Giovedì 21 Settembre 2017
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Diritto Penale
Giurisprudenza Penale
Il decalogo del buon amministratore

In questo saggio, il Procuratore della Repubblica di Venezia Luigi Delpino presenta un nuovo aggiornamento delle decisioni della Cassazione Penale in materia di Pubblica Amministrazione. SOMMARIO Premessa: i poteri del Sindaco per fronteggiare l’inquinamento acustico – a) Abuso d’ufficio (art. 323 codice penale) – b) Omissione o rifiuto di atti d’ufficio (art. 328 codice penale) – c) Responsabilità per omesso impedimento di eventi (art. 40, 2° comma codice penale) – d) Altre responsabilità penali del Sindaco – e) Responsabilità penali di altri amministratori pubblici

di Luigi Delpino
Procuratore Presso Il Tribunale Ordinario Di Venezia


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Il decalogo del buon amministratore. Florilegio della giurisprudenza della Cassazione Penale sui pubblici amministratori

Abstract: In questo saggio, il Procuratore della Repubblica di Venezia Luigi Delpino presenta un nuovo aggiornamento delle decisioni della Cassazione Penale in materia di Pubblica Amministrazione. SOMMARIO: Premessa: La nuova figura di «Induzione indebita a dare o promettere utilità» – A) Nozione e funzione della norma – B) Soggetto attivo e condotta punita; in particolare: l'induzione e le varie modalità del suo atteggiarsi – C) Una particolare forma di induzione individuata sotto il vigore del precedente testo dell'art. 317: la c.d. «concussione ambientale» – D) Elemento soggettivo; consumazione; tentativo; circostanza attenuante; concorso con altri reati – E) Differenze dal delitto ex art. 317 e questioni di diritto intertemporale – F) Pena ed istituti processuali

di Luigi Delpino
Procuratore Presso Il Tribunale Ordinario Di Venezia


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Giurisprudenza Costituzionale
Regione
La giurisprudenza costituzionale impone un percorso di superamento dei tagli lineari, ma il Governo non perde il vizio

1.1. La giurisprudenza costituzionale “inascoltata” 2.1. Il Governo insiste con i tagli lineari: le manovre “alla napoletana”. 2.2. Dal taglio lineare al taglio demenziale: premiata la Sicilia e punito il Veneto. 3. Una via di uscita per il ritorno alla razionalità nelle politiche di spendig review.

di Luca Antonini
Direttore Scientifico Della Rivista Giuridica Della Regione Del Veneto "Il Diritto Della Regione", Luca Antonini è Avvocato E Professore Ordinario Di Diritto Costituzionale All’Università Di Padova. Presiede La Commissione Per L'attuazione Del Federalismo Fiscale Ed è Capo Dipartimento Per Le Riforme Costituzionali.


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Giurisprudenza
Legislazione
Nota a sentenza n. 287 del 2012 della Corte Costituzionale. Competenza nella regolamentazione dei tirocini non curriculari

Abstract: La Corte Costituzionale è stata chiamata a pronunciarsi sulla legittimità dell’articolo 11 del decreto-legge n. 138/2011 (Ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo) convertito, con modificazioni, dalla legge n. 148/2011. L’articolo aveva per oggetto la disciplina dei tirocini formativi c.d. extracurriculari.Il giudizio di legittimità è stato promosso, con autonomi ricorsi, dalle Regioni Toscana, Emilia-Romagna, Liguria, Umbria e dalla Sardegna: le cinque Regioni hanno proposto questione di legittimità costituzionale con riguardo agli art. 117, quarto e sesto comma, 118 e 117 della Costituzione, in combinato disposto con l’art. 10 della legge costituzionale 18 ottobre 2001 n. 3 (Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione). La sentenza di incostituzionalità ribadisce l’esclusiva competenza normativa in materia alle Regioni e questa, però, travolge solamente l’articolo 11 del decreto legge 138/2011, senza che tali effetti siano automaticamente estesi a qualsiasi altra norma. I principi generali delineati in materia dall’articolo 18 della legge 196/1997 rimangono vigenti ed hanno una efficacia immediatamente sostitutiva e diretta applicazione laddove manca la normativa regionale.

di Luisa Perich
Responsabile Sportello Del Lavoro Dell'Università Degli Studi Di Trieste


