
Note
Giurisprudenza Costituzionale
Direttore Responsabile:
Giampiero Beltotto
Coordinamento:
Giovanna Galifi
In Redazione:
Mirco Battistella, Valentina Nicoli
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Temi dello Statuto
Con l’approvazione dello Statuto è il popolo veneto ad aver vinto. Ne è segno innanzitutto l’unanimità con la quale è stato votato, frutto di uno sforzo comune di tutte le istituzioni regionali e di tutte le forze politiche, dei comuni, delle province, di consiglieri e assessori. Si tratta di una carta fondamentale dei diritti e dei doveri che apre una stagione di modernità e che guarda lontano, costituendo l’intelaiatura di un nuovo Veneto i cui cardini sono l’autonomia, la sussidiarietà, la responsabilità, l’efficienza.
Sin dai principi in esso enunciati, lo Statuto dimostra il suo carattere innovativo pur nel solco della Costituzione repubblicana, di cui non solo rispetta lo spirito ma cerca di liberare le potenzialità ancora, troppo spesso, inespresse, non ultimo in materia di autonomia finanziaria. Sono state fatte scelte coraggiose, in alcuni casi anticipando possibili soluzioni a questioni poste a livello nazionale.

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La “migliore sintesi possibile di un lungo sforzo collettivo”: così il presidente della Commissione Statuto del Consiglio regionale, Carlo Alberto Tesserin, definisce il nuovo Statuto del Veneto. Una carta che si inserisce nel contesto del dibattito nazionale, in termini di contenimento della spesa, efficienza, ruolo dell’opposizione e snellezza dell’apparato, offrendo un esempio da cui poter trarre spunto. Tesserin individua i pilastri dello Statuto nei principi di responsabilità, lealtà costituzionale, buona fede, partecipazione, efficienza ed autonomia.
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Il 17 ottobre 2011 resterà una data storica: con l’approvazione della sua nuova Carta Costituzionale, lo Statuto, la Regione Veneto ha inaugurato una nuova pagina della sua storia.
L’esigenza di elaborare un nuovo Statuto è derivata non solo dalla necessità di adeguarsi alle modifiche apportate al titolo V della Costituzione ma, ancor prima, dalla necessità e dalla volontà di sviluppare strumenti adatti a rispondere ai grandi cambiamenti degli ultimi quarant’anni, in modo che la Regione possa meglio governare il Veneto in questa delicata fase della globalizzazione segnata dalla crisi degli stati nazionali. Una crisi strutturale che chiama tutti noi ad uno sforzo condiviso per procedere sulla via della costruzione di una sempre più compiuta unità europea, per rispondere al crescente affermarsi di nuove economie e far fronte a incertezze e grandi mutamenti i cui effetti non sono al momento definibili.
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Il nuovo Statuto del Veneto arriva in un momento storico di estrema complessità. La prima carta statutaria della allora neo-nata Regione Veneto fotografava una realtà complessa nella quale alle criticità del momento politico, storico e sociale, si accompagnavano fermenti importanti legati a rivendicazioni di diritti e valori imprescindibili. Allo stesso modo, il nuovo Statuto, carta identitaria prima ancora che della Regione della realtà veneta, viene approvato in un momento in cui appare necessario un ripensamento in termini di politica istituzionale ed economica complessiva. Rispetto al precedente, il nuovo Statuto evidenzia una maggiore attenzione alla dimensione globale ed europea senza che peraltro si perda mai di vista la identità veneta, già riconosciuta, con vigore, dalla prima carta statutaria. Le istanze identitarie e autonomistiche delle quali si fa portavoce vanno lette ed inserite in una logica di continuità con quanto già affermato e realizzato in passato e con la necessità di trovare nuove soluzioni a problemi importanti come quelli che stanno interessando gli scenari economici, politici, istituzionali attuali.
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Subito criticato da Michele Ainis con un duro editoriale sul Corriere della Sera, il nuovo Statuto del Veneto ha ricevuto un battesimo poco felice sulla grande stampa. L’incomprensione, in questo caso, dice forse il valore dello Statuto, risultato troppo indigesto a chi assume un pregiudizio statalista, rimane freddo sulle ragioni dell’autonomia e fatica a comprendere, dall’alto della propria ideologia, la cultura di una terra e l’anima di un popolo.
