è noto come alcuni enti non siano in grado di riequilibrare i loro bilanci senza l’intervento dello Stato . Insomma, anche in questa materia l’attuazione della riforma costituzionale dovrà tener conto del principio della responsabilità dell’ente che sempre si deve accompagnare al riconoscimento di autonomia.

di Carola Pagliarin
Professore Associato Confermato Di Contabilità Pubblica Presso Il Dipartimento Di Diritto Pubblico, Internazionale E Comunitario Dell'Università Degli Studi Di Padova


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Idee e Opinioni
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Amministrazione
Federalismo
Il procuratore Carmine Scarano interviene sul federalismo fiscale come sistema di governance della spesa pubblica

Il federalismo fiscale mira a dare attuazione all’art 119 della Costituzione che sancisce l’autonomia finanziaria di entrata e di spesa per i comuni , le Province, le Città Metropolitane e le Regioni. Con gli 8 decreti attuativi già in vigore il processo di attuazione del federalismo coinvolge tutte le istituzioni del paese ed impone, ai fini del corretto impiego delle risorse pubbliche, un principio di coerenza fra la gestione in senso federale dell’economia , gli obiettivi di finanza pubblica e i vincoli che discendono dall’appartenenza all’U.E.

di Carmine Scarano
Procuratore Regionale Della Corte Dei Conti Per Il Veneto


 
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Saggi
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Inediti – l’ultimo studio di Carlo Sini sul ‘viver bene’: la società delle conseguenze

Ringraziamo il professor Carlo Sini per averci consentito di pubblicare alcuni brani del suo volume Del Viver Bene, in uscita per Jaca Book. E ringraziamo l’editoriale Jaca Book per averne autorizzato la pubblicazione. La favola delle api di Mandeville è il punto di partenza del libro, in un percorso che affronta i problemi posti dalla rivoluzione industriale, dal capitalismo moderno e dalla economia del mercato globalizzato. L’indagine va alle radici della formazione dell’individuo sociale, disegnandone la genealogia attraverso le strutture del sacrificio, del dono e dello scambio. Il senso del “viver bene” pone altresì una domanda urgente su una possibile correzione di rotta che si proponga la salvaguardia della biodiversità e delle differenti tradizioni culturali del pianeta, e soprattutto e in generale l’affermazione dei diritti della vita “della nostra matre Terra, la quale ne sustenta et governa”.

di Carlo Sini
Filosofo, Accademico Dei Lincei


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Editoriali
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Enti Locali
Federalismo
Regione
Temi dello Statuto
Statuto del Veneto: è tempo di futuro

Con l’approvazione dello Statuto è il popolo veneto ad aver vinto. Ne è segno innanzitutto l’unanimità con la quale è stato votato, frutto di uno sforzo comune di tutte le istituzioni regionali e di tutte le forze politiche, dei comuni, delle province, di consiglieri e assessori. Si tratta di una carta fondamentale dei diritti e dei doveri che apre una stagione di modernità e che guarda lontano, costituendo l’intelaiatura di un nuovo Veneto i cui cardini sono l’autonomia, la sussidiarietà, la responsabilità, l’efficienza. Sin dai principi in esso enunciati, lo Statuto dimostra il suo carattere innovativo pur nel solco della Costituzione repubblicana, di cui non solo rispetta lo spirito ma cerca di liberare le potenzialità ancora, troppo spesso, inespresse, non ultimo in materia di autonomia finanziaria. Sono state fatte scelte coraggiose, in alcuni casi anticipando possibili soluzioni a questioni poste a livello nazionale.

di Luca Zaia
Presidente Della Regione Del Veneto


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Enti Locali
Federalismo
Regione
Temi dello Statuto
Responsabilità, partecipazione, autonomia: un nuovo statuto per il Veneto e per i veneti

La “migliore sintesi possibile di un lungo sforzo collettivo”: così il presidente della Commissione Statuto del Consiglio regionale, Carlo Alberto Tesserin, definisce il nuovo Statuto del Veneto. Una carta che si inserisce nel contesto del dibattito nazionale, in termini di contenimento della spesa, efficienza, ruolo dell’opposizione e snellezza dell’apparato, offrendo un esempio da cui poter trarre spunto. Tesserin individua i pilastri dello Statuto nei principi di responsabilità, lealtà costituzionale, buona fede, partecipazione, efficienza ed autonomia.

di Carlo Alberto Tesserin
Presidente Della Commissione Statuto E Regolamento


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Saggi
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Enti Locali
Federalismo
Regione
Temi dello Statuto
Un Veneto fondato sull’autonomia e aperto all’Europa. Un nuovo statuto per una nuova stagione politica

Il 17 ottobre 2011 resterà una data storica: con l’approvazione della sua nuova Carta Costituzionale, lo Statuto, la Regione Veneto ha inaugurato una nuova pagina della sua storia. L’esigenza di elaborare un nuovo Statuto è derivata non solo dalla necessità di adeguarsi alle modifiche apportate al titolo V della Costituzione ma, ancor prima, dalla necessità e dalla volontà di sviluppare strumenti adatti a rispondere ai grandi cambiamenti degli ultimi quarant’anni, in modo che la Regione possa meglio governare il Veneto in questa delicata fase della globalizzazione segnata dalla crisi degli stati nazionali. Una crisi strutturale che chiama tutti noi ad uno sforzo condiviso per procedere sulla via della costruzione di una sempre più compiuta unità europea, per rispondere al crescente affermarsi di nuove economie e far fronte a incertezze e grandi mutamenti i cui effetti non sono al momento definibili.