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Giurisprudenza Costituzionale
Osservatorio sulla giurisprudenza costituzionale. Pronunce d’interesse per le Regioni ordinarie depositate nel periodo maggio-giugno 2012

Abstract: Nel periodo maggio-giugno 2012 le decisioni della Corte costituzionale, d’interesse per le Regioni a statuto ordinario, sono state venti, di cui dieci a seguito di ricorsi promossi dallo Stato nei confronti di leggi regionali, una a seguito di rimessione in via incidentale da parte del Tribunale di Trieste nei confronti di una legge della Regione Friuli-Venezia Giulia, nove a seguito di ricorsi promossi dalle Regioni nei confronti di normativa statale, in particolare nei confronti di disposizioni contenute nel decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78 (Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica), convertito, con modificazioni, in legge 30 luglio 2010, n. 122 (sentenze 139, 148, 151 e 164) e nel decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98 (Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria), convertito, con modificazioni, in legge 15 luglio 2011, n. 111 (sentenze 121, 144, 147 149 e 163). Le pronunce hanno riguardato le materie concernenti la tutela dell’ambiente (sentenze 114, 116, 139 158, 159 e 160), l’ordinamento civile (sentenze 114, 141, 148, 149 151), la tutela della salute (sentenza 129), il coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario (sentenze 121, 131, 144, 148 e 161), l’istruzione (sentenza 147), l’ordinamento della comunicazione (sentenza 163). Le sentenze 115 e 131 hanno censurato disposizioni regionali, rispettivamente del Friuli-Venezia Giulia e della Calabria, con riferimento all’art. 81 della Costituzione per il mancato rispetto dell’obbligo di copertura finanziaria delle leggi, mentre la sentenza 164 ha sindacato una disposizione contenuta nel decreto-legge n. 78 del 2011 con riferimento alla competenza statale a determinare i livelli essenziali delle prestazioni (LEP).

di Gilberto Ferro
Funzionario Dell’Ufficio Legislativo Della Giunta Regionale Del Veneto


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Giurisprudenza Costituzionale
Osservatorio sulla giurisprudenza costituzionale. Pronunce d’interesse per le Regioni ordinarie depositate nel periodo luglio – agosto 2012

Abstract: Nel mese di luglio 2012 le decisioni della Corte costituzionale d’interesse per le Regioni sono state venti. Di queste, una è stata pronunciata per dirimere un conflitto di attribuzioni proposto dalla Provincia autonoma di Trento nei confronti del d.P.R n. 139 del 2010, che regolamenta il procedimento semplificato di autorizzazione paesaggistica per gli interenti di lieve entità. Sono invece otto le decisioni conseguenti a ricorsi promossi dallo Stato nei confronti di disposizioni regionali ed una a seguito di rimessione in via incidentale da parte di un giudice amministrativo. Le rimanenti dieci pronunce hanno sindacato la normativa statale e, in particolare, 4 hanno riguardato disposizioni contenute nel decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78 (Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica), convertito, con modificazioni, in legge 30 luglio 2010, n. 122, 2 sentenze hanno sindacato disposizioni del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98 (Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria), convertito, con modificazioni, in legge 15 luglio 2011, n. 111, mentre le rimanenti 4 sentenze sono state pronunciate con riferimento a disposizioni del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138 (Ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo), convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148. Le decisioni hanno riguardato le materie concernenti la tutela dell’ambiente (sent. 171), la concorrenza (sent. 200), l’ordinamento civile (sent. 173, 213 e 215), la tutela della salute (sent. 187), il coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario (sent. 173, 198, 211, 212 e 215), il commercio (sent. 183), la protezione civile (sent. 201). Le decisioni pronunciate con riferimento all’art. 81 della Costituzione per il mancato rispetto dell’obbligo di copertura finanziaria delle leggi sono state 3 (sent. 192, 212 e 214), mentre 2 hanno riguardato la competenza statale in tema di livelli essenziali delle prestazioni (LEP). Di interesse la decisione n. 191 che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale, per violazione dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario, di una norma regionale diretta a promuovere i prodotti regionali garantendone l’origine, e la sentenza n. 199 che ha accolto le censure sollevate da alcune Regioni nei confronti di una disposizione statale che, in violazione dell’art. 75 della Costituzione, ha riproposto una nuova disciplina dei servizi pubblici locali di rilevanza economica che riproduce, nella sostanza, analoga disciplina contenuta nell’art. 23-bis del decreto legge n. 112 del 2008, abrogata a seguito di referendum. Nel mese di agosto non risultano depositi di sentenze della Corte costituzionale.

