Venerdì 24 Novembre 2017
RSS RSS Feed
Categoria↓
Note
Materia↓
Amministrazione
Giurisprudenza Amministrativa
Il danno all'immagine pubblica

Per le pubbliche amministrazioni “il bene immagine è fondamentale, perché negli Stati contemporanei democratici esso contribuisce a garantire il rispetto reciproco tra i cittadini e le istituzioni, o tra i governanti e i governati, che è condizione per il corretto funzionamento della democrazia e delle sue regole”. È quanto scrive Alberto Mingarelli, Vice Procuratore Generale presso la Procura regionale per il Veneto della Corte dei Conti, in questo commento a una recente e innovativa sentenza della Sezione giurisdizionale della Toscana, in materia di danno all’immagine pubblica. La sentenza affronta un’ipotesi di danno all’immagine dello Stato in presenza di un reato diverso da quelli contro la Pubblica amministrazione che, secondo un primo orientamento delle sezioni giurisdizionali della Corte dei Conti, sembravano gli unici risarcibili, giungendo a una conclusione diversa. La sentenza della Sezione giurisdizionale toscana, oltre a rifarsi a un principio di autonomia, in base al quale il giudice conserva “il potere-dovere di interpretare in piena autonomia”, ridimensiona la decisione della Corte costituzionale che nel 2010 era intervenuta in merito, e mette in rilievo che il bene immagine deve essere tutelato sempre e comunque, non solo nei casi dei reati contro la Pubblica amministrazione. Sarebbe, quindi, illogica l’esclusione della risarcibilità del danno all’immagine per tutti i reati comuni, come nel caso esaminato in questa nota. Come scrive Mingarelli, “i reati comuni possono apparire anche più odiosi e lesivi della fiducia nelle istituzioni dei cittadini degli stessi reati contro la pubblica amministrazione, che certo non meritano sconti.”

di Alberto Mingarelli
Vice Procuratore Generale Presso La Procura Regionale Per Il Veneto Della Corte Dei Conti


 
Categoria↓
Note
Materia↓
Amministrazione
Giurisprudenza Amministrativa
Appalti con lavoro a progetto

Di lavoro e di retribuzioni si occupa la nota di Massimo Spagnuolo ad una sentenza del Consiglio di Stato del novembre del 2010. La possibilità di corrispondere al personale assunto con contratto a progetto una retribuzione non vincolata ai contratti nazionali per il lavoro subordinato è alla base della decisione del Consiglio di Stato di dichiarare illegittima l’esclusione di una società da una gara di appalto, di cui era risultata vincitrice. La vicenda: un Comune aveva indetto una gara di appalto per affidare un servizio quadriennale. Una società aveva vinto la gara perché la sua offerta risultava la più conveniente. La Commissione di gara decideva poi di verificare come mai quell’offerta fosse così economica rispetto alle altre. La stessa commissione disponeva di escludere dalla gara la società che aveva vinto, poiché “non risultava congrua sotto il profilo economico del personale”: si riteneva infatti che le retribuzioni dovute al personale non potessero essere inferiori ai minimi salariali previsti nel contratto collettivo nazionale di lavoro del settore commercio applicato dalla Società ai propri lavoratori assunti con contratto di lavoro subordinato. Ma il Consiglio di Stato ha poi ritenuto illegittima questa decisione, e la società è stata risarcita, dal momento che nel frattempo il servizio era terminato.

di Massimiliano Spagnuolo
Segretario Generale E Direttore Generale Del Comune Di Cavarzere (Ve) E Brendola (Vi), è Inoltre Membro Del Centro Italiano Di Ricerca Giuridico Amministrativa (C.I.R.G.A.)


 
Categoria↓
Note
Materia↓
Giurisprudenza Amministrativa
Rassegna di Giurisprudenza Amministrativa - Tar



di Comitato Scientifico


 
Categoria↓
Note
Materia↓
Giurisprudenza Amministrativa
Rassegna di Giurisprudenza Amministrativa - Consiglio di Stato



di Comitato Scientifico