di Sergio Reolon
Vicepresidente Della Commissione Statuto E Regolamento


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Editoriali
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Enti Locali
Federalismo
Regione
Temi dello Statuto
Il nuovo Statuto del Veneto: una risposta al mutamento dei tempi. Guarda al domani riaffermando storia, identità e ruolo del popolo veneto

Il nuovo Statuto del Veneto arriva in un momento storico di estrema complessità. La prima carta statutaria della allora neo-nata Regione Veneto fotografava una realtà complessa nella quale alle criticità del momento politico, storico e sociale, si accompagnavano fermenti importanti legati a rivendicazioni di diritti e valori imprescindibili. Allo stesso modo, il nuovo Statuto, carta identitaria prima ancora che della Regione della realtà veneta, viene approvato in un momento in cui appare necessario un ripensamento in termini di politica istituzionale ed economica complessiva. Rispetto al precedente, il nuovo Statuto evidenzia una maggiore attenzione alla dimensione globale ed europea senza che peraltro si perda mai di vista la identità veneta, già riconosciuta, con vigore, dalla prima carta statutaria. Le istanze identitarie e autonomistiche delle quali si fa portavoce vanno lette ed inserite in una logica di continuità con quanto già affermato e realizzato in passato e con la necessità di trovare nuove soluzioni a problemi importanti come quelli che stanno interessando gli scenari economici, politici, istituzionali attuali.

di Roberto Ciambetti
Assessore Al Bilancio, Finanze E Tributi, Partecipazioni Societarie, Cooperazione Transnazionale E Rapporti Con Gli Enti Locali Della Giunta Regionale Del Veneto


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Editoriali
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Enti Locali
Federalismo
Regione
Temi dello Statuto
Una terra, un popolo, uno statuto

Subito criticato da Michele Ainis con un duro editoriale sul Corriere della Sera, il nuovo Statuto del Veneto ha ricevuto un battesimo poco felice sulla grande stampa. L’incomprensione, in questo caso, dice forse il valore dello Statuto, risultato troppo indigesto a chi assume un pregiudizio statalista, rimane freddo sulle ragioni dell’autonomia e fatica a comprendere, dall’alto della propria ideologia, la cultura di una terra e l’anima di un popolo. L’argomento è serio ed è bene entrare con serietà nel merito. Innanzitutto va rilevato che lo Statuto del Veneto è arrivato tardi al traguardo: dal 1999, quando venne approvata la riforma costituzionale destinata ad aprire una nuova stagione della autonomia regionale , sono passati oltre dieci anni e mentre la Puglia e la Calabria sono arrivate per prime (2004), il Veneto è arrivato ultimo tra le Regioni ordinarie. La legislazione attuale è riuscita a porvi rimedio, con un prodotto normativo che pone fine alla lunga gestazione: last but not least.

di Luca Antonini
Direttore Scientifico Della Rivista Giuridica Della Regione Del Veneto "Il Diritto Della Regione", Luca Antonini è Avvocato E Professore Ordinario Di Diritto Costituzionale All’Università Di Padova. Presiede La Commissione Per L'attuazione Del Federalismo Fiscale Ed è Capo Dipartimento Per Le Riforme Costituzionali.


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Saggi
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Enti Locali
Federalismo
Regione
Temi dello Statuto
Lo statuto del Veneto, e oltre

Il professor Benvenuti mette in evidenza gli aspetti innovativi dello Statuto del Veneto, sia per quanto riguarda i principi sia per ciò che concerne le funzioni amministrative e la forma di governo. Benvenuti si sofferma innanzitutto sui concetti di popolo e di autogoverno, sottolineando che le affermazioni identitarie contenute nello Statuto non hanno nulla di ‘eversivo’, ma si inseriscono in un preciso quadro costituzionale ed europeo cui esso si richiama esplicitamente. Il concetto di “autogoverno” porta con sé un certo modo di intendere l’amministrazione, sempre più svincolata dalla burocrazia professionale e messa in relazione con il corpo sociale. Benvenuti prende quindi in esame quelle parti della carta costituzionale veneta che, coerentemente con queste linee guida, cercano di dare soluzioni positive e innovative. Tutto ciò rispecchia un “diverso modo di guardare al futuro, nel rispetto dell’identità storica di una cultura e di una civiltà”.

di Luigi Benvenuti
Professore Ordinario Presso L'Università Ca' Foscari Di Venezia


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Saggi
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Enti Locali
Federalismo
Regione
Temi dello Statuto
Profili dello Statuto veneto: diritti, legami con il territorio, sistema di governo, autonomie locali