di Gilberto Ferro
Funzionario Dell’Ufficio Legislativo Della Giunta Regionale Del Veneto


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Giurisprudenza Contabile
Note a margine del giudizio di parificazione sul rendiconto generale della regione

Dopo il secondo giudizio di parificazione del rendiconto generale delle Regioni a statuto ordinario è possibile tracciare qualche riflessione sulle relative disposizioni del decreto legge 10 ottobre 2012, n. 174, convertito in legge 7 dicembre 2012, n. 213, che tale giudizio hanno previsto. La prima esperienza applicativa era intervenuta, per così dire, “in corsa”, senza che fosse trascorso nemmeno un anno dall'entrata in vigore delle norme e, dunque, fatalmente, in assenza di un completo processo di attuazione. Tutto ciò rendeva difficile dare una seria valutazione dei possibili esiti della riforma. Oggi, invece, in modo forse più realistico e ponderato, si può svolgere un'analisi critica della parifica regionale, nelle sue potenzialità e nella sua applicazione concreta.

di Carola Pagliarin
Professore Associato Confermato Di Contabilità Pubblica Presso Il Dipartimento Di Diritto Pubblico, Internazionale E Comunitario Dell'Università Degli Studi Di Padova


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Giurisprudenza
Legislazione
Incontri di diritto amministrativo. Seminari formativi realizzati dalla Provincia di Treviso

Tutti gli attori della società italiana (dalle istituzioni agli operatori economici) ritengono da tempo che il rilancio dell’economia ed anche della qualità della vita passi attraverso una radicale modernizzazione della pubblica amministrazione, finalizzata alla riduzione dei costi di gestione della “macchina” e alla sua maggiore produttività in termini di atti e risultati, e tesa anche a ridurre i freni che l’intromissione della pubblica amministrazione stessa nelle attività private produce. Un’ulteriore voce di costo che è stata denunciata e che è presa di mira è quella del fenomeno della corruzione. Negli ultimi anni si sono moltiplicati gli interventi normativi su tali fronti. Ne sono derivate profonde modificazioni all’assetto di istituti importanti quali la responsabilità del funzionario, i tempi del procedimento, la conferenza di servizi, gli incarichi dirigenziali, incarichi esterni, compatibilità con attività esterne, trasparenza. La massa di norme introdotte soprattutto nell’ultimo periodo impone il riordino del quadro normativo, essenziale per l’operatività di tutte le amministrazioni.

di Redazione


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Giurisprudenza
Legislazione
Il decalogo del buon amministratore

Florilegio della giurisprudenza della Cassazione Penale sui pubblici amministratori Ventiquattresimo aggiornamento In questo saggio, il Procuratore della Repubblica di Venezia Luigi Delpino presenta un nuovo aggiornamento delle decisioni della Cassazione Penale in materia di Pubblica Amministrazione.

di Luigi Delpino
Procuratore Presso Il Tribunale Ordinario Di Venezia


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Giurisprudenza
Legislazione
Guida alla legge n. 228 del 2012 "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato" (Legge di stabilità 2013)