L’argomento è serio ed è bene entrare con serietà nel merito.
Innanzitutto va rilevato che lo Statuto del Veneto è arrivato tardi al traguardo: dal 1999, quando venne approvata la riforma costituzionale destinata ad aprire una nuova stagione della autonomia regionale , sono passati oltre dieci anni e mentre la Puglia e la Calabria sono arrivate per prime (2004), il Veneto è arrivato ultimo tra le Regioni ordinarie.
La legislazione attuale è riuscita a porvi rimedio, con un prodotto normativo che pone fine alla lunga gestazione: last but not least.
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Il professor Benvenuti mette in evidenza gli aspetti innovativi dello Statuto del Veneto, sia per quanto riguarda i principi sia per ciò che concerne le funzioni amministrative e la forma di governo. Benvenuti si sofferma innanzitutto sui concetti di popolo e di autogoverno, sottolineando che le affermazioni identitarie contenute nello Statuto non hanno nulla di ‘eversivo’, ma si inseriscono in un preciso quadro costituzionale ed europeo cui esso si richiama esplicitamente. Il concetto di “autogoverno” porta con sé un certo modo di intendere l’amministrazione, sempre più svincolata dalla burocrazia professionale e messa in relazione con il corpo sociale. Benvenuti prende quindi in esame quelle parti della carta costituzionale veneta che, coerentemente con queste linee guida, cercano di dare soluzioni positive e innovative. Tutto ciò rispecchia un “diverso modo di guardare al futuro, nel rispetto dell’identità storica di una cultura e di una civiltà”.
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Per vari profili, il testo dello Statuto veneto presenta elementi di peculiarità, motivi di interesse, ragioni di riflessione. Tra i quali, in questa sede, si esaminano fondamentalmente due temi: la questione dei diritti e delle prestazioni, particolarmente in riferimento alla posizione di coloro che presentano un legame con il territorio veneto, e le caratteristiche del sistema istituzionale, particolarmente in relazione agli organi di governo, ai rapporti tra Assemblea ed Esecutivo, alle relazioni con le autonomie locali.
Ai diritti, anzitutto, lo Statuto approvato in prima lettura dal Consiglio veneto, all’unanimità, il 18 ottobre 2011, dedica il capo I del Titolo I; ove l’art.5 si apre affermando l’obbligo e l’impegno della Regione di operare “per garantire e rendere effettivi i diritti inviolabili, i doveri e le libertà fondamentali dell’uomo, riconosciuti dalla Costituzione e dalle fonti del diritto comunitario e internazionale”.
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Già il nome – anzi, la preposizione – rivela l’intento del legislatore veneto. Come già aveva fatto quello del 1975, il legislatore del 2011 ha infatti inteso intitolare la carta fondamentale alla «Regione del Veneto», riconoscendo nel Veneto un’entità preesistente all’istituzione dell’ente-Regione e non coincidente con quest’ultimo. Un’entità individuata sulla base di un territorio, di una popolazione e di una molteplicità di enti, tra i quali particolare rilievo assume la Regione.
Il nuovo statuto ambisce allora a disegnare il quadro istituzionale non solo della persona giuridica ente-Regione, come nella sostanza tendono a fare tutte le regioni a statuto ordinario, ma dell’intero sistema veneto, nei limiti delle competenze costituzionalmente garantite . Disciplina l’assetto dei pubblici poteri, e dunque i rapporti tra la Regione e le autonomie locali, tra i pubblici poteri e la società civile, proiettandoli su uno scenario europeo ed internazionale.
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In occasione dell’approvazione dello Statuto veneto, l’autore riprende l’intervento tenuto dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a Montecitorio il 17 marzo 2011, e il discorso d’insediamento del primo Presidente del Consiglio della Regione Veneto, Vito Mario Orcalli, pronunciato il 6 luglio 1970.