Per vari profili, il testo dello Statuto veneto presenta elementi di peculiarità, motivi di interesse, ragioni di riflessione. Tra i quali, in questa sede, si esaminano fondamentalmente due temi: la questione dei diritti e delle prestazioni, particolarmente in riferimento alla posizione di coloro che presentano un legame con il territorio veneto, e le caratteristiche del sistema istituzionale, particolarmente in relazione agli organi di governo, ai rapporti tra Assemblea ed Esecutivo, alle relazioni con le autonomie locali. Ai diritti, anzitutto, lo Statuto approvato in prima lettura dal Consiglio veneto, all’unanimità, il 18 ottobre 2011, dedica il capo I del Titolo I; ove l’art.5 si apre affermando l’obbligo e l’impegno della Regione di operare “per garantire e rendere effettivi i diritti inviolabili, i doveri e le libertà fondamentali dell’uomo, riconosciuti dalla Costituzione e dalle fonti del diritto comunitario e internazionale”.

di Luciano Vandelli
Professore Ordinario Presso L’Università Degli Studi Di Bologna


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Saggi
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Enti Locali
Federalismo
Regione
Temi dello Statuto
Il disegno della Regione nel nuovo statuto del Veneto

Già il nome – anzi, la preposizione – rivela l’intento del legislatore veneto. Come già aveva fatto quello del 1975, il legislatore del 2011 ha infatti inteso intitolare la carta fondamentale alla «Regione del Veneto», riconoscendo nel Veneto un’entità preesistente all’istituzione dell’ente-Regione e non coincidente con quest’ultimo. Un’entità individuata sulla base di un territorio, di una popolazione e di una molteplicità di enti, tra i quali particolare rilievo assume la Regione. Il nuovo statuto ambisce allora a disegnare il quadro istituzionale non solo della persona giuridica ente-Regione, come nella sostanza tendono a fare tutte le regioni a statuto ordinario, ma dell’intero sistema veneto, nei limiti delle competenze costituzionalmente garantite . Disciplina l’assetto dei pubblici poteri, e dunque i rapporti tra la Regione e le autonomie locali, tra i pubblici poteri e la società civile, proiettandoli su uno scenario europeo ed internazionale.

di Alessandro Rota
Segretario Della Commissione Per Lo Statuto Ed Il Regolamento Presso Il Consiglio Regionale Veneto


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Idee e Opinioni
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Enti Locali
Federalismo
Regione
Temi dello Statuto
Unità nazionale e autonomia della Regione

In occasione dell’approvazione dello Statuto veneto, l’autore riprende l’intervento tenuto dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a Montecitorio il 17 marzo 2011, e il discorso d’insediamento del primo Presidente del Consiglio della Regione Veneto, Vito Mario Orcalli, pronunciato il 6 luglio 1970.

di Romano Morra
Capo Di Gabinetto Del Comune Di Venezia


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Saggi
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Europa
Politica di coesione europea e ripartizione dei fondi strutturali

La politica di coesione rappresenta uno dei principali ambiti d’esercizio dell’azione comunitaria. La sua importanza non emerge solo in relazione alla sua rilevanza in termini di risorse, ma anche alla sua modalità di attuazione, basata sulla governance multilivello e che individua nelle amministrazioni regionali l’attore centrale per la declinazione di questa politica sul territorio. Questa la premessa dalla quale parte il saggio di Gian Antonio Bellati, il quale analizza la struttura attuale della politica di coesione e la ripartizione delle risorse in Italia. L’autore si concentra poi sulle distorsioni legate all’uso del PIL, affermando che “va considerata l’opportunità di adottare un set più complesso di parametri ed indicatori”. Infine, Bellati presenta le prospettive per il periodo di programmazione successivo al 2013.

di Gian Angelo Bellati
Direttore Dell’Unione Regionale Delle Camere Di Commercio Del Veneto


 
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Note
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Giurisprudenza Costituzionale
Osservatorio sulla giurisprudenza costituzionale

Nel periodo ottobre – dicembre 2011 sono solo 14 le sentenze d’interesse per le Regioni a statuto ordinario su un totale di 81 provvedimenti depositati nel medesimo periodo dalla Corte Costituzionale. Delle 14 sentenze, 8 sono state pronunciate a seguito di ricorsi promossi in via principale dal Presidente del Consiglio dei ministri; 3 a seguito di remissioni in via incidentale da parte di giudici ordinari ed amministrativi; 2 a seguito di ricorsi per conflitto di attribuzione (il primo promosso dalla Regione Puglia nei confronti di un provvedimento adottato dal Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio con il quale è stata disposta la nomina di un Commissario straordinario di un Ente Parco nazionale; l’altro promosso dallo Stato nei confronti di una delibera della Giunta regionale del Veneto con la quale è stata disciplinata la caccia in deroga nel territorio regionale per la stagione venatoria 2010/2011). Una sola decisione, la numero 330, ha riguardato normativa statale, in particolare un articolo del decreto legge 31 maggio 2010, n. 78 (Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica, a seguito di ricorso promosso dalla Regione Toscana.

di Gilberto Ferro
Funzionario Dell’Ufficio Legislativo Della Giunta Regionale Del Veneto


 
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Saggi
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Amministrazione
La funzione di internal auditing nella Pubblica Amministrazione

La riforma della Pubblica Amministrazione culminata con il nuovo sistema dei controlli delineato dal D.lgs. n. 286/99, ha introdotto nel settore pubblico logiche e principi propri dell’auditing del settore privato. In particolare il legislatore ha voluto orientare l’agire amministrativo verso un’ottica aziendalistica, per individuare gli obiettivi gestionali ed economici, verificare il raggiungimento degli stessi e, contestualmente, garantire la legittimità ed il buon andamento dell’agire amministrativo. Questo il tema sul quale si focalizza l’intervento di Alessandro Camarda, il quale analizza anche l’approccio comunitario, affermando che “i principi di funzionamento dei fondi strutturali possono rappresentare un’importante opportunità d’innovazione dell’Amministrazione italiana consentendo di veicolare una più consapevole cultura dei controlli ed affinare le tecniche di internal auditing”.