Analisi delle principali disposizioni di interesse per la finanza regionale A cura della Segreteria per il Bilancio - Direzione Risorse finanziarie della Giunta regionale del Veneto Premessa La legge di stabilità per il 2013 (legge 24 dicembre 2012, n. 228) si inserisce in un quadro di finanza pubblica per gli anni 2013-2015 che risente delle numerose manovre correttive che si sono susseguite a partire dalla metà del 2011. Il margine positivo tra la previsione tendenziale e l’obiettivo programmatico per l’indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche, emerso nella nota di aggiornamento del Documento di Economia e Finanza (DEF) del settembre 2012, è stato impiegato dalla manovra finanziaria per circa 2,3 miliardi. L’intervento che pesa maggiormente sul saldo di finanza pubblica è la neutralizzazione delle misure sull’aumento delle aliquote IVA (circa 4,4 miliardi nel 2013). Sul fronte del contributo alla manovra, invece, non è stato ridotto bensì aumentato lo sforzo richiesto alle amministrazioni locali in termini di patto di stabilità e di riduzione del finanziamento per la sanità. Se si considerano gli effetti sul 2013 delle manovre degli ultimi anni, dal decreto legge 78/2010 fino alla legge 228/2013, notevole è il contributo al risanamento richiesto agli enti territoriali soprattutto in termini di riduzione delle spese (58% dell’aggiustamento totale realizzato sulle spese nel 2013). La correzione conseguita mediante un aumento delle entrate è stata invece quasi totale appannaggio delle Amministrazioni dello Stato (il 92% dell’aggiustamento totale realizzato sulle entrate nel 2013). Se si considerano le sole Regioni, su di esse nel triennio 2013-2015 ricade quasi la metà della correzione sulle spese, mentre sul lato delle entrate registrano una variazione pari in media all’8% di quella complessiva. Il lavoro intende tracciare un quadro delle principali disposizioni di interesse per la finanza regionale, e per il Veneto in particolare, contenute nella legge di stabilità per il 2013 che, assieme a quelle introdotte dai provvedimenti emanati nel 2011 e dal decreto legge 95/2012 (c.d. Spending review, c.n.v. L. 135/2012), definiscono il quadro di finanza pubblica per gli anni 2013-2015. Tra le principali disposizioni introdotte dalla legge di stabilità per il 2013 si ricordano, come già anticipato, l’ulteriore stretta al patto di stabilità degli enti territoriali per complessivi 1,95 miliardi nel 2013 e la riduzione del concorso statale al finanziamento sanitario di ulteriori 600 milioni per il 2013 e 1.000 milioni dal 2014, che si aggiunge al taglio introdotto dal DL 95/2012 di 1.800 milioni per il 2013, 2.000 per il 2014 e 2.100 dal 2015. Sul fronte degli impieghi, si ricorda la costituzione del fondo per il finanziamento del trasporto pubblico locale, che ha ridotto la disponibilità di risorse libere per le Regioni.

di Direzione Risorse Finanziarie Della Regione Veneto


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Giurisprudenza Costituzionale
La giurisprudenza della Corte costituzionale nelle materie di interesse delle Regioni; novembre – dicembre 2012

Nell’anno 2012, su un totale di 316 provvedimenti (tra sentenze ed ordinanze), depositati dalla Corte costituzionale, senza considerare quelle che hanno riguardato le Regioni speciali per questioni esclusivamente attinenti ai propri Statuti di autonomia, sono 100 le sentenze d’interesse per le Regioni a statuto ordinario. Nel complesso 59 sono state le decisioni rese dalla Consulta a seguito di ricorsi statali nei confronti di leggi regionali, 32 le decisioni conseguenti a ricorsi promossi dalle Regioni e Province autonome, 9 le pronunce emesse a seguito di rinvio, in via incidentale, da parte di autorità giurisdizionali. Per quanto riguarda il periodo novembre – dicembre 2012 le pronunce che hanno riguardato normativa regionale sono state 14, delle quali 12 a seguito di impugnazioni in via principale da parte dello Stato e 2 in conseguenza di rinvio in via incidentale da parte di giudici amministrativi. Nello stesso periodo sono state invece 8 le decisioni riguardanti normativa statale a seguito di ricorsi promossi da alcune Regioni. Di particolare interesse la sentenza n. 299 del 2012, che ha dichiarato non fondate le censure sollevate da alcune Regioni nei confronti di una disposizione statale che ha eliminato l’obbligo di chiusura domenicale e festiva ed il rispetto degli orari di chiusura e di apertura degli esercizi commerciali, ritenendo prevalente la competenza esclusiva statale in materia di “tutela della concorrenza” anziché quella residuale delle Regioni in materia di “commercio”. Si segnala anche la sentenza n. 311 del 2012, con la quale sono state dichiarate non fondate le questioni di legittimità costituzionale sollevate da alcune Regioni nei confronti delle disposizioni statali che hanno sospeso, sino al 31 dicembre 2014, il sistema di tesoreria unica c.d. “mista”.

di Gilberto Ferro
Funzionario Dell’Ufficio Legislativo Della Giunta Regionale Del Veneto


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Giurisprudenza Costituzionale
La giurisprudenza della Corte costituzionale nelle materie di interesse delle Regioni; gennaio – febbraio 2014