di Alessandro Camarda
Funzionario Della Direzione Attività Ispettiva E Vigilanza Settore Socio-Sanitario Veneto Del Consiglio Regionale Del Veneto


 
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Legislazione
Società partecipate: responsabilità delle società e degli amministratori

Il seguente saggio è un breve commento sulle recenti pronunce giurisprudenziali in materia di responsabilità dei singoli amministratori per la c.d. “mala gestio”, quale causa delle ripetute perdite di esercizio delle società partecipate dalle pubbliche amministrazioni, nonché una breve analisi sulla responsabilità delle società nei confronti dell’ente pubblico socio. Quest’ultimo infatti provvede a ripianare le perdite predette con operazioni di rifinanziamento e ricapitalizzazione che comportano un depauperamento del bilancio dell’ente pubblico; tali operazioni peraltro vengono sempre più spesso “censurate”dalla Corte dei conti anche nell’ambito della normativa sul contenimento della spesa pubblica.

di Stefania Del Negro
Funzionario Della Direzione Affari Legislativi Della Giunta Regionale Del Veneto.


 
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Saggi
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Federalismo
Qualificazione, gestione e tutela dei beni dell’ente locale nell’ottica della valorizzazione del patrimonio immobiliare

Negli ultimi anni, l’orientamento generale è quello di una adeguata valorizzazione dei beni appartenenti agli Enti locali, che si fonda su questo principio: o il bene viene utilizzato razionalmente per fini istituzionali, oppure deve essere immesso sul mercato per un suo sfruttamento economico, tramite la locazione o la vendita. Non può più essere tollerata l’inerzia. Sullo sfondo di questo generale principio di valorizzazione, Stefano Venturi analizza i vari tipi di beni – beni demaniali, beni patrimoniali indisponibili e beni patrimoniali disponibili – e la loro relativa titolarità giuridica. Come sottolinea Venturi, la definizione della natura giuridica dei beni è di assoluta rilevanza sia ai fini della loro gestione (con l’applicazione dello strumento pubblicistico della concessione amministrativa o di quello privatistico, come locazione, affitto di azienda, comodato) sia per l’uso degli adeguati strumenti di tutela, con il ricorso alla giustizia amministrativa o a quella ordinaria. L’Ente locale – in generale – deve “adeguare lo strumento negoziale alla natura del bene”.

di Stefano Venturi
Segretario Generale Dei Comuni Di Affi E Di Peschiera Del Garda


 
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Giurisprudenza Costituzionale
Osservatorio sulla giurisprudenza costituzionale

Nel periodo maggio – settembre 2011 si segnalano 23 sentenze d’interesse per le Regioni a statuto ordinario delle quali: 15 a seguito di ricorsi promossi in via principale dal Presidente del Consiglio dei ministri, 6 conseguenti a ricorsi promossi dalle Regioni e Province autonome nei confronti di leggi statali, 2 promossi in via incidentale da giudici amministrativi. Nessuna decisione risulta depositata nel mese di agosto. Le materie maggiormente interessate dalle pronunce di questo periodo riguardano la tutela dell’ambiente e in particolare, in più casi, per le interferenze esistenti tra questa materia e la materia della caccia attribuita alla competenza residuale delle Regioni, e la materia della produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia. Le leggi regionali portate al vaglio della consulta hanno interessato quasi tutte le Regioni, con esclusione dell’Emilia-Romagna, Umbria, Lazio e Molise. La normativa statale impugnata dalle Regioni ha riguardato il decreto-legge 8 luglio 2010, n. 105 (Misure urgenti in materia di energia), a seguito di ricorsi promossi dalle Regioni Toscana e Puglia, e dalla Provincia autonoma di Trento, e il decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78 (Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e competitività economica), a seguito di distinti ricorsi promossi dalle Regioni Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria e Puglia, che hanno interessato le materie: energia, ordinamento contabile dello stato, ordinamento civile e la violazione del principio di sussidiarietà di cui all’art. 118 della Cost. Una pronuncia ha definito un conflitto di attribuzione tra enti, promosso dalla Regione Puglia, sorto a seguito di alcuni decreti del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio con i quali è stata disposta la nomina di un Commissario straordinario di un Ente Parco nazionale.

di Gilberto Ferro
Funzionario Dell’Ufficio Legislativo Della Giunta Regionale Del Veneto


 
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Giurisprudenza Costituzionale
Osservatorio sulla giurisprudenza costituzionale dopo la riforma del titolo V della Costituzione nelle materie di interesse delle regioni