Nel primo bimestre del 2014, su un totale di 34 provvedimenti depositati dalla Corte costituzionale, sono 10 le sentenze d’interesse per le Regioni. Due sentenze riguardano ricorsi promossi dalle Regioni e Province autonome avverso normativa statale, in particolare la sentenza n. 22, dell’11 febbraio, nei confronti del decreto legge n. 95 del 2012 che, modificando il decreto legge n. 78 del 2010, è intervenuto in materia di disciplina delle funzioni fondamentali di Comuni, Province e Città metropolitane, e la sentenza n. 28 del 25 febbraio con la quale sono state dichiarate non fondate alcune questioni di legittimità costituzionale sollevate nei confronti del decreto legge n. 83 del 2012 (cosiddetto decreto sviluppo). Solo una sentenza, la n. 13 del 30 gennaio, è stata pronunciata a seguito di ricorso promosso in via incidentale dal TAR della Campania, mentre le restanti 7 decisioni riguardano ricorsi promossi in via principale dal Presidente del Consiglio dei ministri avverso leggi regionali, in particolare delle Regioni Toscana, con 2 sentenze, Friuli-Venezia Giulia, Puglia, Abruzzo, Molise e una legge della Provincia autonoma di Bolzano. Le materie interessate dalle pronunce hanno riguardato: la tutela della concorrenza, l’ordinamento tributario, la formazione professionale, la tutela della salute, l’energia, l’ordinamento civile, le funzioni fondamentali degli enti locali, nonché la violazione lei principi di buon andamento ed efficacia dell’azione amministrativa garantiti dall’art. 97 della Costituzione e la violazione del principio della previa copertura delle leggi di spesa che trova fondamento nell’articolo 81 della Carta fondamentale.

di Gilberto Ferro
Funzionario Dell’Ufficio Legislativo Della Giunta Regionale Del Veneto


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Giurisprudenza Costituzionale
Osservatorio sulla giurisprudenza costituzionale

Nel periodo ottobre – dicembre 2011 sono solo 14 le sentenze d’interesse per le Regioni a statuto ordinario su un totale di 81 provvedimenti depositati nel medesimo periodo dalla Corte Costituzionale. Delle 14 sentenze, 8 sono state pronunciate a seguito di ricorsi promossi in via principale dal Presidente del Consiglio dei ministri; 3 a seguito di remissioni in via incidentale da parte di giudici ordinari ed amministrativi; 2 a seguito di ricorsi per conflitto di attribuzione (il primo promosso dalla Regione Puglia nei confronti di un provvedimento adottato dal Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio con il quale è stata disposta la nomina di un Commissario straordinario di un Ente Parco nazionale; l’altro promosso dallo Stato nei confronti di una delibera della Giunta regionale del Veneto con la quale è stata disciplinata la caccia in deroga nel territorio regionale per la stagione venatoria 2010/2011). Una sola decisione, la numero 330, ha riguardato normativa statale, in particolare un articolo del decreto legge 31 maggio 2010, n. 78 (Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica, a seguito di ricorso promosso dalla Regione Toscana.

di Gilberto Ferro
Funzionario Dell’Ufficio Legislativo Della Giunta Regionale Del Veneto


 
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Giurisprudenza Costituzionale
Osservatorio sulla giurisprudenza costituzionale

Nel periodo maggio – settembre 2011 si segnalano 23 sentenze d’interesse per le Regioni a statuto ordinario delle quali: 15 a seguito di ricorsi promossi in via principale dal Presidente del Consiglio dei ministri, 6 conseguenti a ricorsi promossi dalle Regioni e Province autonome nei confronti di leggi statali, 2 promossi in via incidentale da giudici amministrativi. Nessuna decisione risulta depositata nel mese di agosto. Le materie maggiormente interessate dalle pronunce di questo periodo riguardano la tutela dell’ambiente e in particolare, in più casi, per le interferenze esistenti tra questa materia e la materia della caccia attribuita alla competenza residuale delle Regioni, e la materia della produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia. Le leggi regionali portate al vaglio della consulta hanno interessato quasi tutte le Regioni, con esclusione dell’Emilia-Romagna, Umbria, Lazio e Molise. La normativa statale impugnata dalle Regioni ha riguardato il decreto-legge 8 luglio 2010, n. 105 (Misure urgenti in materia di energia), a seguito di ricorsi promossi dalle Regioni Toscana e Puglia, e dalla Provincia autonoma di Trento, e il decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78 (Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e competitività economica), a seguito di distinti ricorsi promossi dalle Regioni Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria e Puglia, che hanno interessato le materie: energia, ordinamento contabile dello stato, ordinamento civile e la violazione del principio di sussidiarietà di cui all’art. 118 della Cost. Una pronuncia ha definito un conflitto di attribuzione tra enti, promosso dalla Regione Puglia, sorto a seguito di alcuni decreti del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio con i quali è stata disposta la nomina di un Commissario straordinario di un Ente Parco nazionale.

di Gilberto Ferro
Funzionario Dell’Ufficio Legislativo Della Giunta Regionale Del Veneto


 
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Giurisprudenza Costituzionale
Osservatorio sulla giurisprudenza costituzionale dopo la riforma del titolo V della Costituzione nelle materie di interesse delle regioni

Parallelamente all’Osservatorio sulla giurisprudenza costituzionale dopo la riforma del Titolo V della Costituzione nelle materie di interesse delle Regioni ordinarie, che la nuova versione telematica della Rivista consente di monitorare tempestivamente con riferimento all’anno in corso, nel presente numero della Rivista si pubblica l’analisi della giurisprudenza costituzionale riferita all’anno 2010 per portare a completamento l’esame dell’intera giurisprudenza d’interesse per le Regioni, successiva alla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3, iniziata con il numero n. 3-4 del maggio - agosto 2006. In questo numero l’Osservatorio prende ad esame il periodo luglio - ottobre 2010 nel quale si segnalano 21 sentenze della Corte Costituzionale d’interesse per le Regioni e Province autonome, e nel quale sono stati 10 i giudizi conclusi con ordinanza dei quali 8 estinti per rinuncia, 1 dichiarato manifestamente inammissibile, ed 1 rimesso al giudice a quo perché rivaluti la questione alla luce della normativa sopravvenuta. Solo la sentenza n. 278, a seguito di distinti ricorsi promossi da ben undici Regioni, prende in esame normativa statale, in particolare la legge 23 luglio 2009, n. 99 (Disposizioni per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia), affrontando la problematica dell’energia nucleare e della possibilità per le Regioni di intervenire in materia. Le rimanenti 20 pronunce hanno interessato normativa regionale disciplinante, in particolare, le materie della caccia, del commercio, dell’accesso al pubblico impiego, della comunicazione e dell’ambiente. D’interesse anche la sentenza n. 246 che ha esaminato le censure sollevate da una Regione nei confronti dell’iter procedimentale delle leggi statali dirette a consentire il distacco dei Comuni o Province da una Regione ad un’altra ai sensi dell’articolo 132 della Costituzione e la sentenza n. 289 che prende posizione in merito alla legittimità delle c.d. leggi-provvedimento.

di Gilberto Ferro
Funzionario Dell’Ufficio Legislativo Della Giunta Regionale Del Veneto


 
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Amministrazione
Giurisprudenza Amministrativa
Il danno all'immagine pubblica

Per le pubbliche amministrazioni “il bene immagine è fondamentale, perché negli Stati contemporanei democratici esso contribuisce a garantire il rispetto reciproco tra i cittadini e le istituzioni, o tra i governanti e i governati, che è condizione per il corretto funzionamento della democrazia e delle sue regole”. È quanto scrive Alberto Mingarelli, Vice Procuratore Generale presso la Procura regionale per il Veneto della Corte dei Conti, in questo commento a una recente e innovativa sentenza della Sezione giurisdizionale della Toscana, in materia di danno all’immagine pubblica. La sentenza affronta un’ipotesi di danno all’immagine dello Stato in presenza di un reato diverso da quelli contro la Pubblica amministrazione che, secondo un primo orientamento delle sezioni giurisdizionali della Corte dei Conti, sembravano gli unici risarcibili, giungendo a una conclusione diversa. La sentenza della Sezione giurisdizionale toscana, oltre a rifarsi a un principio di autonomia, in base al quale il giudice conserva “il potere-dovere di interpretare in piena autonomia”, ridimensiona la decisione della Corte costituzionale che nel 2010 era intervenuta in merito, e mette in rilievo che il bene immagine deve essere tutelato sempre e comunque, non solo nei casi dei reati contro la Pubblica amministrazione. Sarebbe, quindi, illogica l’esclusione della risarcibilità del danno all’immagine per tutti i reati comuni, come nel caso esaminato in questa nota. Come scrive Mingarelli, “i reati comuni possono apparire anche più odiosi e lesivi della fiducia nelle istituzioni dei cittadini degli stessi reati contro la pubblica amministrazione, che certo non meritano sconti.”