Parallelamente all’Osservatorio sulla giurisprudenza costituzionale dopo la riforma del Titolo V della Costituzione nelle materie di interesse delle Regioni ordinarie, che la nuova versione telematica della Rivista consente di monitorare tempestivamente con riferimento all’anno in corso, nel presente numero della Rivista si pubblica l’analisi della giurisprudenza costituzionale riferita all’anno 2010 per portare a completamento l’esame dell’intera giurisprudenza d’interesse per le Regioni, successiva alla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3, iniziata con il numero n. 3-4 del maggio - agosto 2006. In questo numero l’Osservatorio prende ad esame il periodo luglio - ottobre 2010 nel quale si segnalano 21 sentenze della Corte Costituzionale d’interesse per le Regioni e Province autonome, e nel quale sono stati 10 i giudizi conclusi con ordinanza dei quali 8 estinti per rinuncia, 1 dichiarato manifestamente inammissibile, ed 1 rimesso al giudice a quo perché rivaluti la questione alla luce della normativa sopravvenuta. Solo la sentenza n. 278, a seguito di distinti ricorsi promossi da ben undici Regioni, prende in esame normativa statale, in particolare la legge 23 luglio 2009, n. 99 (Disposizioni per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia), affrontando la problematica dell’energia nucleare e della possibilità per le Regioni di intervenire in materia. Le rimanenti 20 pronunce hanno interessato normativa regionale disciplinante, in particolare, le materie della caccia, del commercio, dell’accesso al pubblico impiego, della comunicazione e dell’ambiente. D’interesse anche la sentenza n. 246 che ha esaminato le censure sollevate da una Regione nei confronti dell’iter procedimentale delle leggi statali dirette a consentire il distacco dei Comuni o Province da una Regione ad un’altra ai sensi dell’articolo 132 della Costituzione e la sentenza n. 289 che prende posizione in merito alla legittimità delle c.d. leggi-provvedimento.

di Gilberto Ferro
Funzionario Dell’Ufficio Legislativo Della Giunta Regionale Del Veneto


 
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Storia delle Istituzioni Venete
Introduzione al saggio di Luca Rossetto “Il commissario nelle province venete durante la seconda dominazione austriaca”

Le tumultuose vicende politiche che, sul finire del Settecento, introdussero anche nel Veneto, non diversamente dalle altre realtà italiane ed europee, profonde e decisive trasformazioni negli assetti istituzionali esistenti, si riflessero soprattutto sul piano del controllo sociale e dell’ordine pubblico. Si trattava di trasformazioni che, a ben vedere, già avevano manifestato nei decenni precedenti alcuni visibili segni del nuovo clima culturale e ideologico, ma che solo con i successivi cambiamenti politici si sarebbero effettivamente concretizzate con forza ed intensità, determinando un nuovo corso nel delicato settore del controllo sociale.

di Claudio Povolo
Docente Di Storia Delle Istituzioni Politiche All’Università Ca’ Foscari Di Venezia


 
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Saggi
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Storia delle Istituzioni Venete
Tra «LEGGI ET PRIVILEGGI»

Una minuziosa ricostruzione dei rapporti tra la Repubblica di Venezia e quello spazio “politico, composito, giurisdizionale, frammentato, suddiviso in centinaia d’insediamenti” noto come lo Stato di Terraferma, i cui limiti geografici si spingevano dall’Isonzo all’Adda e verso il Po, lambendo a nord e ad est le terre imperiali, ad ovest il ducato milanese, a sud il marchesato di Mantova e il ducato ferrarese, per poi spingersi in seguito fino allo Stato pontificio. La graduale definizione di spazio e territorio della Serenissima è dunque il cuore del puntuale saggio storico di Roberto Bragaggia, il quale si è sempre occupato, nei suoi studi, di comprendere quale ruolo politico ebbero le comunità di villaggio della Repubblica di Venezia nei processi di territorializzazione del potere, in particolare di quelle alpine. La montagna rappresenta, infatti, un'area di confine strategica per gli equilibri politici della Serenissima. Bragaggia ha studiato dapprima i cosiddetti Territori, ossia gli organismi di rappresentanza collettivi dei distretti urbani di fronte ai governi cittadini e alle istituzioni, per poi approdare a indagare le singole realtà comunitarie. In modo particolare, si è soffermato sulle comunità di villaggio bellunesi (le Regole), sull'uso che facevano delle risorse (pascoli e boschi), e sui controversi rapporti con la città di Belluno. Per analizzare le singole situazioni, ha studiato le forme di conflitto che si generavano per l'uso dei beni comunali, il ruolo giocato da Venezia in queste liti con la sua macchina giudiziaria sempre in fervente movimento, e gli attori che a vario titolo le animavano contendendosi il territorio. Ne emerge un progressivo affinamento dell’apparato giuridico veneziano e la creazione di istituti sempre più articolati. Uno fra tutti, il Magistrato sopra beni comunali, che con la sua intensa attività di arbitro contribuì attivamente alla definizione del demanio della Serenissima. Ciò che colpisce, in questo excursus storico-giuridico, è l’inalterata capacità della Repubblica di Venezia di esercitare con fermezza la propria autorità preservando però, nei limiti del possibile, le prerogative e gli usi delle comunità. Una lezione di “equitas” che può essere valida ancora oggi per chi è chiamato a governare.

di Roberto Bragaggia
Operatore Bibliotecario Nelle Biblioteche Del Comune Di Mira (Ve), Conduce Studi Storiografici Sulla Repubblica Di Venezia


 
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Storia delle Istituzioni Venete
Il commissario distrettuale: funzionario dell'impero nelle province venete asburgiche (1819-1848) un profilo di ricerca

Come spiega l’autore Luca Rossetto, il principale obiettivo di questo breve saggio storico coincide con il tentativo di delineare sinteticamente il ruolo istituzionale e sociale del Commissario Distrettuale nelle Province Venete dal 1819 al 1848, un trentennio scarso che costituisce però il "cuore", non solo cronologico, della complessiva ultrasessantennale appartenenza dei territori della nostra regione alla realtà imperiale della monarchia asburgica. Il contributo è articolato in quattro sezioni.

di Luca Rossetto
Dottorando In Storia Presso L’Università Degli Studi Di Padova


 
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Saggi
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Federalismo
La semplificazione amministrativa al bivio del federalismo fiscale

In questo intervento, Antonio Greco esamina il tema della semplificazione amministrativa e del suo rapporto con il federalismo fiscale, focalizzando l’attenzione sulle ombre presenti nel “connubio” tra semplificazione e misure premiali nel decreto legge 138/2011 (la cosiddetta “Manovra di Ferragosto”), recentemente convertito dalla legge n. 148/2011; sulla questione del riparto delle competenze tra Stato e Regioni; e sull’azione di semplificazione degli Enti locali. Nella sua analisi, Greco parte dal “principio generale esclusivo”, enunciato nell’articolo 3, comma 1 del decreto: “l’iniziativa e l'attività economica privata sono libere ed è permesso tutto ciò che non è espressamente vietato dalla legge”. Pur riconoscendo all’articolo 3 del decreto di essere, per alcuni aspetti, uno “strumento innovativo” perché valorizza il principio secondo il quale “la mala gestio, nel perseguimento degli obiettivi di finanza pubblica, ha un costo che non può essere traslato su livelli di governo e soggetti diversi da quelli che l’hanno posta in essere”, l’autore ritiene che esso presenti diverse criticità che potrebbero ostacolarne l’applicazione. Queste criticità convergono in nuce nella “tenuta costituzionale”. Secondo Greco, l’analisi di queste “ombre” conferma la necessità di sostenere l’ipotesi di una “costituzionalizzazione del principio di libertà”, nella quale entra in gioco la riforma dell’articolo 41 della Costituzione. Questo faciliterebbe, tra l’altro, gli Enti locali “nell’esercizio virtuoso dell’azione amministrativa”.

di Antonio Greco
Avvocato, Professore Di Diritto Pubblico All’Università Di Trieste


 
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Idee e Opinioni
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Federalismo
Per una biografia del federalismo

Consideriamo utile tracciare una sorta di “biografia del federalismo”, una ricerca storica di quella forma di governo di uno Stato che, in modalità differenti, si è concretizzata nel corso dei secoli e nelle diverse regioni del mondo sempre, però, mantenendo, il suo tratto distintivo nella divisione delle competenze e nella conseguente responsabilizzazione delle parti coinvolte, fossero esse Stati e potestà federate o popolazioni e culture incluse in un unico Stato. Un’operazione, questa sintesi a un tempo storico-giuridica, sociale a politica, tutt’altro che semplice e che non può prescindere, in aggiunta, da un’analisi complessa sull’efficacia o meno delle politiche federaliste attuate e tuttora in vigore nei diversi Paesi.

di Erminio Vanin
Giornalista


 
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Saggi
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Federalismo
Regione
Verso una new governance del sistema assistenziale italiano

Il Consiglio dei Ministri, nella seduta del 30 giugno 2011, ha approvato un importante disegno di legge che attribuisce al Governo la delega per la riforma fiscale e assistenziale, indicando i principi generali e gli ambiti su cui il Governo è autorizzato a intervenire con propri decreti legislativi. Il disegno di legge di riforma fiscale e assistenziale, unitamente al decreto legge n. 98 del 6 luglio 2011, recante “Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria”, rientrano fra le misure adottate dal Governo con la manovra economica, per conseguire il pareggio di bilancio entro il 2014, nel rispetto degli obiettivi stabiliti in sede comunitaria . Il progetto di riforma assistenziale in esame trova sistemazione nella seconda e ultima parte dell’anzidetto disegno di legge (capo II): un coup de teatre, inserito in un unico articolo, titolato “Interventi di riqualificazione e riordino della spesa in materia sociale” (art. 10) . L’analisi del progetto di riforma cercherà di rispondere ai tre seguenti quesiti: 1. Perché riformare l’assistenza? 2. Come riformare l’assistenza? 3. Quali prospettive offre la riforma dell’assistenza?

di Monica Bergo
Ricercatrice Presso L’Università Degli Studi Di Padova


 
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Note
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Giurisprudenza
Nota a sentenza

Ai fini della determinazione del tribunale territorialmente competente a decidere sul contenzioso derivante dai contratti pubblici è anche importante stabilire il luogo in cui deve eseguirsi la prestazione ed il luogo in cui il contratto è sorto (c.d. foro facoltativo per le cause relative a diritti di obbligazione, art. 20 del codice di procedura civile). Il luogo di pagamento delle obbligazioni pecuniarie degli enti pubblici, che per i propri pagamenti debbono servirsi del servizio di tesoreria, è stabilito ex lege presso la tesoreria medesima, con conseguente determinazione del forum destinatae solutionis secondo tale prospettiva. Per la determinazione del luogo in cui è sorta l’obbligazione, invece, occorrerà sussumere correttamente la fattispecie concreta nelle norme del codice civile in materia.

di Alessandro Scarpa
Avvocato, Consulente E Docente In Materie Amministrative E Del Lavoro Pubblico


 
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Saggi
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Enti Locali
Federalismo
Come cambia il sistema dei piccoli comuni e delle province in Italia?