di Alberto Mingarelli
Vice Procuratore Generale Presso La Procura Regionale Per Il Veneto Della Corte Dei Conti


 
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Giurisprudenza
Nota a sentenza

Ai fini della determinazione del tribunale territorialmente competente a decidere sul contenzioso derivante dai contratti pubblici è anche importante stabilire il luogo in cui deve eseguirsi la prestazione ed il luogo in cui il contratto è sorto (c.d. foro facoltativo per le cause relative a diritti di obbligazione, art. 20 del codice di procedura civile). Il luogo di pagamento delle obbligazioni pecuniarie degli enti pubblici, che per i propri pagamenti debbono servirsi del servizio di tesoreria, è stabilito ex lege presso la tesoreria medesima, con conseguente determinazione del forum destinatae solutionis secondo tale prospettiva. Per la determinazione del luogo in cui è sorta l’obbligazione, invece, occorrerà sussumere correttamente la fattispecie concreta nelle norme del codice civile in materia.

di Alessandro Scarpa
Avvocato, Consulente E Docente In Materie Amministrative E Del Lavoro Pubblico


 
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Giurisprudenza Costituzionale
Osservatorio sulla giurisprudenza costituzionale

Nei mesi di maggio e giugno 2010 si segnalano 30 sentenze della Corte Costituzionale d’interesse per le Regioni e Province autonome, oltre la sentenza n. 199 che ha dichiarato cessata la materia del contendere, la sentenza n. 200 con la quale è stata dichiara inammissibile la questione sollevata per genericità dei profili di incostituzionalità denunciati, e la sentenza n. 208 che dichiara inammissibile un ricorso promosso da una Regione nei confronti di una disposizione statale, per errata notifica dell’atto introduttivo del giudizio. Nello stesso periodo sono 13 i giudizi che si sono conclusi con ordinanza: 6 per cessazione della materia del contendere a seguito di successivi interventi di adeguamento da parte dei legislatori regionali, 6 per l’estinzione del giudizio a seguito di rinuncia e, in un caso, per inammissibilità della questione sollevata.

di Gilberto Ferro
Funzionario Dell’Ufficio Legislativo Della Giunta Regionale Del Veneto


 
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Giurisprudenza Amministrativa
Rassegna di Giurisprudenza Amministrativa - Tar



di Comitato Scientifico


 
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Giurisprudenza Amministrativa
Rassegna di Giurisprudenza Amministrativa - Consiglio di Stato



di Comitato Scientifico


 
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Giurisprudenza Costituzionale
Osservatorio sulla giurisprudenza costituzionale pronunce d’interesse per le Regioni ordinarie depositate nel periodo gennaio – febbraio 2012

Nel periodo gennaio – febbraio 2012 sono 10 le sentenze d’interesse per le Regioni a statuto ordinario e rappresentano esattamente un quarto del totale dei provvedimenti depositati nel medesimo periodo dalla Corte costituzionale. Una sola sentenza è conseguente a ricorsi promossi dalle Regioni avverso normativa statale, in particolare nei confronti del c.d. “mille proroghe” del 2010, nel mentre i rimanenti 9 provvedimenti riguardano ricorsi promossi in via principale dal Presidente del Consiglio dei ministri avverso leggi regionali, in particolare delle Regioni Abruzzo e Sardegna, entrambe con 3 sentenze ciascuna,, Calabria con 2 sentenze,Molise 1. Le materie interessate hanno riguardato: l’ambiente, l’ordinamento tributario, la disciplina per l’accesso al pubblico impiego, il commercio e la libera concorrenza, la protezione civile e l’organizzazione amministrativa dello Stato e degli enti pubblici nazionali, l’ordine pubblico e sicurezza. Di particolare interessante la sentenza n. 22/2012, con la quale la Corte costituzionale dichiara l’illegittimità di una norma introdotta dal Parlamento in sede di conversione di un decreto-legge, afferente materie di competenza regionale, per violazione dell’art. 77, comma secondo, della Costituzione. La Corte rileva che le leggi di conversione di decreti legge, disciplinate dal citato art. 77, sono caratterizzate da un particolare procedimento di approvazione, diverso da quello previsto per le leggi ordinarie; e non è pertanto consentito al legislatore introdurre, in sede di conversione, disposizioni del tutto estranee al testo del decreto legge da convertire, senza violare le disposizioni costituzionali disciplinanti l’iter formativo delle leggi. Di altrettanto interesse la sentenza n. 20/2012, con la quale la Corte, nel sindacare della legittimità costituzionale di una legge della Regione Abruzzo, chiarisce che l’approvazione dei calendari venatori non può essere demandata alla legge regionale, ma la Regione vi deve provvedere, necessariamente, in via amministrativa, poiché così è stabilito dalla legge quadro statale, n. 157/1992, che disciplina la materia della caccia.