Il processo di riforma che riguarda i piccoli Comuni impone alcune riflessioni in ordine alla portata delle innovazioni che andranno a ridisegnare l’architettura del sistema istituzionale italiano. L’articolo offre una lettura critica delle disposizioni contenute nelle ultime tre manovre di stabilizzazione finanziaria ritenute maggiormente incisive sul processo di razionalizzazione del sistema locale. Oggetto esclusivo d’analisi saranno l’obbligo di gestione associata di funzioni e servizi comunali, l’accorpamento dei piccoli Municipi, la riduzione del numero di consiglieri e assessori comunali e provinciali e, infine, la soppressione delle Province. Si tratta di un percorso legislativo in itinere, il cui esito è tutt’altro che scontato ma che, in ragione delle novità, della ricchezza e delle implicazioni dei contenuti, si colloca al centro di un fervente dibattito politico, istituzionale e scientifico del quale il saggio dà conto.

di Elisabetta Vigato
Dottore Di Ricerca In Diritto Costituzionale Presso L’Università Di Padova


 
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Note
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Giurisprudenza Costituzionale
Osservatorio sulla giurisprudenza costituzionale

Nei mesi di maggio e giugno 2010 si segnalano 30 sentenze della Corte Costituzionale d’interesse per le Regioni e Province autonome, oltre la sentenza n. 199 che ha dichiarato cessata la materia del contendere, la sentenza n. 200 con la quale è stata dichiara inammissibile la questione sollevata per genericità dei profili di incostituzionalità denunciati, e la sentenza n. 208 che dichiara inammissibile un ricorso promosso da una Regione nei confronti di una disposizione statale, per errata notifica dell’atto introduttivo del giudizio. Nello stesso periodo sono 13 i giudizi che si sono conclusi con ordinanza: 6 per cessazione della materia del contendere a seguito di successivi interventi di adeguamento da parte dei legislatori regionali, 6 per l’estinzione del giudizio a seguito di rinuncia e, in un caso, per inammissibilità della questione sollevata.

di Gilberto Ferro
Funzionario Dell’Ufficio Legislativo Della Giunta Regionale Del Veneto


 
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Saggi
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Storia delle Istituzioni Venete
La camera dei confini e la difesa del dominio veneto nel secondo settecento

Cos’è un confine? Un concetto antropologico, ambientale e culturale prima ancora che giuridico e politico. Ed esso si differenzia da quello di ‘frontiera’ e, ancora, da quello di ‘borderland’ (‘margine’): una differenziazione che si dipana nel corso dei secoli, dall’Impero romano fino almeno alla nascita delle moderne potenze europee. Questa la premessa dalla quale parte il saggio storico di Mauro Pitteri per analizzare la questione dei confini nella Repubblica di Venezia, in particolare all’indomani delle Guerre d’Italia. Se fino ad allora si era “demandata la soluzione delle questioni confinarie ai pubblici rappresentanti delle province o si era tollerato l’autonomo agire delle comunità locali”, i nuovi assetti geopolitici diedero nuova rilevanza ai confini e ai metodi per definirli. La “tattica dilazionatoria” assunta fino ad allora non poteva più reggere “di fronte alle ambizioni dell’Impero asburgico, della Spagna e della Chiesa della Controriforma”. Pitteri illustra quindi la nascita e l’evoluzione di quella fondamentale istituzione della Repubblica di Venezia che fu la Camera dei Confini, con la creazione della figura del Sopraintendente, di assoluta rilevanza per la gestione veneta. Gradualmente questo incarico assunse sempre maggiore importanza, e nel XVIII secolo divenne un ufficio stabile, cui si richiedevano requisiti ben precisi: doveva essere un senatore tra i più influenti, di esperienza internazionale, già ambasciatore presso una delle corti estere. Durante il Settecento, in tutta Europa, si assisteva intanto a un processo di sistemazione dei confini dello Stato che tendeva a uscire dall’occasionalità del Seicento, quando ancora le porzioni di territorio erano delimitate dai Principi solo in seguito all’insorgere dei conflitti. Nel XVIII secolo, “le liti di confine assunsero un carattere di rilevanza pubblica, abbandonando quello prevalentemente locale che avevano avuto in precedenza”. In questo ambito si inserisce anche l’imponente opera della Repubblica che, con i suoi Sopraintendenti, partecipò a questo movimento generale europeo di regolazione dei confini. E la sua opera costituì certamente un tassello importante di questa “storia dello spazio che si stava trasformando in territorio” di cui parla Pitteri. Cominciava quella che l’autore definisce la “stagione dei Trattati”: oltre alla Santa Sede, di fondamentale importanza fu il rapporto costante con l’Impero asburgico. Fu in questo periodo che si mise mano alla riforma della Camera dei confini: priva com’era di un vero esercito, e costretta alla neutralità disarmata, era determinante per la sicurezza della Repubblica disporre di un istituto efficiente che accorciando la catena del comando abbreviasse i tempi. “Il caso veneto – scrive Pitteri – dimostra che la manifestazione del confine non fu solo un frutto delle nuove spinte nazionalistiche degli stati monarchici, ma, nel caso dei principati e delle repubbliche più piccoli, che si trovavano a confinare con una grande potenza, fu un’esigenza dovuta alla loro stessa tutela. Il principe più debole trovava una garanzia alla sua sopravvivenza da un’esatta e condivisa demarcazione del suo dominio”. In questo contesto si contraddistinse l’opera di alcuni sopraintendenti, tra cui quella in particolare quella di Andrea Tron. In chiusura, Pitteri invita a leggere gli eventi che portarono alla caduta della Repubblica alla luce della lotta veneziana contro la perdita dell’indipendenza: una lotta condotta anche attraverso questa imponente opera di confinazione. Dopo la Pace di Presburgo (1805), con l’annessione al Regno d’Italia francese, il sistema veneto fu definitivamente abbandonato, e la competenza sui confini fu sottratta al governo di un magistrato civile per essere affidata a un organo militare. Nel nuovo assetto napoleonico, i limiti dello Stato erano intesi soprattutto come barriere da sottoporre a sorveglianza, e per delimitare le nuove conquiste era molto più semplice servirsi di carte geografiche, separando con un tratto di penna i diversi territori, senza tener conto della popolazione locale e dei suoi diritti. Ma il loro limite, in montagna e in alcune parti del piano presso i fiumi, rimase intatto, ed è una delle più importanti eredità lasciateci dagli antichi governanti.