di Gilberto Ferro
Funzionario Dell’Ufficio Legislativo Della Giunta Regionale Del Veneto


 
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Giurisprudenza Costituzionale
Osservatorio sulla giurisprudenza costituzionale Pronunce d’interesse per le Regioni ordinarie depositate nel periodo marzo – aprile 2012

Su un totale di 68 provvedimenti depositati dalla Corte costituzionale nel periodo marzo – aprile 2012, 35 hanno riguardato le Regioni; tra questi 20 sono le sentenze d’interesse per le Regioni a statuto ordinario. Come nel primo bimestre 2012, una sola sentenza è conseguente a ricorsi promossi dalle Regioni (nello specifico Toscana, Puglia, Umbria e Veneto), avverso normativa statale, in particolare nei confronti del c.d. “codice del turismo”, approvato con il decreto legislativo 23 maggio 2011, n. 79. Due casi sono stati deciso a seguito di rimessione in via incidentale da parte dell’autorità giudiziaria, mentre le rimanenti 17 sentenze, sono state pronunciate a seguito di ricorsi promossi in via principale dal Presidente del Consiglio dei ministri avverso leggi regionali, in particolare delle Regioni Toscana, Trentino alto Adige, Basilicata, Campania, Piemonte, Sardegna e, con 2 sentenze ciascuna, Umbria, Puglia, Liguria e Veneto. Sono state invece 3 le sentenze che hanno riguardato la Regione Molise. Le materie interessate dalle pronunce sono state: il sistema tributario statale, la tutela dell’ambiente, la concorrenza, la protezione civile, la tutela della salute, il turismo, il governo del territorio, l’agriturismo, la formazione professionale, il governo del territorio, il rispetto dell’ordinamento comunitario. In ben 5 casi le pronunce della Corte hanno riguardato la violazione delle norme concernenti la disciplina per l’accesso al pubblico impiego. Di particolare interesse la sentenza n. 63/2012, che ha avuto come oggetto di sindacato costituzionale il nuovo Statuto della Regione Molise, in particolare una disposizione che esonera i funzionari dell’amministrazione regionale dal segreto d’ufficio nel caso di audizioni in sede di commissioni consiliari di vigilanza. Sul punto la Corte, richiamando la propria giurisprudenza, ribadisce che seppure non è in discussione l’esclusiva competenza statale in materia penale, alle leggi regionali non è precluso concorrere a definire, secundum lege, elementi costitutivi delle fattispecie tipiche, nell’ambito delle materie residuali o concorrenti di propria competenza. Da segnalare anche la sentenza n. 86/2012, con la quale la Corte ricostruisce il quadro normativo di riferimento in base al quale i vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario si ripercuotono direttamente nell’ordinamento interno e costituiscono parametro di riferimento per il vaglio di legittimità costituzionale, ai sensi del primo comma, dell’articolo 117, della Carta fondamentale.

di Gilberto Ferro
Funzionario Dell’Ufficio Legislativo Della Giunta Regionale Del Veneto


 
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Note
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Enti Locali
Giurisprudenza Costituzionale
Regione
Ricorso della Regione del Veneto avanti la Corte costituzionale in merito ad alcune disposizioni del decreto legge 6 dicembre 2011, n.201



di Daniela Palumbo
Dirigente Di Servizio Presso La Direzione Affari Legislativi Della Regione Veneto.