di Mauro Pitteri
Insegnante, Svolge Attività Di Ricerca Storica, In Particolare Sulla Repubblica Di Venezia E La Terraferma


 
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Saggi
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Europa
Federalismo
Regione
La disciplina regionale sul demanio marittimo tra vincoli comunitari e legge statale

La necessità di adeguare l’ordinamento interno ai principi comunitari in tema di libertà di stabilimento e tutela della concorrenza, in particolare quelli contenuti nella Direttiva Bolkestein: da questa esigenza nascono i diversi interventi del legislatore statale e regionale in tema di occupazione e uso del demanio marittimo. Antonio Greco, professore a contratto di diritto pubblico, affronta un tema di estrema attualità, analizzando questo percorso a partire dal cosiddetto Decreto Milleproroghe, per poi passare al ruolo e alle attività poste in essere dalle regioni che, oggi, ancor più in ragione di quanto prevede l’articolo 19 della Legge delega sul Federalismo fiscale, sono chiamate a intervenire in materia. Greco si sofferma in particolare sulla legge regionale recentemente approvata dal Veneto che si presenta assai più articolata rispetto a quelle di altre realtà regionali. Vengono poi illustrati i punti sui quali la Commissione europea ha mosso ulteriori rilievi all’Italia, e la soluzione – “un nuovo e repentino, quanto timido intervento”, lo definisce Greco – elaborata a livello nazionale, con una circolare interpretativa del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Si evidenzia, quindi, la contraddittorietà di alcune censure di costituzionalità sollevati nei confronti di diverse leggi regionali, dal momento che – così è nel caso del Veneto – si riscontra “la piena conformità della normativa regionale alla successiva interpretazione offerta dalla circolare interpretativa del Ministero dei trasporti”. In realtà questa contraddizione può fungere da motivo, come suggerisce Greco, di una riflessione sulla “tenuta comunitaria” della legislazione nazionale. Si analizza, quindi, la “novella in itinere”, dal Decreto sviluppo al disegno di Legge Comunitaria, evidenziandone i punti ancora critici. Infine, si suggeriscono alcune possibili soluzioni a problemi tutt’ora aperti come, per il legislatore regionale, la definizione precisa di “arenile” e le questioni legate al diritto di superficie.

di Antonio Greco
Avvocato, Professore Di Diritto Pubblico All’Università Di Trieste


 
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Note
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Giurisprudenza Amministrativa
Rassegna di Giurisprudenza Amministrativa - Tar



di Comitato Scientifico


 
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Note
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Giurisprudenza Amministrativa
Rassegna di Giurisprudenza Amministrativa - Consiglio di Stato



di Comitato Scientifico


 
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Idee e Opinioni
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Federalismo
‘Appunti sul federalismo’. Il federalismo in Germania

Se si esclude il periodo della dittatura nazionalsocialista e la parentesi della DDR, Repubblica Democratica Tedesca, a caratterizzare la storia della Germania sono state diverse forme di pluralismo organizzativo succedutesi nei secoli. Vari tipi di strutture federalistiche hanno svolto un ruolo importante nella sua storia ed è indubbio che la tradizione federalista tedesca abbia antiche origini. A partire dal medioevo, quando al posto di un forte Stato nazionale centrale si affermarono soluzioni di decentramento politico e amministrativo. A favorirle durante il Sacro Romano Impero della Nazione Germanica (Heiliges Römisches Reich Deutscher Nation) fu il notevole frazionamento di quest’ultimo: il vero potere era in capo ai principali ducati e regni, quali Sassonia, Franconia, Baviera e Alemannia, e l’attribuzione del titolo imperiale, che spesso esprimeva una supremazia preminentemente simbolica, sortiva comunque da una sorta di intesa tra i nobili che si disputavano la corona.

di Erminio Vanin
Giornalista